Varie, 12 dicembre 2006
DཿAGUANNO
D’AGUANNO Alberto Roma 12 giugno 1964, Monza 9 dicembre 2006. Giornalista. Di Mediaset • «[...] Era il classico bravo ragazzo della porta accanto, e faceva bene il suo mestiere. In una generazione di urlatori e dobermann, rappresentava una minoranza. Aveva un suo stile, una preparazione profonda ma anche il raro dono di saper lavorare seriamente e al tempo stesso con allegria. Non parlava di calcio come se fosse una scienza astrusa, non era un provocatore di risse dialettiche, aveva i tempi giusti [...]» (Gianni Mura, ”la Repubblica” 10/12/2006) • «[...] Alla vigilia di un giorno libero, nel cuore del Mondiale, Buffon confidò l’intenzione di passare qualche ora con Alena. ”Meglio che con Gattuso”, commentò D’Aguanno nel servizio. Nell’allenamento successivo, Rino, divertito più degli altri, gli urlò dal campo: ”D’Aguanno, e chi sei? Brad Pitt?” [...] L’ironia lo seguiva dappertutto, s’intrufolava nei suoi servizi e riaccendeva il ricordo della talentuosa leggerezza di Beppe Viola [...] questione di zona mista. La zona mista è quella arena dove i giornalisti sgomitano per guadagnarsi interviste a fine partita. Al microfono di D’Aguanno i giocatori si fermavano più che altrove, e non solo Totti, eroe di una fede condivisa. Questione di sensibilità e di correttezza, che negli anni gli hanno fatto meritare fiducia e stima. Anche quella dei colleghi che nelle lotte di posizione miravano ad Alberto perché da lì partivano le domande giuste. In zona mista non si bara: lì è Rodi, lì si salta. [...] Non dribblava rilievi scomodi a dirigenti che a Mediaset si sentivano a casa loro, a costo del cazziatone in diretta. Schiena dritta. Anche per questo la sua scomparsa fa molto male. In un mare di urlatori e ammiccanti, D’Aguanno, alto come un faro, aiutava ad orientarsi, verso lo stile e la professionalità. [...]» (Luigi Garlando, ”La Gazzetta dello Sport” 10/12/2006) • «[...] A stroncare D’Aguanno è stato un malore nel sonno, pare un aneurisma. Una morte repentina come quella, ricordano i colleghi di Mediaset, che sette anni fa aveva colto suo fratello e della quale, peraltro, pare non avesse avuto alcuna avvisaglia in questi giorni. Alberto, grande appassionato di calcio, uomo da trincea, ironico in giusta misura, un integralista del lavoro, si era costruito una solida credibilità in un ambiente sempre più complesso come quello del pallone. Di recente era stato coinvolto nel piano di sviluppo messo a punto da Mediaset per il digitale terrestre e questo gli aveva sottratto gran parte di quei servizi da inviato che lui amava tanto. Ma anche sotto i riflettori dello studio televisivo la sua impeccabile professionalità aveva fatto centro. Ora conduceva le trasmissioni domenicali sul campionato di serie A e, in settimana, gli appuntamenti legati alla Champions League. All’interno di ”Controcampo diritto di replica” firmava invece il servizio sul posticipo domenicale. Nonostante gli impegni redazionali lo assorbissero quasi totalmente, Alberto, con Bruno Longhi, restava l’inviato di punta di Mediaset sulla nazionale. In questa veste aveva partecipato alla trionfale spedizione tedesca, raccontando le imprese dell’Italia di Marcello Lippi. Quello di Germania era il suo quinto Mondiale, dopo Italia ”90, Usa ”94, Francia ”98 e Giappone-Corea del 2002. [...]»• Era sposato con la collega Monica Gasparini, due figli.