Varie, 12 dicembre 2006
CARBONE
CARBONE Vincenzo Napoli 1935. Giurista. Dal luglio 2007 al luglio 2010 primo presidente della Corte di Cassazione • «Alla fine, a garantirgli i voti di tutti (si è astenuta solo Magistratura democratica), è stata la lettera che l’11 luglio ha inviato al presidente Napolitano. Una ”professione di umiltà e di alto rispetto verso il Csm”, come l’ha definita il togato del Movimento giustizia Dino Petralia. Quella lettera ha ”salvato” Vincenzo Carbone forse più dei pareri a lui favorevoli espressi dal Tar e dal Consiglio di Stato. Così, in soli 35 minuti, presente Napolitano, il Csm ha fatto marcia indietro rispetto alla spaccatura dell’11 dicembre. Quel giorno finì 12 a 12, stavolta 20 consiglieri - compreso il vice presidente Nicola Mancino e il pg Mario Delli Priscoli - si sono trovati d’accordo nel nominare l’attuale numero due della Cassazione al posto di vertice, quello di primo presidente. Resta il ”neo” di Md, la corrente di sinistra dei giudici, che si è fermata sulla soglia dell’astensione. Il capogruppo Livio Pepino ha parlato di una pratica ”particolarmente sofferta”, di un Carbone bocciato una prima volta perché ”privo della cultura delle regole”, delle sentenze della giustizia amministrativa ”che non convincono”, ma anche della necessità ”di evitare un ulteriore braccio di ferro”. [...]» (l. mi., ”la Repubblica” 24/7/2007) • «’Un grande giurista, un grande lavoratore e un grande organizzatore con un sogno: ridurre l’arretrato della giustizia”. Viene descritto così dall’ex presidente dell’Anm, Mario Cicala. Parere condiviso da chi lo ama e chi lo detesta. Da chi vede in lui il magistrato preparatissimo al servizio dell’efficienza. E chi interpreta la sua risolutezza come prepotenza. [...] entra in magistratura nel 1959. Infaticabile studioso e brillante magistrato scrive una ventina di saggi ed è tra gli autori del primo commentario della Costituzione italiana. Due volte in commissione di riforma del codice di procedura civile, dall’81 all’86 è consigliere del Csm. Rientrato in Cassazione viene promosso presidente di sezione per meriti eccezionali. E nel 2004 diviene aggiunto del primo presidente Nicola Marvulli che dapprima lo loda (per le sentenze emesse superiori ai ricorsi presentati) ma poi finisce per scontrarsi con il suo carattere» (’Corriere della Sera” 12/12/2006) • «Ha ”sostenuto con fierezza” le sue ragioni davanti al Csm, che gli contestava di aver insegnato senza autorizzazione alla prestigiosa Università Federico II di Napoli: alla fine, alla presenza del capo dello Stato, metà Consiglio superiore della magistratura lo ha silurato a un passo dalla poltrona di primo presidente della Cassazione perché, in plenum, è prevalsa la tesi secondo la quale ”la legittimazione per ogni magistrato si basa sul rigoroso rispetto delle regole”. Contro la promozione del giudice Vincenzo Carbone [...] stimato presidente aggiunto della Suprema Corte con funzioni di reggente, a Palazzo dei Marescialli si è coagulato un potente schieramento trasversale di togati (Magistratura Democratica, Movimento per la giustizia, Magistratura indipendente) supportato da due laici di centrosinistra (Mauro Volpi e Celestina Tinelli). Dunque, dopo una brutta storia di anonimi che ha fatto squagliare come neve al sole l’unanimità raggiunta in V commissione, a Carbone non sono bastati i voti di Unicost, dei tre laici della Cdl, di Vincenzo Siniscalchi (Ds), di Letizia Vacca (Pdci) e del vicepresidente Nicola Mancino (Margherita). Alla conta dei voti, 12 a 12 il risultato finale, ha fatto la differenza l’astensione del procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli. E a nulla è servito il voto favorevole a Carbone espresso dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino: se infatti il plenum è presieduto dal capo dello Stato, il voto del vicepresidente (altrimenti determinante in caso di parità) vale ”uno” come quelli degli altri consiglieri. Tuttavia, è pure vero che, se Napolitano avesse deciso di non partecipare al plenum, con tutta probabilità Mancino avrebbe potuto scegliere di non schierarsi, con l’astensione. [...]» (Dino Martirano, ”Corriere della Sera” 12/12/2006) • «[...] è stato bloccato da una coalizione assolutamente bipartisan e trasversale, come bipartisan e trasversale è stato il gruppo che l’ha votato. [...]» (’Il Foglio” 12/12/2006).