Varie, 12 dicembre 2006
BORGIONE
BORGIONE Marco Torino 26 maggio 1967. Politico. Assessore alla Famiglia, Salute e Politiche Sociali del Comune di Torino • «’Non ho nulla da nascondere, io ho solo applicato la legge. Sono convinto che l’aborto sia un omicidio quindi alle ragazze minorenni che sono venute a chiedermi di interrompere la gravidanza ho suggerito strade alternative e ho negato l’autorizzazione”. [...] cattolico praticante della Margherita difende le sue scelte. Attaccato da Ds, Rifondazione, Comunisti Italiani, Radicali e Psdi, l’assessore finito nel mirino della sua stessa maggioranza non torna sui suoi passi: ”Non abbandono la mia delega alla tutela. Perché dovrei? E poi dove sta scritto che bisogna sempre autorizzare gli aborti?”. Il sempre, in realtà, è mai. lo stesso Borgione che ammette: ”In un anno e mezzo ho negato l’autorizzazione all’aborto a tutte le minorenni straniere che me lo hanno chiesto, una decina”. Ma precisa: ”Non spetta a me comunque l’ultima parola. Se la ragazza è convinta a interrompere la gravidanza si rivolge al giudice tutelare che può decidere l’aborto anche senza il mio consenso. Parliamo di cose serie, decidere su situazioni del genere non è come mettere un timbro”. Borgione rifiuta di tirare in ballo l’ideologia o l’obiezione di coscienza, ma è proprio lì che sbatte il dibattito che sta spaccando il centrosinistra torinese. La questione riguarda le ragazze minorenni straniere senza famiglia. Se restano incinta e decidono di abortire il giudice tutelare apre un fascicolo e si nomina un tutore, che nella stragrande maggioranza dei casi è l’assessore ai servizi sociali del Comune. Assistenti sociali e psicologi mettono al corrente le ragazze di tutta la normativa. Se decidono comunque di abortire il tutore ha il diritto di esprimere il dissenso, che non è vincolante per il giudice tutelare, a cui spetta l’ultima parola. Ma a Torino i pareri dell’assessore sono sempre stati negativi. A sollevare il caso era stato il giudice tutelare Giuseppe Cocilovo con una telefonata al sindaco Sergio Chiamparino, in cui segnalava che il comportamento dell’assessore stava creando qualche problema: ”Il no immotivato rende difficile motivare l’assenso. Si allungano i tempi e si arriva al limite dei tre mesi consentiti per legge. diventato un problema politico, perché quel no ripetuto è ideologico”. [...]» (Cristina Marrone, ”Corriere della Sera” 12/12/2006).