La Stampa 09/12/2006, pag.33 Osvaldo Guerrieri, 9 dicembre 2006
Franca Valeri snob per sempre. La Stampa 9 dicembre 2006. Torino. Quanto affetto, quanta ammirazione, quanto dell’uno e dell’altra, accompagna Franca Valeri
Franca Valeri snob per sempre. La Stampa 9 dicembre 2006. Torino. Quanto affetto, quanta ammirazione, quanto dell’uno e dell’altra, accompagna Franca Valeri. E’ bastato vedere quel che è successo l’altra sera all’Erba. Finita la recita della Vedova Socrate, il pubblico è balzato in piedi per tributare all’attrice un applauso interminabile. Probabilmente non solo per lo spettacolo, che la Valeri ha tratto da un lontano Dürrenmatt, riscrivendolo a modo suo, cioè rivoltando il carattere della leggendaria Santippe, l’impossibile moglie di Socrate, che qui tutto è, tranne che una megera. E’ una di quelle signoracce con negozio di antiquariato che ha appena seppellito il marito. Parlando del caro estinto, ce lo presenta come una specie di star contesa dai salotti in cui l’amato bene, abbondantemente brillo, trafugava sempre qualcosa per rifornire il negozio della moglie; come uno stupidotto sensibile al fascino di Alcibiade; come un dissipatore di idee che qualcun altro (Platone) era pronto a saccheggiare. Che fatica quel marito che ha accettato di andarsene bevendo cicuta. E che gentaglia quella che gli stava intorno, quel Platone, sempre lui, che dovrà cedere per lo meno i diritti d’autore. La Valeri monologa svagata, fingendo di prendere per la coda il primo pensiero che le passa accanto. In peplo nero, con i coturni e un’alta parrucca bionda da Pallade-Atena, parla di frocetti e di mignottelle come se, invece che ad Atene, si trovasse in via Condotti. Ed è qui, in queste note di costume, in questo ritratto acido di vedova-di-uomo-illustre, che l’ex Signorina Snob riannoda i fili con se stessa, riassume una vita fatta di cabaret, teatro, melodramma, radio, cinema, letteratura. E’ dai primi anni ”50 che la milanese Franca Norsa (poi Valeri in omaggio al poeta Paul Valéry) è protagonista di se stessa. Ha cominciato ai microfoni della radio come la Signorina Snob, che versava acido sulle fatuità di una classe sociale che era poi la stessa della Valeri. Da questa figurina è nata la Divano Commedia, una sorta di travolgente museo della donna contemporanea che tocca il vertice con la Cesira, manicure milanese razzista e permalosa, sfortunatissima in amore, e con la Sora Cecioni, incarnazione del cattivo gusto romano, trionfo della vocazione ciarliera condita da una delicata ferocia. Che cosa non ha fatto la Valeri in un percorso artistico sfolgorante, da sola o con altri (con il marito Vittorio Caprioli, per esempio, e con Alberto Bonucci: i famosissimi «Gobbi»). Ha anche raccolto la sua immensa produzione drammatica e narrativa in volumi la cui pubblicazione si è infittita negli ultimi anni: Animali e altri attori, Toh, quante donne!, Il diario della signorina Snob eccetera. Nella prefazione a Tragedie da ridere Patrizia Zappa Mulas ha osservato: «Nel suo teatro dal Cinquanta al Duemila si scopre come quell’Italia proterva e impreparata che ci sta alle spalle minacciava decisamente di diventare l’Italia che ci sta davanti». E così la Valeri può ancora sedurre una platea, incantandola con la sua adorabile ferocia. Osvaldo Guerrieri