La Stampa 09/12/2006, pag.29 Alessandro Barbero, 9 dicembre 2006
Un incontro originato dalle accuse di corruzione rivolte al Pontefice dai suoi nemici. La Stampa 9 dicembre 2006
Un incontro originato dalle accuse di corruzione rivolte al Pontefice dai suoi nemici. La Stampa 9 dicembre 2006. La nostra storia comincia nell’estate 799, quando papa Leone III è costretto da una congiura a fuggire da Roma e si rifugia presso il sovrano più potente dell’Occidente, Carlo, re dei Franchi e dei Longobardi, che dopo la sua morte sarà chiamato Magno, «il Grande». Il re, in quel momento, si trova nel cuore della Germania, nel paese dei Sassoni, che ha conquistato dopo decenni di guerre sanguinose e dove sta costruendo una nuova metropoli, Paderborn. Lì, in quella che non è ancora una città ma un cantiere in mezzo alle foreste e alle paludi, si incontrano per la prima volta quelli che, un anno e mezzo dopo, saranno i due protagonisti della giornata che stiamo raccontando, l’incoronazione in San Pietro, il giorno di Natale dell’800. Carlo Magno è un uomo di 57 anni, già vecchio per l’epoca, anche se vivrà ancora altri quindici anni. alto un metro e 90, robusto, sensuale; ama mangiar carne, ama le donne - ha avuto cinque mogli, sei concubine ufficiali, e almeno venti figli. un uomo che ama la vita fisica, all’aperto, che fa la guerra ogni anno per tutta l’estate, e poi passa l’autunno a caccia, perché è così che vive un re. Ma è anche un politico sottile, che padroneggia una trama di delicate relazioni internazionali, che negozia perfino col califfo di Baghdad, Harun al-Rashid. Ed è un intellettuale, anche se non sa scrivere, perché ai suoi tempi ai bambini si insegnava innanzitutto a leggere, mentre a scrivere, che era un’attività complessa, imparavano solo i tecnici: eppure non è certo esagerato definirlo un intellettuale, se pensiamo che parla correntemente latino e anche un po’ di greco, che legge, o si fa leggere, i teologi e i Padri della Chiesa ed è capace di discutere di teologia e di politica (che poi per lui sono quasi la stessa cosa) con i più grandi studiosi del suo tempo. Su papa Leone III è più difficile dire qualcosa. Quando si incontra con Carlo a Paderborn, nell’estate del 799, è Papa da quattro anni e vivrà fino all’816, due anni più di Carlo. Non sappiamo che età avesse, ma è probabile che fosse più giovane dell’Imperatore: a quel tempo si poteva diventare Papa anche se si era ancora giovani. Leone era uno che aveva fatto carriera nella burocrazia del Laterano e non apparteneva al giro delle grandi famiglie nobili di Roma che condizionavano l’elezione del Papa (allora non esisteva ancora il collegio dei cardinali e l’elezione era innanzitutto una faccenda interna del clero di Roma, che doveva scegliere il suo vescovo). Leone III, pur venuto su da condizioni modeste, doveva comunque avere i suoi protettori e le sue clientele, se era riuscito a diventare Papa; ma la sua elezione aveva scontentato molti. Era un personaggio chiacchierato, su cui gravavano, già prima che fosse eletto, sospetti di corruzione - sospetti poco chiari, per noi, perché tutti si mantenevano nel vago quando scrivevano di queste cose, e se c’erano denunce più circostanziate, si è fatto in modo che non arrivassero fino a noi: ma è certo che quando apprese che Leone era stato eletto, perfino Carlo Magno gli scrisse una strana lettera, in cui lo esortava a comportarsi bene e a non dare adito a sospetti. dunque probabile che in quelle voci ci fosse qualcosa di vero. Ma c’era anche qualcuno interessato ad amplificarle: i nipoti del suo predecessore, Adriano I, un Papa poderoso che aveva regnato per un quarto di secolo e aveva piazzato i suoi parenti in tutte le posizioni di potere. Non essere riusciti a manipolare l’elezione e a rimettere uno dei loro sul trono pontificio, bruciava a questi uomini, che avevano ancora mezzi e influenza, ma temevano di perderli; alla fine decisero di uscire allo scoperto, accusarono pubblicamente il Papa di immoralità e scatenarono la piazza contro di lui. Non è ben chiaro cosa sia successo poi; Leone III fece circolare una versione ufficiale, secondo cui i suoi nemici lo avevano catturato, gli avevano cavato gli occhi e tagliato la lingua, ma la Provvidenza era intervenuta con un miracolo e lo aveva risanato, sicché era riuscito a fuggire da Roma. Quel che è certo è che nell’estate 799 il Papa era in esilio, costretto a cercare la protezione del re dei Franchi; ma sul tavolo di Carlo era arrivata anche la denuncia dei congiurati, che erano rimasti padroni di Roma, e che ribadivano le accuse rivolte al Pontefice. L’arrivo di Leone III aveva messo Carlo in una situazione difficile. Lui era il più potente sovrano della Cristianità occidentale, e si era sempre presentato come il protettore della Chiesa; non poteva non difendere il Papa. Ma se le accuse si fossero rivelate fondate? Si sarebbe dovuto giudicare il Papa; ma chi aveva l’autorità per farlo? Carlo si consultò con i suoi intellettuali, primo fra tutti Alcuino, considerato l’uomo più dotto del suo tempo. Alcuino rispose, cautamente, che non era facile stabilire quale fosse la più alta dignità nel mondo cristiano, fra il Papa, la cui autorità era a quell’epoca puramente spirituale, il re dei Franchi, che dominava l’Occidente, e l’Imperatore bizantino, che dominava l’Oriente; ma in quel momento il caso voleva che sul trono di Costantinopoli ci fosse una donna, Irene, e che il Papa fosse sotto accusa; e dunque, concluse Alcuino, date le circostanze, la dignità più alta era quella del re dei Franchi ed era a lui che toccava sbrogliare la questione. a partire da quest’emergenza, da uno scandalo che Carlo desiderava più di tutto insabbiare, che si mise in moto un negoziato delicato, di cui non conosceremo mai tutti i retroscena; ma ne conosciamo bene l’esito. Nel dicembre dell’800, Carlo presiedette a Roma un concilio che liberò il Papa da tutte le accuse; pochi giorni dopo, la mattina di Natale, Leone III lo incoronò imperatore in San Pietro, proclamando urbi et orbi la spaccatura della cristianità, la separazione politica fra Oriente e Occidente, e cominciando a dar forma all’Europa come noi l’abbiamo conosciuta finora. Alessandro Barbero