Alessandra Farkas, Corriere della Sera, 08/12/2006, pg. 22, 8 dicembre 2006
Venduti per 965 milioni di dollari (725,6 milioni di euro), alla tribù indiana Seminole, i 124 locali targati ”Hard Rock Cafè” sparsi in 45 Paesi del mondo
Venduti per 965 milioni di dollari (725,6 milioni di euro), alla tribù indiana Seminole, i 124 locali targati ”Hard Rock Cafè” sparsi in 45 Paesi del mondo. Nell’acquisto è compresa la collezione di cimeli musicali e i 68 ristoranti. ”Gli spiriti dei nostri avi sono stati vendicati”, ha esclamato Mitchell Cypress, presidente del Consiglio tribale dei Seminole, circa 30 mila membri tra le riserve della Florida e dell’Oklaoma. L’acquisto è stato reso possibile per i profitti accumulati grazie ai casinò, che costituiscono il 90% degli utili della tribù. Grazie alla legge ”Indiana Gaming Regulatory Act”, il gioco d’azzardo è legalizzato nelle riserve indiane: oggi 250 tribù su 350 gestiscono casinò in 28 stati, con un reddito annuo di oltre 19 miliardi di dollari. Il rovescio della medaglia sono i 10 milioni di dollari l’anno da sborsare ai lobbisti di Washington per proteggere i loro interessi. E non manca la corruzione: Usa Today denuncia i capitribù che scacciano dalle riserve centinaia di membri con pretesti sociali e razziali, per accaparrarsene i beni guadagnati con il gioco d’azzardo. Con l’esilio, queste persone perdono anche casa, assistenza medica e scuole gratuite… Non per nulla, gli indiani d’America hanno il doppio dei suicidi della media nazionale, il diabete di tipo 2 ai livelli più alti al mondo e tassi di mortalità per alcol cinque volte più alti di qualsiasi altro gruppo umano.