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 2006  dicembre 09 Sabato calendario

”L’Europa pensi alla crescita non all’inflazione”. La Stampa 9 dicembre 2006. La crescita Usa sta rallentando e le conseguenze negative potrebbero ripercuotersi anche sull’Europa, dove il rafforzamento dell’euro può nuocere all’occupazione»

”L’Europa pensi alla crescita non all’inflazione”. La Stampa 9 dicembre 2006. La crescita Usa sta rallentando e le conseguenze negative potrebbero ripercuotersi anche sull’Europa, dove il rafforzamento dell’euro può nuocere all’occupazione». A leggere così i timori che rimbalzano sui mercati finanziari è l’economista della Columbia University Joseph Stiglitz, premio Nobel nel 2001 ed ex vice presidente della Banca Mondiale, il cui ultimo libro «Making Globalization Work» affronta senza le sfide del XXI secolo. Perché ritiene che la crescita americana stia rallentando? «Tutto va in questa direzione. La maggioranza degli economisti americani ritiene che il settore immobiliare abbia contribuito finora in maniera rivelante alla composizione del Pil nazionale. Adesso l’immobiliare si è indebolito e l’economia rallenta». Quale potrebbe essere l’impatto di questo rallentamento? «Vi saranno conseguenze negative in America, soprattutto sul fronte dei consumi, ma anche in Europa: le nostre economie restano legate. Per questo non condivido la decisione della Banca Centrale Europea di continuare ad alzare i tassi. Francoforte è concentrata sull’inflazione mentre dovrebbe occuparsi anche della crescita: il rafforzamento dell’euro è destinato a continuare, ciò comporterà l’aumento delle importazioni e la prevedibile crescita della disoccupazione interna. L’euforia per il rafforzamento dell’euro deve essere accompagnata da ponderate valutazioni: non aiuta a creare posti di lavoro come avviene quando si vendono macchine o vestiti». Dietro questi scenari c’è l’indebolimento del dollaro. Durerà a lungo? «Il dollaro alternerà rafforzamenti ed indebolimenti ma la tendenza al ribasso continuerà». Per quali motivi? «Il dollaro continua ad essere sopravvalutato. Un rivalutazione dello yuan cinese lo aiuterebbe a prendere fiato, ma il problema di fondo ha una portata ben più vasta. L’aspetto strutturale della debolezza del dollaro è dovuto non solo all’indebitamento commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina, ma più al vasto surplus commerciale dell’Estremo Oriente nel commercio globale. Anche se la Cina dovesse riuscire a limitare questo surplus rivalutando lo yuan, come chiede il governo americano, gli Stati Uniti dovranno continuare a prendere in prestito due miliardi di dollari al giorno. Potrebbero finire ad acquistare gli stessi beni che prima importavano dalla Cina da nazioni come il Bangladesh e Cambogia, che non sono in grado di investire in maniera massiccia nei buoni del Tesoro americani come fa Pechino. E oltre al debito americano, arrivato a quota 900 miliardi di dollari, le banche centrali hanno migliaia di miliardi di dollari come riserve monetarie per sostenere le loro valute nazionali. Se il dollaro non è più forte potrebbero prima o poi optare per altre valute, a cominciare dall’euro. Questo apre la prospettiva di una liberazione sui mercati una quantità di dollari capace di indebolire ulteriormente il cambio». Un recente rapporto sulla globalizzazione indica nel 2% degli individui i titolari di circa la metà della ricchezza del Pianeta. Qual è la maniera per rendere la globalizzazione più democratica? « un tema che affronto nel mio ultimo libro. All’origine delle diseguaglianze ci sono le fonti della ricchezza, ovvero il monopolio sui mercati da parte di Europa e Usa unito alla debolezza strutturale dei Paesi che forniscono la manodopera. La globalizzazione ha bisogno di giustizia sociale, soprattutto nei Paesi emergenti. Ciò che serve è una profonda riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio - il Wto - che non riguardi solo le istituzioni ma l’intero approccio ad un sistema degli scambi non solo più efficiente ma anche più giusto. Questa riforma del Wto può aiutare la globalizzazione a migliorare il tenore di vita di ognuno di noi. Al tempo stesso però è giusto aggiungere che su questi squilibri pesano idee geniali di singoli individui come Bill Gates, che sono positive e favoriscono il progresso dell’umanità. Bisogna saper distinguere fra le fonti della diseguaglianza: ve se sono di negative, ma anche di positive». Maurizio Molinari