La Stampa 10/12/2006, pag.15 Chiara Beria d’Argentine, 10 dicembre 2006
La fiction di Velardi ”meglio della politica”. La Stampa 10 dicembre 2006. Contano molto più le fiction che i pastoni politici dei tg nel determinare gli orientamenti della gente», dice Claudio Velardi
La fiction di Velardi ”meglio della politica”. La Stampa 10 dicembre 2006. Contano molto più le fiction che i pastoni politici dei tg nel determinare gli orientamenti della gente», dice Claudio Velardi. L’ex capo dello staff di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi diventato imprenditore da vicepresidente della società «Pay per Moon» ha prodotto «Raccontami» (Rai Uno, stasera in prima serata, interpreti: Massimo Ghini e Lunetta Savino), una fiction in 13 puntate sulla vita dei Ferrucci, tipica famiglia italiana nei mitici Anni Sessanta. Napoletano, 52 anni, già funzionario del Pci, Velardi non solo rivendica la sua personale parabola ma ricorda come gli storici leader comunisti prestavano grande attenzione alla comunicazione di massa. Egemonia culturale? «Lì mi sono formato», ammette. «Non sono un esperto di fiction, come in tutte le mie attività scelgo gente brava e capace». Musica Sixties, il simpatico Ghini e le prelibatezze dell’immancabile chef di fede dalemiana, Gianfranco Vissani. A metà novembre nella capitale del berlusconismo il multiforme Velardi ha organizzato la convention di Reti spa, il suo gruppo - 6 società nel campo della comunicazione, 130 dipendenti - con tanto di festa d’inaugurazione della nuova sede milanese (2000 metri quadri, nella trendy via Tortona) preceduta dall’affollata presentazione, starring i sindaci Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, del suo libro pubblicato da Mondadori. Titolo: «L’anno che doveva cambiare», un diario persino ironico dell’ultima battaglia elettorale che Silvio Berlusconi raccomanda ai suoi di leggere. «Sono in un momento di massima esaltazione», ride Velardi. «M’invento cose su cose anche se non vorrei lavorare tanto. Prima di fare l’imprenditore, da funzionario di partito ero un parastatale, non avevo tante responsabilità. Ora mi sveglio anche di notte». Raccontami, Velardi. «Quella mattina, dopo le elezioni regionali, mi chiamò D’Alema. Disse che voleva dimettersi. Risposi che faceva bene. Ventiquattr’ore dopo tornai da lui con l’elenco del suo staff. ”Mi raccomando, caro Massimo, Gianni Cuperlo merita di fare una bella carriera politica; Nicola Latorre prendilo con te, è quello che ha maggior tenuta organizzativa; Nicola Rossi è il più bravo: fallo esplodere! (anche ora è un po’ marginalizzato). Io, Antonio Napoli e Massimo Micucci andiamo a fare un’altra cosa». Bye bye Bicamerale, è tempo di business. Epoca Berlusconi. Velardi&C. iniziano la loro impresa puntando sul marketing politico-elettorale; intanto s’inventa un nuovo quotidiano, «Il Riformista» («bella avventura, mi sono molto divertito») per venderlo, lo scorso marzo agli Angelucci, editori di «Libero». Bingo! Per Velardi è tempo di shopping: nella sua Reti finiscono così due noti istituti di ricerca milanesi, «Gpf» di Giampaolo Fabris e «Makno» di Mario Abis e la «Sircana&Patners», fondata dal portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana e dalla moglie, Livia Aymonino. Dalla politica alla tv. La sua vera scommessa - «c’investo 3 milioni e 900 mila euro» - è «Sherpa», una tv on line con sedi a Roma e Milano, che debutterà a febbraio. Al progetto con Velardi lavorano il produttore Gregorio Paolini e un team di giovani diretti da Andrea Pancani, già caporedattore a La7. Come umili e valorosi sherpa «dovranno, con un linguaggio comprensibile ai comuni mortali e politicamente neutrale, portare notizie dalle istituzioni alla gente». Esempi: fare la sintesi di una sentenza della Corte Costituzionale o di una seduta della commissione Bilancio. Per Sherpa («una parte sarà in chiaro, un’altra verrà venduta con modalità innovative») Velardi pronostica molti, potenziali utenti, dalle imprese fino al geometra comunale. Prossima meta? «E’ presto per parlarne. Ora sono concentrato sulla creazione del nostro data-base: sarà di grande valore. Si può poi immaginare di farla diventare una tv vera e propria». Velardi non ha mai nascosto la sua simpatia («più attaccavano Berlusconi, più mi diventava simpatico») per il re della tv approdato alla politica. Quanto all’attuale ministro degli Esteri, l’imprenditore Velardi, riconosce che essergli stato accanto si è rivelato decisivo anche per la sua nuova carriera: «Lavorando con D’Alema ho conosciuto buona parte della classe dirigente italiana. Sarebbe stupido negarlo». Chiara Beria d’Argentine