Elena Dusi, La Repubblica, 07/12/2006, pg. 1, 7 dicembre 2006
Domenica 10 dicembre 2006, i rappresentanti di Giordania, Israele e Autorità Palestinese s’incontreranno sulle rive del Mar Morto con i responsabili della World Bank e i delegati dei paesi donatori per dar via al piano di fattibilità del ”canale dei due mari”, già soprannominato ”canale della pace”
Domenica 10 dicembre 2006, i rappresentanti di Giordania, Israele e Autorità Palestinese s’incontreranno sulle rive del Mar Morto con i responsabili della World Bank e i delegati dei paesi donatori per dar via al piano di fattibilità del ”canale dei due mari”, già soprannominato ”canale della pace”. Il canale collegherà il Mar Rosso e il Mar Morto attraverso 180 km di deserto. Le acque del Golfo d’Aqaba irrigheranno il deserto del Negev, alimenteranno una centrale idroelettrica, saranno desalinizzate e disseteranno le tre nazioni coinvolte. L’opera contribuirà anche per sedare in parte la ”guerra dell’acqua” che avvelena Israele e i suoi vicini. Unico perdente, il Mar Morto, di cui si prevede la morta nel 2050: il lago più salato del mondo si è abbassato di 25 metri in 30 anni, con il Giordano come unico affluente ormai ridotto a un rigagnolo dalle tante opere di sfruttamento. L’obiettivo è oggi recuperare un a decina di metri di riva, anche se la salinità precipiterà: dal 26% al 3%. Un colpo per le industrie del potassio e per il turismo termale. Quattro anni fa, il ”canale della pace” fu bloccato da altri Paesi mediorientali, che ritenevano inammissibile qualsiasi cooperazione tra Israele e stati arabi.