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 2006  dicembre 07 Giovedì calendario

Nel mondo esistono anche le ambasciate regionali d’Italia, con consolati e sportelli in giro per l’orbe terracqueo

Nel mondo esistono anche le ambasciate regionali d’Italia, con consolati e sportelli in giro per l’orbe terracqueo. Quasi a denunciare l’inadeguatezza della nazione tutta a difendere in terra straniera gl’interessi locali. Come ”Casa Sicilia”, voluta con forza dal governatore Totò Cuffaro, che ha sedi a New York (Empire State Building), Parigi (in Boulevard Haussmann. Ipse dixit: ”La prima vetrina europea della nostra terra), Matanza, presso Buenos Aires (in Argentina) e in Cina, nella regione di Canton. Gli investimenti fatti, dicono gl’interessati, torneranno. E quindi non dovrebbe stupire l’acquisto di un palazzo di 500 metri quadrati (costo: un milione e 600 mila euro) fattto da Michele Iorio, governatore forzista del Molise. Né l’analoga scelta del governatore pugliese di sinistra, Nichi Vendola, che si è comprato un immobile di 1.000 metri quadrati a Bruxelles, in Avenue de Tervren, per due milioni e 100 mila euro, più 600 mila euro di adeguamenti. A fronte dei 60 mila euro annui pagati per l’affitto del precedente appartamento di 150 metri quadrati, considerato sede troppo angusta. I costi di questi ”consolati” sono fumosi: i bilanci siciliano, ad esempio, prevedevano per il 2002 ben 896 mila euro per le ”spese per la costituzione e il funzionamento dell’ufficio di Bruxelles”. Nel 2006 soltanto 50 mila per ”funzionamento”. Però a quest’ultimi s’aggiungevano stipendi e indennità del personale impiegato per un milione e 600 mila euro. Da sommare a ”ufficio per le realzioni diplomatiche e internazionali: 350 euro”. Resta il mistero di chi paghi tutto ciò. Anche per regioni virtuose come la Lombardia: Roberto Formigoni ha 25 consolati propri in 21 Paesi, da Cuba alla Polonia, dall’Uruguay al Giappone. Soldi che tornano, dicono i governatori. Però nell’autunno 2005, la presidente del Consiglio regionale campano, Sandra Mastella, innescò una polemica per l’ufficio regionale (un milione e 140 mila annui d’affitto) sito a New York sopra il negozio del sarto partenopeo Ciro Paone (detto Kiton). Non soltanto il responsabile si faceva vedere per pochi giorni il mese, ma l’intero ufficio era condotta da tre persone che organizzavano eventi in trasferta, in cui non soltanto non partecipava alcun americano, ma neppure nessun parlante di lingua inglese.