Flavio Haver, Corriere della Sera , 06/12/2006, 6 dicembre 2006
Otto aziende che navigano in cattive acque finiscono sotto il mirino dei carabinieri che indagano sugli ”stipendi d’oro”: emolumenti troppo alti ad amministratori delegati e presidenti, in una situazione in cui la cautela era d’obbligo
Otto aziende che navigano in cattive acque finiscono sotto il mirino dei carabinieri che indagano sugli ”stipendi d’oro”: emolumenti troppo alti ad amministratori delegati e presidenti, in una situazione in cui la cautela era d’obbligo. Il primo appuntamento dell’Arma è alla Rai. Seguono Enel, Eni, Alitalia, Poste, Anas, Sviluppo Italia e Trenitalia. In viale Mazzini, il pm Adelchi D’Ippolito si è concentrato sulla nomina (4 agosto 2005) dell’ex direttore generale Alfredo Meocci, nomina che già aveva suscitato polemiche (voto contrario di tre consiglieri e l’astensione del presidente), oltre a 14 milioni di multa per incompatibilità di Meocci con il ruolo assegnato. Per i cinque votanti a favore (Giuliano Urbani, Gennaro Malgeri, Marco Staderini, Giovanna Bianchi Clerici e Angelo Petroni) si potrebbe addirittura procedere per abuso d’ufficio, anche se tuttora non esiste alcun’ipotesi di reato. L’obiettivo principale è però risalire indietro nel tempo, fino al 2000: per la Rai, sono i tempi dell’amministratore delegato Claudio Cappon, passando aper Agostino Saccà e Flavio Cattaneo. Per l’Alitalia, sotto indagine gli stipendi di Giancarlo Cimoli e Francesco Mengozzi. Poi Paolo Scaroni e Roberto Poli (Eni), Pietro Ciucci (Anas), Piero Gnudi e Fulvio Conti (Enel), Vittorio Mincato e Massimo Sarmi (Poste), Elio Catania (Trenitalia)Stefano Gaggioi e Ferruccio Ferranti (Sviluppo Italia).