Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  dicembre 10 Domenica calendario

La guerra tiepida. Corriere della Sera 10 dicembre 2006. L’inizio della «guerra fredda» tra Occidente e blocco sovietico, in genere, viene datato alla seconda metà degli anni Quaranta del secolo scorso

La guerra tiepida. Corriere della Sera 10 dicembre 2006. L’inizio della «guerra fredda» tra Occidente e blocco sovietico, in genere, viene datato alla seconda metà degli anni Quaranta del secolo scorso. Ma a leggere le informazioni che ufficiali e funzionari britannici mandati a liberare l’Italia dal fascismo si scambiavano con la casa madre appare evidente una rincorsa presa da prima. La guerra fredda era in gestazione mentre quella calda, il Secondo conflitto mondiale, era ancora in corso. Esisteva una guerra tiepida, parallela, anche se anglo-americani e Urss combattevano insieme contro Adolf Hitler e Benito Mussolini. «Va riconosciuto il fatto che la mancanza di progressi compiuti dalle nostre forze militari in Italia nei mesi recenti ha portato delusione e ha indotto l’opinione italiana a rivolgersi verso la Russia e dunque verso il Partito comunista. Quest’ultimo, appoggiato dal governo sovietico, ha abilmente sfruttato la situazione», segnala al Gabinetto di guerra e al Foreign Office di Londra, il ministero degli Esteri, la minuta di un telegramma scritto da Napoli il 12 maggio 1944. L’Urss e i comunisti affascinati da Mosca «sono stati in grado di farlo più facilmente, vista l’assenza di ogni partito italiano forte che contrastasse le loro attività», constata il messaggio. Facendo notare: «Questo senso di delusione e frustrazione può ben, tuttavia, scomparire se l’offensiva militare degli Alleati in Italia e altrove in Europa avrà successo, a patto che le armate russe non avanzino più rapidamente nei Balcani rispetto a quanto noi avanziamo in Italia e dovunque altro la nostra offensiva abbia luogo in Europa».  uno sviluppo delle nuove tecnologie a rendere possibile a ricercatori e studiosi l’accesso a fonti storiche come questa. Oltre 22 mila documenti del Foreign office che risalgono agli anni tra 1940 e 1945 sono stati riprodotti da una casa editrice britannica, la Thomson Gale, in un archivio elettronico. Le università e i centri di ricerca che si abboneranno potranno entrarci via Internet. Prima che il sistema venga presentato martedì a Roma alla Società italiana di storia militare, il Corriere ha esplorato tra i circa cinquemila documenti sull’Italia trovando carte degne di nota. « un uomo abile, colto, con molti interessi e, stando ai suoi avversari politici, ha soprattutto una grande capacità di recitare in modo convincente ogni parte che può essere chiamato a rappresentare», scrive il Dipartimento ricerche del Foreign office su Palmiro Togliatti. Lo spiega il 12 aprile ’44. Proveniente da Mosca, il compagno «Ercoli» è sbarcato a Napoli il 27 marzo passando per l’Africa. sotto osservazione da tempo. Una persona che lo aveva incontrato prima della partenza da Algeri ha riferito al «ministro residente britannico presso il quartier generale delle forze alleate» di averlo trovato «un piccolo uomo magrolino», privo di «evidenti caratteristiche incendiarie». Togliatti è «sembrato un po’ sorpreso» nel sentirsi dire che «Tedeschi» aveva dichiarato l’intenzione del Pci di continuare a combattere il governo Badoglio. Chi è Tedeschi? Paolo Tedeschi, come risulterà dai libri dello storico Paolo Spriano, era lo pseudonimo di Velio Spano, dirigente comunista di alto livello esiliato in Tunisia e Egitto, condannato a morte in contumacia dalla Francia di Petain. Nell’aprile ’44, anche se questo la relazione non lo indica, Togliatti diventerà ministro nel governo Badoglio bis, ma il dubbio di tanti è: i comunisti, pur di cacciare i nazi-fascisti, sopporteranno davvero la monarchia? Gli avversari, sottolinea l’informativa britannica di aprile, ritengono che Togliatti abbia un’«abilità da camaleonte». A loro avviso «può compiere ogni cambiamento di politica facendolo apparire come uno sviluppo logico, e la sua persuasiva assicurazione che il comunismo è, ed è sempre stato, giusto gli dà immenso potere sulla base, la quale risulta genuinamente convinta dalla sua azzeccata presentazione dei fatti». un’analisi psico-politica. A Togliatti ne vengono dedicate svariate, ma non è l’unico sotto esame. La Gran Bretagna controlla con gli americani la parte liberata dell’Italia. Benché si prefigga di rafforzare il Christian democratic party, la Dc, Londra studia anche la linea del socio, e al tempo stesso contraltare, di Togliatti nella coalizione di governo. In uno dei tanti telegrammi «di particolare segretezza» che deve essere «conservato dal destinatario», il 25 settembre ’44 l’alto commissario britannico per l’Italia, Noel Charles, mette al corrente il Foreign office di un colloquio con Alcide De Gasperi. La politica italiana ruota intorno alla scelta monarchia o Repubblica, gli ha detto il capo dei democristiani. Ne vien fuori un De Gasperi singolare, e non tanto perché meglio disposto verso Togliatti, «più ragionevole», che verso Pietro Nenni. Spiega il telegramma che ricostruisce il colloquio con il dirigente cattolico sulla situazione italiana: «L’atmosfera è stata infiammata da quelli di sinistra e forse l’individuo più pericoloso al momento è stato Nenni, il segretario del Partito socialista, il quale ha perseguito una campagna di diffamazione contro il governo, gli Alleati e davvero qualunque cosa lavorasse per la stabilità del Paese». Di più: «Nenni, ha detto De Gasperi, era un rivoluzionario benché fosse pienamente conscio del pericolo comunista». Verbi al passato per ragioni grammaticali inglesi, non perché riguardino ere remote. All’alto commissario, De Gasperi «sembra pensare che Togliatti possa perfino rompere con Mosca se il controllo diventasse troppo diretto». Al punto che l’uomo di Londra non ci sta: «Ho suggerito che era pericoloso indulgere nei wishful thinking », pensieri influenzati dai desideri. Del celebre Alcide, Charles non ha l’aria di essere un ammiratore. «De Gasperi è un brav’uomo, però è nervoso e non è abbastanza risoluto», scriverà il 6 dicembre ’44. Al contrario, pur diffidandone, i britannici si appuntano che «in Togliatti non c’è nulla dell’agitatore». Di fronte alla scarsità di cibo, ha fatto sapere che le condizioni dei lavoratori potevano essere migliorate più «dall’istituzione di mense che da aumenti salariali». Insiste affinché l’Italia partecipi di più alla guerra al fianco degli Alleati. Ma è la fine del colloquio con De Gasperi a lasciare stupito l’alto commissario britannico. Il futuro statista gli ha domandato se il governo di Sua Maestà preferirebbe mantenere la monarchia. Charles ha risposto che se servirà a tenere unita l’Italia sarà gradita, «la domanda comunque è nelle mani degli italiani». Il telegramma segreto termina così: «Il signor De Gasperi è parso contento di sentire questo, e nel congedarsi mi ha baciato la mano come se pensasse che io fossi un cardinale». Maurizio Caprara