Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  dicembre 10 Domenica calendario

Leone e Paolo VI: un incontro all’ombra del divorzio. Corriere della Sera 10 dicembre 2006. In occasione dell’incontro fra il presidente della Repubblica e il Papa in Vaticano, molti giornali hanno pubblicato l’elenco delle visite ufficiali fatte al pontefice dai capi dello Stato italiano

Leone e Paolo VI: un incontro all’ombra del divorzio. Corriere della Sera 10 dicembre 2006. In occasione dell’incontro fra il presidente della Repubblica e il Papa in Vaticano, molti giornali hanno pubblicato l’elenco delle visite ufficiali fatte al pontefice dai capi dello Stato italiano. Ma qualcuno ha dimenticato quella di Giovanni Leone a Paolo VI il 22 settembre 1972. Fu una visita importante perché cadde nel bel mezzo della battaglia per e contro il divorzio. E se non ricordo male si lasciò un lungo strascico di polemiche. Filippo Mannucci, Roma Caro Mannucci, lei ha buona memoria. Ho trovato la conferma dei suoi ricordi in quelli di un ambasciatore, Francesco Mezzalama, che fu consigliere di Leone e ha pubblicato recentemente presso l’editore Rubbettino le sue memorie. Le cose andarono così. Il primo anno della presidenza di Leone (venne eletto al 22? scrutinio il 23 dicembre del 1971) fu uno dei più tormentati della storia repubblicana. Il 14 marzo 1972, sotto un traliccio di Segrate, fu trovato il corpo dell’editore Gian Giacomo Feltrinelli, ucciso da una carica di tritolo. Il 5 maggio un aereo dell’Alitalia si schiantò contro il Monte Pellegrino, nei pressi dell’aeroporto di Palermo. Il 17 maggio fu assassinato a Milano il commissario Luigi Calabresi. Il 31 dello stesso mese tre carabinieri furono uccisi e due feriti in una imboscata a Peteano in provincia di Gorizia. Il 26 agosto un giovane di Lotta Continua fu ucciso in un agguato a Parma da militanti dell’estrema destra. In questo clima di rivoluzione strisciante la visita di Leone a Paolo VI avrebbe dovuto essere una fastosa parentesi cerimoniale con sfoggio di corazzieri, guardie svizzere, monsignori e dignitari, nello stile un po’ spagnolesco della corte papale. Ma nel settembre di due anni prima la legge sul divorzio era stata definitivamente approvata dal Senato con i 164 sì della sinistra, dei liberali e dei repubblicani, contro i 150 no della Democrazia cristiana, del Movimento Sociale italiano, dei monarchici e della Südtiroler Volkspartei. Tutti sapevano che la Santa Sede considerava quella legge una ferita inferta al Concordato del 1929 e molti, al Quirinale e al governo, temevano che Paolo VI, approfittando dell’incontro, avrebbe pronunciato una solenne protesta. Per evitare imbarazzanti sorprese vi fu, prima dell’incontro, lo scambio dei discorsi. Il presidente del Consiglio (Giulio Andreotti), il ministro degli Esteri (Giuseppe Medici) e Leone lessero attentamente quello del papa, mentre Paolo VI e la Segreteria di Stato lessero la risposta del presidente della Repubblica. Nulla da eccepire. Il testo papale, apparentemente, volava alto e garantiva che non vi sarebbe stato un incidente diplomatico. Ma nel giorno della visita, ascoltando le parole di papa Montini, la delegazione italiana, secondo Mezzalana, colse nella bocca di Paolo VI un cenno implicitamente polemico: la «fiducia nella puntuale applicazione delle norme giuridiche esistenti con la Santa Sede, nella loro corretta interpretazione e nel rispetto dei sentimenti cattolici della maggioranza del popolo italiano». Imbarazzato, Leone decise di parlare a braccio per sottolineare «la solennità dell’incontro tra due poteri dopo avvenimenti che erano stati causa di turbamento, ma anche di dialogo in vista di quegli sviluppi che dovevano rendere impossibile ogni anacronistico steccato». Il presidente credette di avere trovato le parole più adatte a tranquillizzare il papa, ma il suo discorso non piacque ai giornali laici che gli rimproverarono di non avere difeso la sovranità dello Stato. Mezzalama racconta che il mistero del discorso modificato non venne mai risolto. La Santa Sede negò che il testo pronunciato fosse diverso da quello precedentemente inviato al Quirinale e la faccenda, per carità di patria, venne rapidamente archiviata. Incidentalmente, gli «sviluppi» a cui Leone aveva fatto riferimento nella sua risposta furono probabilmente assai diversi da quelli che il presidente aveva auspicato. Nel referendum sul divorzio del 12 maggio 1974 i no all’abrogazione della legge furono 19.138.300 contro 13.157.558 sì. Sergio Romano