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 2006  dicembre 09 Sabato calendario

Alagna: "Alla Scala non tornerò più". La Repubblica 9 dicembre 2006. Milano. «Alla Scala non ci torno più

Alagna: "Alla Scala non tornerò più". La Repubblica 9 dicembre 2006. Milano. «Alla Scala non ci torno più. Non è un teatro che fa per me: canto nelle quattro recite di Aida, poi cancello la Manon Lescaut del 2008, l´ho già detto a Chailly. E anche mia moglie, Angela Gheorghiu, ci sta ripensando per la Traviata di luglio. Lei è come me: vuol vivere in pace, non le piace entrare nell´arena per essere azzannata». Il tenore Roberto Alagna, il Radames dell´Aida di Sant´Ambrogio, è un fiume in piena. All´indomani della prima, è infuriato per le recensioni apparse sui giornali: tiepide, ma in verità non delle vere e proprie stroncature. «Non ce l´ho col pubblico, non ce l´ho con chi lavora alla Scala» dice dalla camera del grande albergo dove alloggia a Milano. «Il problema sono i critici musicali: prevenuti e incompetenti. Scrivono che non ho la voce adatta per Radames: sarà, ma intanto lo canto. Che facciano venire i cantanti giusti, se li trovano». Alagna, perché in Italia lei è poco amato? «Succede solo a Milano. E non si dica che non accetto le critiche: sono io il più severo critico di me stesso. Leggo le recensioni che mi riguardano con interesse se sono in buona fede. Ma questa volta me lo devono dire: in cosa ho mancato? Alla generale e alla prima sono stato il migliore, ho cantato benissimo. E invece sembra che sia stato il più deludente. Altro che "Celeste Aida" che pareva una ninna-nanna, mica vero che ho preso tre volte il fiato per cantare "Un trono vicino al sol". Tutte sciocchezze. Per fortuna c´è la registrazione, che renderà giustizia». Anche la Callas ricevette critiche. «Già, l´hanno fatta morire e adesso dicono che è stata la più grande, che è un mito. Io però non sono autolesionista: voglio vivere nella gioia di fare musica». Non sarà che lei si sente un po´ troppo divo? «I cantanti devono essere divi, devono essere star: non perché a loro tutto è concesso, ma perché il pubblico e i mass-media devono essere loro riconoscenti. Perché nessuno ha detto che per cantare Radames alla Scala ci vuole un gran coraggio? La verità è che, in Italia, ormai i cantanti non se li fila più nessuno». Cosa intende? «Esistono solo il direttore e il regista, quando mai vedi sui giornali una foto dei cantanti? Lo sa che alla cena a Palazzo Reale non eravamo nemmeno stati invitati e che anche lì ho fatto un mezzo scandalo? E poi tutti quegli applausi a Roberto Bolle... Vadano a vedersi un balletto, invece di un´opera». E il "buu" piovuto dal loggione? «Uno solo, di qualcuno che evidentemente ha voluto distinguersi. Mi aspetto anche di peggio nelle prossime recite». Alla fine, lei si è avvicinato al palco della sovrintendenza e ha stretto la mano a Stéphane Lissner. «Sì, perché è un grande direttore di teatro. In qualsiasi luogo abbia lavorato, mi ha sempre chiamato. Anche a Madrid, per Bohème: poi l´hanno mandato via, e io l´ho seguito. Da lui mi sono sentito sostenuto. Del resto, dentro la Scala tutti mi vogliono bene: sanno che sono esuberante, ma sincero». Ha avuto momenti di difficoltà durante la preparazione di Aida? «Nessuna. Non mi sono mai agitato, mi sentivo bene. E tutti a scrivere del "giallo" sulla mia presenza perché ho mancato una prova. Sì, non ho partecipato all´incontro con la stampa. Ma sa perché? Dormivo. Vado a letto alle 5 del mattino: di notte studio». Gira voce che lei voglia abbandonare la lirica per il pop? vero? «Anche questa è una sciocchezza. Come faccio a lasciare l´opera, se ce l´ho nel sangue? Ho impegni fino al 2012». Però andrà al Festival di Sanremo... «Sì, e in gara, guardi la modestia. Canterò un brano bellissimo di Maurizio Fabrizio. La mia casa discografica si preoccupava per la mia immagine. Ma io sono un privilegiato: ho avuto tutto dalla lirica, ho cantato ovunque. Ci vado per difendere i miei colleghi. Lo sa che, anche alla Scala, se un cantante ha fatto tutte le prove e non funziona, lo mandano via senza dargli una lira? E poi dicono che siamo esigenti...». Paola Zonca