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 2006  dicembre 09 Sabato calendario

"Le banche sapevano del crac". La Repubblica 9 dicembre 2006. Milano. Le banche sapevano. E hanno avviato un piano di ristrutturazione del gruppo Italcase che in realtà era una vera e propria liquidazione

"Le banche sapevano del crac". La Repubblica 9 dicembre 2006. Milano. Le banche sapevano. E hanno avviato un piano di ristrutturazione del gruppo Italcase che in realtà era una vera e propria liquidazione. Da gestire attraverso consulenti (la Lab) e amministratori compiacenti a favore delle stesse banche. La Banca agricola mantovana (ora Mps), la Banca nazionale dell´agricoltura (ora Antonveneta) e Capitalia hanno erogato nuovi finanziamenti per estinguere i vecchi senza garanzie. Quando già sapevano che la Italcase era fallita. A danno degli altri creditori. Le accuse del pm Silvia Bonardi hanno delineato una situazione non nuova nei fallimenti italiani. Un gruppo alla canna del gas, costretto a chiedere nuova finanza agli istituti di credito, che hanno colto l´occasione per trasformare i propri crediti da chirografari in privilegiati, ottenere nuove garanzie e commissariare di fatto il gruppo. «Il vero scopo degli istituti di credito – ha sostenuto il pm nella sua requisitoria – era, sotto lo schermo formale di una procedura di risanamento, incamerare tutti i valori attivi del gruppo gestito fiduciariamente, che venivano sottoposti a garanzia reale, far consolidare ipoteche e pegni e far spirare i termini per avviare ogni azione revocatoria». Il risultato fu che il gruppo venne "congelato" in una sorta di procedura liquidatoria statica con il rinvio di oltre due anni del crac. L´intervento in pool delle banche infatti avvenne nel luglio ´98, il fallimento fu proclamato a novembre 2000. Un ritardo che aggravò di oltre 198 miliardi di lire il dissesto che alla fine risultò essere di 1.015 miliardi. Lo snodo cruciale della vicenda è il finanziamento da 40,4 miliardi concesso da Bam, Bna e Capitalia e rifiutato dalla Popolare di Novara. E il piano di ristrutturazione della Lab, la società di consulenza di Marzio Agnoloni consigliata secondo l´accusa da Mario Petroni, direttore generale della Bam. La ricostruzione dei consulenti tecnici della Procura ha dimostrato come già a fine ´97, ovvero l´anno precedente l´avvio del piano di ristrutturazione, Italcase, con un patrimonio netto negativo di 57 miliardi, era di fatto fallita. Il piano di rilancio della Lab non era dunque credibile e il contratto di finanziamento servì solo per far rientrare le banche e offrire loro ipoteche per 400 miliardi (iscritte per 600), pari a un valore del 408% della sommatoria tra quanto erogato in pool e altri precedenti crediti. In pratica, le banche in quell´occasione si presero in pegno l´intero patrimonio immobiliare della Italcase-Bagaglino. Lo stesso Mario Bertelli, fondatore di Italcase, ha confermato in un interrogatorio che fu proprio Petroni, ritenuto il regista di tutte le operazioni bancarie, a consigliare i consulenti della Lab: «Nel ”97 [...] parlando anche con il dottor Petroni dei problemi che avevo, mi indicò Agnoloni come società di revisione che avrebbe potuto mettermi in ordine il discorso amministrativo». E ancora: «Me l´ha detto Petroni, me l´ha detto la Banca di Roma. In quel momento che noi eravamo all´empasse delle fideiussioni ce lo dissero un po´ tutti». Del resto la Lab venne preferita come advisor alle blasonate McKinsey e Bain & Cuneo. Che le banche poi sapessero dello stato della Italcase, emerge dai documenti delle stesse banche. Il verbale del consiglio di amministrazione della Bam del 23 marzo 1998 è estremamente chiaro: «Il gruppo sta manifestando una forte carenza di liquidità, aggravata anche da un certo rallentamento nell´erogazione dei mutui da parte della Banca di Roma, concessi sulle iniziative in Sardegna. In conseguenza di tale stato di illiquidità il gruppo ha incaricato lo studio dell´avvocato Santaroni, che si avvale della collaborazione della Lab, per predisporre un piano di ristrutturazione con lo scopo di riequilibrare la situazione finanziaria». Nel verbale del comitato fidi della Banca di Roma del 18 giugno ´98 si coglie la volontà delle banche di trasformare i crediti chirografari in privilegiati: «In sintesi, sul presupposto del positivo andamento del piano e dei relativi supporti imprenditoriali e commerciali, avremo un alleggerimento immediato delle esposizioni chirografarie, peraltro assistite da fonti di rimborso direttamente condizionate dall´andamento dei lavori, con incremento, in parte graduale, degli interventi ipotecari e fondiari». E nello stesso senso va il verbale del comitato esecutivo della Bna (31 luglio 98), dove si conferma come il «processo di riqualificazione del nostro credito» era «presupposto ed obiettivo della nostra partecipazione agli interventi di sostegno deliberati in favore del gruppo»; e si lamenta lo «sfasamento temporale del processo di graduale trasformazione del nostro rischio, laddove si era inizialmente previsto un abbattimento della esposizione pregressa in bianco di circa il 40% entro il 31 luglio 98 a fronte della corrispondente totale erogazione dell´intervento ipotecario». Walter Galbiati