La repubblica 09/12/2006, pag.25 Lucio Caracciolo, 9 dicembre 2006
La scommessa di Putin. La Repubblica 9 dicembre 2006. Putin vuole passare alla storia come il decolonizzatore della Russia
La scommessa di Putin. La Repubblica 9 dicembre 2006. Putin vuole passare alla storia come il decolonizzatore della Russia. Il leader provvidenziale che ha ereditato le rovine dell´impero sovietico e ha posto le basi per un nuovo impero russo. Il quinto, dopo quelli di Kiev (circa 850-1240), di Mosca (circa 1400-1605), dei Romanov (1613-1917) e dei bolscevichi (1918-1991), se accettiamo la classificazione dello storico britannico Philip Longworth. Quando l´ex agente del Kgb salì al potere, il 7 maggio 2000, la Federazione Russa poteva apparire "un Alto Volta con missili nucleari, grandi atleti e silenziosi funzionari" o uno sceiccato fuori area. Un immenso buco nero assoggettato all´egemonia americana, divorato dagli oligarchi e dalla "famiglia" El´cin. Pochi avrebbero scommesso allora sulla rinascita della potenza russa. Ossia della Russia tout court. Giacché uno sguardo alla carta geografica consente di stabilire che la Russia è potente o non è. Il suo spazio confina infatti con tutti i protagonisti della geopolitica mondiale, effettivi o aspiranti: i primi a est (Stati Uniti, Cina e Giappone), i secondi a ovest (Unione Europea). A sud Mosca affronta lungo le pendici del Caucaso la pressione islamista, mentre nelle steppe centrasiatiche gioca la partita per il controllo e lo smistamento delle risorse energetiche. Soprattutto, a ridosso delle sue frontiere, dall´Oceano Artico al Baltico, dai Balcani al Mar Nero e all´Afghanistan, campeggia la Nato – l´America vestita da Occidente - la cui proiezione ormai illimitata eccita le fobie del Cremlino e ne rinnova la sindrome da accerchiamento. (…) Quanto è solido oggi il potere di Putin? Non tanto, a quanto pare, da garantire una transizione tranquilla. Fra meno di un anno e mezzo scade il suo secondo mandato. La costituzione gli impedisce di aspirare a un terzo. Ma l´attuale inquilino del Cremlino non ha né l´età né l´animo del pensionando. In qualche modo vorrà mantenere una quota di potere, battezzando uno pseudosuccessore di fiducia o trasferendo la suprema autorità dalla presidenza ad altra carica, confezionata su misura per se stesso. Oppure si smentirà e resterà presidente, adattando la legge al potere. Sempre che i suoi avversari occulti o palesi glielo consentano. Come ricorda l´analista Evgenij Kiselëv, nella storia russa si ricordano solo due transizioni "normali": da Nicola I ad Alessandro II (1855), dopo il cui assassinio lo scettro passò ad Alessandro III (1891). Ogni altro passaggio dei poteri ha comportato una fase di torbidi. Quella per la successione a Putin (o di Putin a se stesso) è già cominciata. Gli assassinii di funzionari pubblici, banchieri, giornalisti, dirigenti di think tank del settore energetico, spie e altre figure del demi monde si sono intensificati negli ultimi mesi. Anna Politkovskaja e Aleksandr Litvinenko sono le vittime più note (in Occidente) di una catena di omicidi misteriosi, ma probabilmente da interpretare nel contesto della lotta per il potere in vista delle elezioni politiche del 2 dicembre 2007 e soprattutto di quelle presidenziali del marzo 2008. Il carisma di Putin ha raddrizzato il pericolante edificio dello Stato. I suoi metodi spesso spicciativi, da buon silovik addestrato negli "apparati della forza" in nome e per conto dei quali ha conquistato e redistribuito quel poco di potere che restava dopo gli otto anni di El´cin, non hanno spento le lotte di fazione. Le hanno ricacciate sotto il tappeto. Certo, gli oligarchi sono stati battuti o cooptati, ma non per questo hanno smesso di coltivare ambizioni o puro odio per lo zar-presidente. I capi regionali sono stati messi in riga, ma si apprestano a ricontrattare i loro poteri con Putin-ter o il suo successore. Dal Tatarstan alla Cecenia, non tutti i focolai separatisti sono spenti. Tantomeno è soddisfatta la sete di potere dei leader periferici, interessati soprattutto al controllo e alla proprietà delle risorse naturali di cui i "loro" territori traboccano. Nei prossimi mesi Putin dovrà stabilire con quali nemici o postulanti conviene trattare, e quali vanno messi fuori gioco. In un modo o nell´altro. A giochi compiuti sapremo se davvero la Russia non è più colonia di nessuno, o se invece torneranno a pascolarvi i boiardi. Lucio Caracciolo