Fonti varie, 4 dicembre 2006
Anno III - Centoquarantaseiesima settimanaDal 27 novembre al 4 dicembre 2006Mitrokhin Raccontiamo la storia della commissione Mitrokhin a pagina XY
Anno III - Centoquarantaseiesima settimana
Dal 27 novembre al 4 dicembre 2006
Mitrokhin Raccontiamo la storia della commissione Mitrokhin a pagina XY. Intanto, Mario Scaramella, napoletano e già consulente della Commissione, è ricoverato a Londra per avvelenamento. Nello stesso ospedale (quello dell’University College) pochi giorni fa è morto un suo informatore, l’agente del Kgb Aleksander Litvinenko, avvelenato pure lui dal polonio 210. Scaramella dice che nel suo corpo ci sono dosi di polonio cinque volte superiori a quelle mortali. Se è così, ha le ore contate. Prima dell’eventuale fine, però, Scaramella ha consegnato al suo avvocato Sergio Rastrelli una lettera nella quale sostiene di avere informazioni-bomba su politici e giornalisti italiani. Informazioni video e informazioni scritte. Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato che Scaramella e il presidente della commissione Mitrokhin, senatore Paolo Guzzanti, parlavano di Prodi come di un agente del Kgb e cercavano elementi a supporto di questa loro idea. Il mondo politico italiano, per ora, non sembra troppo in ansia. I medici di Londra dicono che Scaramella non sta così male come vuole far credere. Però hanno detto che non uscirà certamente dall’ospedale prima di quindici giorni.
Berlusconi Sabato scorso un milione di persone (più o meno) ha sfilato a Roma contro Prodi e il governo di centro-sinistra: tre cortei partiti contemporaneamente da tre punti diversi della città e riuniti poi in piazza San Giovanni. Qui le riprese dall’alto hanno mostrato una folla tipica dei comizi del 1° maggio o delle grandi adunate sindacali dei decenni passati. Dunque anche il centro-destra sa muovere le masse. Infatti il Manifesto è uscito col titolo ”Non sottovalutiamo” e la sinistra in genere s’è detta preoccupata. E però: a Roma hanno sfilato Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega, cioè Berlusconi (guarito e scatenato), Fini e Bossi. Il quarto attore della compagnia, cioè Casini con la sua Udc, è andato a manifestare a Palermo, in un Palazzetto dello Sport strapieno, facendo sapere che ”ormai le opposizioni sono due”. Cioè la Casa delle Libertà è finita e l’Udc non vuol più sentir parlare di leadership di Berlusconi. Il significato di questo minuetto si capisce bene guardando Mastella, il capo dell’Udeur che fa il ministro della Giustizia e sta nel centro-sinistra: ha subito proposto a Casini di far liste comuni per le prossime elezioni europee. Dall’Udc gli hanno risposto: ”Tu prima esci dal centro-sinistra”. Non è detto che non accada.
Alitalia Prodi ha deciso di vendere Alitalia, dando via subito un 30 per cento della partecipazione (lo Stato ha il 49) e cedendo poi eventualmente anche il resto. Il ministero del Tesoro conta di incassare dall’operazione 300 milioni. Il problema naturalmente è il compratore: la compagnia perde un milione al giorno ed è presidiata da tredici sindacati, nessuno dei quali fino ad ora ha voluto cedere un millimetro dei propri privilegi né un grammo della propria forza d’interdizione. Altre compagnie aeree, per salvarsi dalla crisi, hanno scelto strade piuttosto dolorose: Air France ha rinunciato a una parte del proprio potere fondendosi con gli olandesi di Klm e aumentando il numero delle rotte, British Air ha tagliato drasticamente il personale, Swissair è fallita prima di esser presa dalla Lufthansa. Nessuna di queste procedure piace agli italiani. Il nostro governo ha fatto sapere che indirà un’asta e che chiederà ai partecipanti di garantire i livelli di occupazione e la copertura del territorio. Chi compra dovrebbe anche impegnarsi a non rivendere dopo un po’ l’azienda, men che mai facendola a pezzi. Come si vede, sono praticamente escluse tutte le procedure indispensabili al risanamento. A sigillo di queste intenzioni c’è l’avvertenza di Epifani: ”Chi compra Alitalia, non deve farlo per soldi”. Infatti Air France, con cui era stata avviata una trattativa, s’è già fatta precipitosamente da parte. I giornali scrivono che sarebbero interessati all’acquisto Carlo Toto (padrone di Air One e alleato con Lufthansa) e Carlo De Benedetti. Dietro Toto ci sarebbe Banca Intesa e un forte appoggio diessino. I giornali raccontano di una procedura, che sarebbe già in atto, tipicamente italiana: invece di far eventualmente gareggiare i concorrenti uno contro l’altro in modo da spuntare il prezzo più alto, il ministro Bersani, su incarico di Prodi, starebbe tentando di metter tutti d’accordo, in modo che una quota d’Alitalia vada a questi e un’altra a quelli. Sempre facendo in modo che non vi sia alcun interesse per i soldi.
Chavez Mentre a Cuba Raul, il fratello di Castro, apre agli Stati Uniti (’è ora di sedersi a un tavolo e negoziare”), in Venezuela il nuovo Castro – cioè Hugo Chavez – si è guadagnato il diritto a governare il paese per altri sei ann.. Ha vinto infatti le elezioni presidenziali di domenica scorsa con una percentuale superiore al 60 per cento. Benché il Venezuela sia tanto lontano da noi, la vittoria di Chavez ci interessa perché: il Venezuela è il terzo produttore al mondo di petrolio, dunque la sua politica dell’energia può influenzare in modo decisivo la nostra vita. Si deve anche tenere conto che: in Venezuela viene estratto molto meno petrolio di quello che si potrebbe e dunque un cambio di politica in questo senso porterebbe sconvolgimento dei prezzi e contraccolpi in Medio Oriente; Chavez, che guida un paese grande tre volte l’Italia e con la metà dei suoi abitanti, è une che ama mostrare i muscoli (come Putin e Ahmadinejad), soprattutto contro gli americani: è pronto anche a modificare la Costituzione per restare al potere tutta la vita e del resto, da militare, nel ”92, tentò un colpo di stato e finì in galera per due anni.
Preti La crisi delle vocazioni è così seria che padre Claudio Hummes ha detto: ”Il celibato dei preti non è un dogma, la Chiesa non è un’istituzione immobile”. Questa dichiarazione è di estrema importanza perché padre Hummes, brasiliano, cardinale e papabile dopo Wojtyla, è appena stato nominato ”ministro del clero”, cioè capo di tutti i sacerdoti cattolici. E’ inoltre significativo che dichiarazioni simili vengano rilasciate mentre a capo della chiesa c’è un pontefice ritenuto molto conservatore. Il fatto è che il numero di preti è diminuito in questo dopoguerra in modo impressionante e soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, le regioni del mondo, cioè, più intensamente attaccate dal fondamentalismo islamico. Un solo dato: i sacerdoti in America nel 1960 erano 54.682 per una popolazione di 42 milioni di cattolici. Nel 2000, essendo i cattolici diventati 62 milioni (per via dell’immigrazione dai paesi latino-americani e dell’aumento generale della popolazione), i preti in campo erano scesi a 46.603. L’ostacolo principale a farsi prete, come dicono decine di sondaggi, è proprio il celibato (anche se don Baget Bozzo sostiene che i protestanti, che non hanno il celibato, sono in crisi lo stesso).
Previti Cesare Previti non è più condannato a cinque anni per aver corrotto il giudice che doveva sentenziare sulla Sme: la Cassazione ha sentenziato definitivamente che il processo non si doveva fare a Milano, ma a Perugia, sede competente quando si deve giudicare un magistrato che opera a Roma. I giornali hanno titolato: ”Sconfitta della Boccassini”. Ed è vero. I terribili giudici milanesi si sono anche presi una severa reprimenda di Nicola Marvulli, che ha presieduto la Cassazione fino a un mese fa: ”I giudici di Milano hanno ostinatamente voluto tenersi il processo, nonostante la Cassazione li avesse avvertiti per tempo della loro incompetenza. Questa sentenza era assolutamente prevedibile”.
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