9 dicembre 2006
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 11 DICEMBRE 2006
Fino a poco tempo fa c’era un metodo infallibile: «appena si vedeva uno qualsiasi, fino a quel momento oscuro ai più, diventare ospite in tutti quei programmi pomeridiani e no che si reggono sulla sfilata di tipi e tipe appariscenti, potevi scommettere che quel qualcuno era appena entrato nella scuderia di Lele Mora» [1], «guru della comunicazione, leader in Italia nel campo della gestione di artisti e della loro immagine», secondo la definizione del suo sito internet. [2]
L’ascesa di Dario Mora detto Lele, nato a Bagnolo di Po in provincia di Rovigo 51 anni fa, inizia in un bar della città veneta, aperto nell’80 e chiuso dopo un anno. Nell’83 il ritorno agli affari. Gianluca Paolucci: «Diventa socio dell’amico Pasquale in un centro di bellezza: ”parrucchiera, sauna, massaggi ed ogni altra attività connessa all’estetica maschile e femminile”. lì che iniziano i suoi rapporti con il bel mondo. Nella città scaligera impazza Caniggia, talento maledetto del pallone, lunga chioma bionda e una certa predilezione per le righe bianche anche fuori dai campi di calcio. E Lele finisce in mezzo ad un’inchiesta sullo spaccio di cocaina, si fa un po’ di carcere ma ne esce pulito. Comunque anche la società con Pasquale viene sciolta – nell’89 - e Lele inizia la sua corsa. Alla fine degli anni Novanta nasce la Lm Management, sede a Treviglio, provincia di Bergamo; uffici a Milano, dietro piazzale Loreto. Da lì Lele dà la scalata allo star system». [3]
In breve Mora diventa il numero uno. Maria Volpe: «Con la famiglia è di una generosità disarmante, ma lo è pure con i suoi artisti, che tratta come figli. Si narra spesso delle pantagrueliche cene, con Lele cuoco e gran gourmet che cura primi e secondi. Cibi prelibati, buon vino. E artisti, vip, amici, starlette sulla rampa di lancio, ragazzotti tutti muscoli che di tanto in tanto gli massaggiano i piedi (questa del massaggio ai piedi è una sua fissa, misto tra illusione erotica e atto di deferenza)». [4]
Da Lele Mora vanno soprattutto starlette ornamentali, vip di seconda fascia. Francesco Specchia: «E raminghi giovani e bellocci che vengono apposta dalla Sicilia, che lo registrano sul telefonino sotto ”Illustrissimo”, e che di professione ”stanno con Lele Mora in attesa di diventare il nuovo Costantino”, come testimoniò uno strepitoso pezzo su Vanity Fair di Candida Morvillo». [5] L’apice del ”lelemorismo” è nei primi cinque anni del nuovo secolo. Antonio Dipollina: «Salta a piè pari dentro alla strepitosa combinazione televisiva innescata dall’esplodere dei reality show, dei talent-show, dei vaiasapere-show che necessitano di far passare ore e ore spendendo il meno possibile: l’investimento finisce tutto o quasi nelle tasche di chi gestisce legioni di aspiranti vip, tronisti, veline». [1]
C’è chi dice che a Milano s’indagasse da un paio d’anni. Stefania Miretti: «E che gli inquirenti avessero riunito le segnalazioni in un faldone denominato, in gergo, ”Operazione Coca-Culo”. Non sarà elegante, ma intanto è una prima sintesi». [6] Fiorenza Sarzanini: «Il fascicolo viene aperto nella primavera scorsa, pochi giorni dopo l’arresto del principe Vittorio Emanuele di Savoia. proprio lui, in un colloquio con l’amico Ugo Bonazza che viene registrato, a raccontare di un pranzo effettuato con il vicesindaco di Campione al quale era stato invitato dal noto ”agente dello spettacolo”, Lele Mora. Spiega che l’amministrazione del Casinò vuole togliere a Mora il contratto di procacciatore di clienti che gli costa 250 mila euro l’anno. Il magistrato dispone verifiche per stabilire se l’attività dell’impresario sia regolare. Chiede e ottiene dal gip l’autorizzazione ad effettuare nuove intercettazioni. I contatti della ”LM” consentono di scoprire che alcuni fotografi che lavorano per Mora avrebbero ricattato personaggi famosi per costringerli a comprare foto che altrimenti sarebbero state vendute a giornali di gossip». [7]
Gossiplandia sarebbe «tutta una mafia di gay: nelle agenzie, in tv, nei giornali, contano e si aiutano l’uno con l’altro», racconta un fotografo milanese: «In questo mondo il ricatto sessuale è una cosa talmente espansa che non fa notizia, ma a offrirsi non sono solo donne, anzi. Le ragazze, casomai, tutte così uguali, così finte, magre e con il seno enorme, sono la controprova: sai perché si conciano così? perché cercano di corrispondere all’immaginario omosessuale di chi decreta successi e insuccessi». [8]
Al centro delle indagini del pm potentino John Henry Woodcock, c’è anche il fotografo Fabrizio Corona. Miretti: «Trentadue anni, alto e bello, sposato con la modella Nina Moric, figlio d’arte (suo padre Vittorio fu un ideatore di giornali), Corona ha inventato il business perfetto, dove le vittime sono un po’ carnefici e viceversa. l’uomo che sa tutto delle vite altrui, compreso il prezzo. Crea, distrugge e lavora, lavora sempre: alle 4 del mattino si stampano le foto della notte, alle sei i venditori contattano le case editrici dei settimanali, alle due si organizza la caccia serale, poi altre foto da piazzare ai mensili, ancora riunioni e avanti così, fino notte fonda, ogni giorno della settimana, ogni settimana dell’anno». [9]
Il reato al centro della vicenda sarebbe estorsione («sub specie ricattatoria»). Ma i filoni sono numerosi. Cristina Zagaria: «Sembrerebbe che l’agente di star e giornalisti abbia fornito sotto banco al fotografo Corona informazioni su spostamenti o incontri dei suoi ”protetti”. Questo, attenzione, non è reato. Ma potrebbe diventarlo se, come emergerebbe dall’inchiesta potentina, gli stessi vip sarebbero poi stati ricattati perché queste foto non venissero pubblicate». [10] Mora: «Ma quali scoop pilotati. I servizi fotografici, semmai, li compravo io. Di tasca mia. Li ritiravo per tutelare i miei artisti». E poi: «Corona fa il suo lavoro, ha una società sua, io non sono né suo padre né il suo tutore. Se ha combinato qualche pasticcio, e in quel tipo di lavoro qualche casino prima o poi lo combini, mica posso risponderne io». [11]
Un dito nel naso fino a 8mila euro, una pancia grassa e stanca 15mila ecc. Sono questi i prezzi al mercato del gossip. Paola Pollo: «Una Manuela Arcuri che esce da un ristorante va sul mercato a ottomila euro!». [12] Corona: «Fino a 50mila euro per uno scoop da sfasciafamiglie, da 30 a 50 mila per quelli sui neofidanzati». [13] Tra i ricattati, molti calciatori: Gilardino (Milan), Adriano (Inter), Trezeguet (Juve), Totti (Roma) ecc. Christian Vieri ”versione 1”: «Io non sono né sposato né fidanzato non me ne fregava niente che uscissero quelle foto. Gli ho fatto una faccia così e l’ho mandato via» (l’ha menato?). [14] ”Versione 2”: «Gli ho fatto una faccia un po’ così... e l’ho cacciato via». [15]
Tra i ricattati molti personaggi dell’economia. Da sempre nell’obiettivo dei paparazzi. Un imprenditore: «Erano gli anni Novanta quando un noto industriale fu beccato in ”intimissimi” atteggiamenti sul ponte del proprio yacht con l’amante. Gli costò 150 milioni di lire di allora fermare quegli scatti. Un’esagerazione, perché poi per tre anni quel paparazzo lo seguì ovunque... Aveva trovato l’America». Luciano Regolo, direttore di Novella 2000: «Il gossip è diventato strumento di delazione, lotta politica (gli anglosassoni insegnano), ricerca di notorietà e ogni giorno mi ritrovo a fare i conti con la deontologia, a pensare ma a chi interessa che questa notizia esca? L’avvocato divorzista? L’avversario? L’interessato? L’amante?». [12]
«Vendere un servizio fotografico a chi lo richiede per non farlo uscire, non è un ricatto. mercato». così che la vede Corona: «Noi non estorciamo niente. Ci sono delle foto di un personaggio famoso e questo non vuole che escano? Bene. Il personaggio paga. Accade anche questo. lavoro. Lo fanno tutte le agenzie di gossip fotografico, mica solo la mia». E poi: «Le persone che fotografiamo, per me sono fonte di guadagno e basta. Fingono d’arrabbiarsi, ma sanno che dovranno preoccuparsi quando non lo faremo più». [9]
Il milanese-simbolo (milanese della grande Milano) del Duemila è il più verosimile del vero Marco Ranzani di Cantù. Maria Laura Rodotà: «Il personaggio inventato dal dj Albertino, Giovin Signore post-pariniano di inizio millennio, ha il Porsche Cayenne (come Lele Mora), va a serate con calciatori al Tocqueville (dove incontra Lele Mora), ha una villa in Sardegna (vicina a quella di Lele Mora), tradisce la donna con una velina e poi con Simona Ventura (ex scuderia di Lele Mora). Ma quando finisce su Chi è contento, a differenza di altri. Ma lui è un’icona radiofonica. Gli altri, ancora non si sa». [16]
«A chi mai potrebbe venire in mente di acquistare e far sparire le foto che gli sono state scattate, qui sul pianeta di quelli che vivono per apparire? In un mondo dove essere paparazzata nell’atto di sniffare coca ha raddoppiato le fortune e i contratti di Kate Moss, tra l’altro?» (Stefania Miretti). [8] Salvatore Scarpino: «Il sospetto è che se non si è inquisiti da Henry John Woodcock, parente dello sceriffo di Nottingham e sostituto procuratore della Repubblica a Potenza, in realtà non si è nessuno. Sia chiaro, un’incriminazione o un arresto da parte del succitato magistrato costano, nell’immediato, discredito e sofferenza, ma costituiscono quasi il conferimento di un’onorificenza mezzo inglese e poi, diciamolo, finiscono nel nulla, nella maggior parte dei casi». [17]
Elisabetta Gregoraci, protagonista della prima vallettopoli, lavora come e più di prima. Oliviero Beha: «Chiunque può verificare come negli adolescenti si sia abbassato ben oltre il livello di guardia il sentore di questa ”negatività” della pubblicità, che la reputazione per loro ha ingoiato se stessa trasformandosi in un sinonimo di notorietà, che questo è ormai un Paese in cui se non vai sui giornali e magari - anche se non a lungo, naturalmente - in galera davvero ”non sei nessuno”». [18]
«Oggi come oggi, chi può dire dove finisce una ragazza-immagine e comincia una prostituta?» (un anonimo ”artista” televisivo). [8] Secondo un sondaggio dell’estate 2005, Lele Mora è l’uomo che «il 45% delle adolescenti sogna d’avere come impresario». [5] Michele Serra: «Come per tante altre ”questioni morali”, gli aspetti legali e le vicende giudiziarie sono appena un capitolo, e non necessariamente quello decisivo. Più ancora conta (esattamente come in Calciopoli) scoprire che la mentalità diffusa, la cultura di fondo di un interno ambiente non è più in grado di giudicare ripugnante ciò che lo è». [19] Irene Pivetti: «(Lele Mora) non è Biancaneve, ma l’ho scelto proprio per questo. Prima sono sempre stata seguita da avvocati, tutti gran signori. Però portavo a casa un contratto che valeva la metà». [20]