Erika Dellacasa, "Corriere della Sera" 8/12/2006;, 8 dicembre 2006
Per mostrare a don Andrea Gallo le sue buone intenzioni in fatto di Pacs, il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero gli ha raccontato di aver convissuto a lungo prima di sposarsi con la donna (madre dei suoi due figli) dalla quale si è separato nel novembre 2005: «Mi ricordo bene la data di quando sono andato a vivere con la mia compagna, ma non mi ricordo quella in cui ci siamo sposati
Per mostrare a don Andrea Gallo le sue buone intenzioni in fatto di Pacs, il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero gli ha raccontato di aver convissuto a lungo prima di sposarsi con la donna (madre dei suoi due figli) dalla quale si è separato nel novembre 2005: «Mi ricordo bene la data di quando sono andato a vivere con la mia compagna, ma non mi ricordo quella in cui ci siamo sposati. Non potrei neppure dire l’anno: forse il 98, no, non lo so... Sicuramente erano almeno dieci anni che vivevamo insieme. Questo dimostra che per me, proprio non è cambiato niente fra il prima e il dopo matrimonio. La nostra vita, il nostro legame, è rimasto quello che era. Non vedo nessuna differenza tra il matrimonio civile e la convivenza di fatto». Perché sposarsi allora? « stata una decisione maturata nel tempo come è successo a tanti che non si sono sposati ma hanno formato una famiglia: lo abbiamo fatto per i figli. Un po’ ha pesato il fatto che mia figlia mi vedeva così poco, già allora mi dovevo assentare spesso per gli impegni politici, poi è arrivato il secondo bambino... Insomma, sentivamo la necessità di dare loro un inquadramento più garantito, di creare qualcosa di legalmente riconosciuto. E così ci siamo sposati». Valdese come la moglie, si è sposato solo con rito civile: «Per i valdesi il matrimonio non è un sacramento, è prevista una semplice benedizione».