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 2006  dicembre 07 Giovedì calendario

Un bambino di 10 anni. Figlio unico di due infermieri, robusto, un po’ più alto della sua età, viveva con la mamma al quinto piano di un palazzone in Famagosta, estrema periferia sud di Milano

Un bambino di 10 anni. Figlio unico di due infermieri, robusto, un po’ più alto della sua età, viveva con la mamma al quinto piano di un palazzone in Famagosta, estrema periferia sud di Milano. Appassionato di videogiochi, giocherellone coi compagni di scuola, nel quartiere lo conoscevano tutti e tutti lo giudicavano felice e contento almeno fino a due mesi fa, quando nel giro di poco tempo gli era morta la nonna amatissima e il padre se n’era andato via di casa. I due comunque si vedevano spesso, lo scorso martedì avevano trascorso il pomeriggio giocando e guardando la tv, avevano cenato assieme, quindi il padre l’aveva salutato perché gli toccava il turno di notte nell’ospedale di Piacenza. Verso le 21 madre e figlio andarono a dormire, un’oretta più tardi il ragazzino si alzò e chiese alla mamma: «Ho finito l’acqua, posso andare in cucina a prendere un’altra bottiglietta?». Lei gli rispose di sì, lui lasciò la stanza da letto. Dopo qualche minuto la donna, non sentendolo tornare, andò a cercarlo, entrò in cucina, notà una sedia appoggiata sulla finestra spalancata, si affacciò tremenate e vide il corpo del ragazzino sull’asfalto. I poliziotti, troppo sconvolti dall’idea di un bimbo che si sia voluto ammazzare, ipotizzano altre risposte: «Forse ha voluto imitare qualche personaggio dei fumetti. Forse si è solo sporto per guardare qualcosa lì sotto». Verso le dieci di sera di di martedì 5 dicembre.