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 2006  dicembre 07 Giovedì calendario

I padroni del calcio globalizzato. Corriere della Sera, giovedì 7 dicembre Comprano da qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi parte del mondo

I padroni del calcio globalizzato. Corriere della Sera, giovedì 7 dicembre Comprano da qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi parte del mondo. Tranne che in Italia e in Spagna, per motivi diversi. L’azionariato diffuso di grandi club come Barça o Real le rende impossibili da scalare. Il nostro pallone sempre pieno di scandali e con una cifra spettacolare indebolita sempre dai tatticismi, invece, ha poca immagine. Comprano con rotoli di banconote tenute insieme con l’elastico, come in certi film del neorealismo, ma i rotoli sono centinaia di migliaia e stanno terrorizzando l’Uefa per tre motivi: 1) non si conosce la provenienza di tutto questo denaro; 2) non c’è nessuna garanzia che l’amore duri; 3) certe follie inquinano il mercato. Tra gli acquirenti del pallone sempre più globalizzato non ci sono confini. Iraniani, indiani, statunitensi passati dai palloni pizzuti a quelli rotondi, egiziani, naturalmente russi ma anche lituani, persino islandesi. Il West Ham United, squadra di solide tradizioni operaie londinesi? in mano a Eggert Magnusson, presidente della Federcalcio islandese e membro del comitato esecutivo dell’Uefa. I 126 milioni di euro versati al club londinese, naturalmente, non sono suoi ma di un banchiere suo connazionale, Bjorgolfur Gudmundsson. Se non altro, Magnusson conosce il regolamento del football. L’Inghilterra è l’Eldorado dei nuovi padroni. La Premier League è un investimento importante: rende nei conti bancari (potere soprattutto del merchandising) ma anche in quelli incalcolabili dell’immagine. Ha aperto la strada Al Fayed, con il Fulham. Roman Abramovich ha centuplicato la posta con il Chelsea. Due statunitensi proprietari di club di football americano – Malcolm Glazer e Randolph Lerner – hanno acquistato Manchester United e Aston Villa. E non vengono comperate solo le storiche o le londinesi. Il franco-israeliano Alexandre Gaydamak si è regalato il Portsmouth e l’ha portato a un clamoroso quarto posto. Si tratta di corazzate poderose. Il magazine FourFour- Two ha pubblicato la classifica dei Paperoni del calcio british: Abramovich, primissimo, vanta una fortuna personale di 14,6 miliardi di euro; Glazer è quarto (1,5 miliardi), Lerner settimo (1,2). E adesso sta arrivando un concorrente pericoloso: lo sceicco Mohammad ben Rached al-Maktoum, che, con la sua Dubai International Capital, sta negoziando l’acquisto del Liverpool. La risposta dei tifosi? Quasi sempre negativa. Soprattutto quelli delle squadre più «storiche». La paura, infatti, è che i padroni possano stancarsi presto del giocattolo. Xabi Alonso, centrocampista dei Reds, ha chiesto ai possibili nuovi acquirenti «di rispettare le tradizioni del club». C’è chi si è mosso in Scozia, come l’affarista lituano di origine russa Vladimir Romanov. Ha comprato gli Hearts of Midlothian, si è portato allenatore e quattro giocatori delle parti sue e adesso deve fronteggiare la contestazione dei tifosi. C’è chi ha giocato su due tavoli. Nel 2004 Kia Joorabchian, iraniano, allora 33enne sconosciuto uomo d’affari, acquistò il Corinthians attraverso la Media Sports and Investment, con sede a Londra. Guarda caso Tevez e Mascherano sono passati prima dal Corinthians e poi dal West Ham, senza essere in realtà proprietà di nessun club. E c’è chi sogna di ribaltare il mondo. Pramot Mittal, magnate indiano dell’acciaio, ha appena acquistato il 100% del Cska Sofia. Vuole farne il nuovo Chelsea. Prima idea: farlo allenare a Sven Goran Eriksson. Se paga bene, la panchina è a posto. Sarà più difficile convincere Ronaldinho a lasciare Barcellona. Luca Valdiserri