Prima Comunicazione 23/11/2006, Carlo Riva, 23 novembre 2006
Giornale libero… forse un’utopia. Prima Comunicazione 23 novembre 2006. Lo dice Danilo Coppola, nuovo azionista del gruppo di Finanza&Mercati che ha tagliato corto con i battibecchi aziendali versando subito un pacco di milioni e arrivando alla maggioranza in anticipo sul previsto
Giornale libero… forse un’utopia. Prima Comunicazione 23 novembre 2006. Lo dice Danilo Coppola, nuovo azionista del gruppo di Finanza&Mercati che ha tagliato corto con i battibecchi aziendali versando subito un pacco di milioni e arrivando alla maggioranza in anticipo sul previsto. Dei giornalisti ne parla con gran rispetto ma vuole avere le mani libere nella gestione aziendale. Sono molti gli imprenditori che, una volta fatto il gruzzolo, hanno deciso di fiondarsi nel mondo dei media. Sul perché e sul percome ogni storia però fa caso a sé. I Perrone ci arrivano dopo essersi imbottiti di soldi con l’Ansaldo: migliaia di obici forniti all’esercito italiano per l’offensiva dopo Caporetto. Berlusconi salta da Milano 2 alla tivù avendo fatto tesoro della sua esperienza di intrattenitore sulle navi da crociera. Caltagirone si trova tra le mani Il Mattino di Napoli perché il cognato Romanazzi ha bilanci ormai al collasso. Via poi, con il vento in poppa, per altri acquisti. E Danilo Coppola ? Sono soprattutto i due micidiali ukaze lanciatigli contro a sorpresa dal Sole 24 Ore (pesanti dubbi sulle vere origini della sua ricchezza) a convincerlo che non è più cosa stare fuori da questo mondo. Così c’entra, anche se con qualche trambusto. Una storia che vale la pena di raccontare dall’inizio. Massimo Segre, il professionista torinese che lo ha assistito nell’acquisizione della maggioranza dell’Ipi (vedi Prima n. 365, pag. 88), a dargli una dritta. A febbraio Coppola e Osvaldo De Paolini, direttore di Finanza&Mercati e maggiore azionista con circa il 70% di Editori PerlaFinanza, si apparecchiano per il primo tête-à-tête. Menu di De Paolini: la società, giunta al quinto anno di attività, il quarto per il quotidiano economico, ha bisogno di un partner finanziario perché sta sbarellando con i conti: il fatturato, badgettato, in un primo tempo, per 28 milioni di euro, non va, infatti, oltre i 20 con perdite, in bilancio, che viaggiano ormai sui 6-7 milioni. Motivi, buchi nella raccolta pubblicitaria, promozioni troppo costose (quella sui manager si è mangiata da sola 1,6 milioni) e periodici come il mensile Monthly e il periodico Monthly vision dedicato alle tecnologie, nati negli ultimi due anni come spin off del quotidiano, che sono idrovore. Contro menu di Coppola: sono interessato ma voglio arrivare ad acquisire il 60% della società con un amministratore delegato che però sia, da subito, di mia fiducia perché, per raddrizzare la situazione, c’è davvero parecchio da fare. ”Uhm”, fa De Paolini che vorrebbe sì incamerare soldi, anche perché la sua esposizione personale sta diventando un problema. Ma preferirebbe cedere solo per gradi la maggioranza delle azioni della società. Arriva il 14 luglio ed è come una mezza presa della Bastiglia. Coppola, pagando 12 milioni di euro, acquisisce, infatti, il 17,7% delle azioni ma, sulla carta, la maggioranza gli viene già assicurata dall’impegno da lui assunto per un prestito obbligazionario convertibile di poco più di 22 milioni da sottoscrivere in tre anni, comunque ”entro’ il 2009. Cambia subito il consiglio di amministrazione perché se restano Silvano Boroli presidente con il 20% delle azioni e vice Gianni Locatelli, entrano il nuovo amministratore delegato Roberto Patrucco della società di revisione PricewaterhouseCoopers come rappresentanti di Coppola, Massimo Segre, Francesco Bellocchi, direttore generale del gruppo dell’immobiliarista, e ancora Oscar Giannino e Carlo Boroli. Tutto fatto? Neanche per idea perché Boroli viene, di fatto, bypassato dal rapporto Coppola - De Paolini. Mezza frittata, tanto che i due Boroli, tagliati fuori dalla governance, decidono di andare sull’Aventino e disertare l’assemblea che sull’unghia nomina un nuovo Cda con Locatelli presidente, quattro consiglieri di De Paolini (Locatelli, sua moglie, Giancarlo Caparrotti e Guido Rivolta) e tre coppoliani (Segre, Patrucco e Bellocchi). E che problema c’è? C’è che il rapporto tra De Paolini e Patrucco fa subito scintille. ”E tutti questi buchi nelle entrate e queste spese esorbitanti?”, salta su Patrucco che ci mette un secondo a bloccare l’assunzione di De Dominicis, giornalista che da Roma segue le vicende bancarie, che De Paolini, avvalendosi dei suoi poteri di direttore, aveva, invece, dato per già fatta, tanto da averla comunicata anche al Cdr. Che poi a pensarci bene, non sarebbe stata un’assunzione qualsiasi perché, durante i tre mesi di prova quante botte in testa questo De Dominicis aveva dato alle banche, tanto da fare venire i sudori freddi a parecchi finanzieri preoccupati anche per il fatto che questo personaggio, ex addetto stampa dell’Abi, potesse aver conservato qualche importante talpa dentro l’associazione. Tanto che non è proprio da escludere che il suo siluramento possa essere dipeso anche da questo. E che fosse un primo segnale di Coppola sul cambio di rotta del giornale? Volano gli stracci. Mentre De Paolini, sentendosi gabbato, pensa di andare per avvocati, Locatelli, infuriato anche perché Patrucco ha subito tagliato i fondi per i suoi magazine, tra cui Logistic, convoca il Cda convinto di avere i voti, 4 contro 3, per far fuori Patrucco o almeno per ridimensionare il suo potere. Ma è Locatelli ad aver fatto i conti senza l’oste perché ora Boroli, invelenito, salta il muro e si allea con Coppola trascinando nella cordata anche Ugo Bertone, Guido Rivolta ed Eraldo Gaffino, 3% di azioni a testa. Eccolo il ribaltone con Coppola a conquistare la maggioranza, sottoscrivendo in anticipo parte del prestito obbligazionario grazie a un patto di sindacato in cui è previsto che l’immobiliarista acquisti parte delle quote dei soci non de paoliniani (e sono per ciascuno bei soldoni), mentre per Boroli c’è un put per le sue quote entro il 2008. Arriva il 31 ottobre e pare il 25 luglio del Gran consiglio: fuori De Paolini & company e Locatelli (quest’ultimo verrà una settimana dopo silurato anche come consulente editoriale) e nuovo Cda con Segre presidente, Coppola come vice, Patrucco amministratore e consiglieri Boroli, Bellocchi con l’aggiunta di Alfonso Ciccaglione, avvocato e amministratore delegato dell’Ipi. Ma poi l’immobiliarista, vinta la partita, rinnova la fiducia allo sconfitto De Paolini come direttore responsabile della testata. Il che sta però producendo, nella sede milanese di via Calco, un’atmosfera un po’ kafkiana perché anche Rivolta, come direttore di Borsa&Finanza, e Bertone, responsabile delle attività Internet, sono stati confermati. E stare ora tutti e tre, da separati in casa, sotto lo stesso tetto e a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, non è certo un bel vivere. Ma Coppola, per il momento, non pare preoccuparsene. Per lui è importante solo tirar su un’azienda con i fiocchi e che, nel ristretto mercato dei giornali economici e finanziari, possa contare qualcosa. Ed è a Prima – è la sua prima intervista da editore – che egli cerca di spiegare come e perché. Prima - Caro signor Coppola, sicché lei ha cambiato idea: prima sembrava che non potesse soffrire né giornali né giornalisti. E ora s’è comprato addirittura una casa editrice. Danilo Coppola - Ho sempre preferito più fare che parlare. Credo che nella vita tutto sommato quello che conta sono i risultati. Prima - Che sarebbero? D. Coppola - Fare bene il proprio mestiere. Prima - E il suo quale sarebbe? D. Coppola - Business immobiliare. Prima - Dalla caverna al grattacielo. D. Coppola - All’incirca. Prima - La vedo un po’ sulle sue. Sto dicendo qualcosa che non dovrei? D. Coppola - No, va tutto bene. Ma gliel’ho detto: io preferisco fare che parlare. Non sono uno che fa gli annunci, le promesse. Non sono abituato a parlare. Faccio e sviluppo business nel campo immobiliare. Questo è il mio lavoro. Non mi sono mai occupato troppo di comunicazione. Prima - Dovrà farlo, ora che ha una sua casa editrice. Perdipiù di informazione economica e finanziaria. Che è una materia infocata, che scatena polemiche. Come ha dimostrato subito un suo concorrente, Paolo Panerai, l’editore di Class, al quale ho l’impressione che lei stia un po’ sulle croste. D. Coppola - Ho l’impressione che avere dei giornali sia un mestiere con un po’ di croste. Ma eravamo d’accordo di parlare di mattoni piuttosto che di giornali. Prima - vero. Tanto più che qualche giorno fa lei s’è comprato il Grand Hotel di Rimini… Bell’albergo. D. Coppola - Sì, gli alberghi sono affini al nostro core business, l’immobiliare. Noi abbiamo comprato alberghi a cinque stelle, in zone che riteniamo strategiche per il turismo. Perché riteniamo che il turismo avrà un grande sviluppo in Italia nei prossimi anni. Vogliamo sfruttarne le opportunità e per questo ci muoviamo prima. Prima - Quindi, lei ritiene che siamo ancora nella fase ”prima’? D. Coppola - Sì, penso che gli alberghi che abbiamo già nel nostro gruppo avranno un’ulteriore valorizzazione. Recentemente, ne abbiamo acquisito un altro a Roma, in via Veneto, che sarà pronto per il prossimo anno. il Grand Hotel Vittorio Veneto. Un albergo a cinque stelle, con 150 camere, due ristoranti di livello. Sicuramente un asset del genere è destinato a valorizzarsi nel tempo: Roma è un centro del turismo internazionale e quell’hotel sta in una delle strade più prestigiose di una città in cui arrivano visitatori per tutto l’anno. Prima - Lei ha già avuto un bello scontro, addirittura con Il Sole 24 Ore, sull’origine del suo patrimonio? D. Coppola - Sì, è uscito l’altro anno durante il periodo di Natale. stato proprio un bel regalo natalizio che qualcuno mi ha voluto fare. L’ho preso come tale. passato quasi un anno… Prima - Se non sbaglio Il Sole aveva annunciato più puntate di quella inchiesta. E invece si è fermato alla prima. D. Coppola - Il silenzio che ne è seguito è stato forse un segnale. Probabilmente hanno preso un abbaglio. Del resto era un periodo particolare, c’erano state le scalate bancarie con il frastuono mediatico conseguente. E io sono stato oggetto di pesanti attacchi. Penso che ormai la tempesta sia passata. Certo, non ho vissuto molto bene quell’attacco. Prima - Le accuse erano pesanti. D. Coppola - Era un attacco importante di uno dei primi quotidiani italiani. Mi venivano addebitati fatti ignobili. Tutte cose inesistenti, montate faziosamente. Sono rimasto molto scosso. Però, ho continuato tranquillamente a lavorare come tutte le persone che non hanno nulla da nascondere. Prima - Ma più che sull’attività attuale, il servizio del Sole era centrato sull’origine del suo patrimonio. D. Coppola - Su un numero recente di Panorama Economy è stato pubblicato un articolo interessante in cui si diceva che in Italia se uno riesce a sfondare, ma non è figlio di un nobile o non proviene da una famiglia di grandi possidenti, probabilmente ha rubato o ha riciclato soldi. Quell’articolo parlava di Benetton, di Berlusconi e di altri imprenditori di successo italiani. Sono molto giovane, ma ho sempre lavorato. E mio padre faceva il mio stesso lavoro già da tanti anni. Io sono stato molto fortunato, perché ho operato in un periodo nel quale il mercato immobiliare è esploso. Non si può farmene una colpa. Ho avuto anche molto coraggio, in un periodo – nel ”95 e anche nel ”92 – in cui gli immobili quasi li regalavano. Ne abbiamo comprati alcuni nel centro storico di Roma – in via Frattina, in via del Corso – e li abbiamo pagati molto bene. Li abbiamo acquistati con dei mutui concessi dal Credito Italiano, Cariverona e altre banche. Dopo quattro, cinque anni gli stessi immobili valevano cinque o sei volte di più. Un palazzo in via Frattina lo comprammo per sei o sette miliardi di lire e l’abbiamo rivenduto quattro anni dopo per 35 milioni di euro, quasi dieci volte tanto. Questo non è accaduto in dieci anni – con l’aumento dell’inflazione, il costo della vita, eccetera – ma in soli quattro anni. Se lei moltiplica queste cifre per una serie di affari immobiliari, ci mette poco a mettere insieme un patrimonio di una certa consistenza. Un centro commerciale, per farle un altro esempio, lo comprammo per 15 milioni di euro e l’abbiamo ceduto per 55 dopo tre anni. Sono tutte operazioni documentate. Quindi, dire: ”Come ha fatto questo qui a mettere insieme tutti ”sti soldi”, oggi, lo posso dire tranquillamente: insieme ad altri sono stato tra gli uomini più controllati d’Italia. Con tutto quello che è successo, è stato scritto e si è detto, penso mi abbiano fatto le lastre 100-150 volte. Tutti sanno, o meglio, chi deve sapere conosce quali sono le mie fortune. E non sono certo quelle fesserie descritte dal Sole 24 Ore. Certo, si possono prendere anche degli abbagli. Anche se si dovrebbe essere responsabili di quanto si scrive. Prima - Però non ha sporto querela. D. Coppola - Ero partito per querelarli. Poi, ho avuto un colloquio con Ferruccio de Bortoli, il direttore del Sole. Probabilmente, lui ha capito che qualcuno si era sbagliato sul mio conto. Così, ho evitato di ricorrere alla magistratura. Però, vorrei sottolineare che questi attacchi provocano in ogni caso dei danni sia dal punto di vista personale sia da quello aziendale. E non c’è alcuna citazione per danni che può ripararli. In quel periodo stavo chiudendo con un fondo importante la compravendita di alcuni immobili. Beh, quell’affare è saltato. Il fondo si è raffreddato, mettiamola così. D’altra parte cosa che ci si poteva aspettare dopo l’uscita di un articolo del genere sul Sole 24 Ore. Insomma, abbiamo le spalle larghe, ma il colpo lo abbiamo accusato. Diciamo che anche questi risvolti fanno parte di una crescita imprenditoriale. Tutti i personaggi del nostro sistema economico finanziario hanno subito attacchi all’epoca in cui crescevano, perché probabilmente creavano dei problemi e dei fastidi. Certo, me ne sono reso ormai conto. E quindi ho smesso di sottovalutare l’aspetto mediatico. Anche se io sono rimasto assolutamente uguale a dieci anni fa. Anzi, da un punto di vista qualitativo, la mia vita è peggiorata. Non riesco più a farmi venti giorni di vacanza all’anno. Prima - Con tutti gli alberghi che ha? D. Coppola - Sono entrato solo una volta al Grand Hotel di Rimini: l’ho visto e l’ho comprato. E ho il desiderio di rivederlo, ma non ne ho il tempo. Prima - Nel frattempo, visto che ha deciso di non sottovalutare i media, è diventato editore comprando Editori PerlaFinanza. D. Coppola - Non c’entra nulla con quanto è successo, questa è un’iniziativa che ho sempre coltivato. Ho sempre pensato di avere un giornale, di fare un giornale autorevole e libero, non schierato né a sinistra né a destra, che non sia manovrato e racconti i fatti così come accadono. Forse è un’utopia. So benissimo che in ogni articolo c’è la soggettività di chi lo scrive. Però se un giornalista tira da una parte lo si può controbilanciare con un altro che la pensa in modo diverso. E il giornale si riequilibra. Inoltre, ritengo che a un imprenditore faccia bene diversificare i suoi affari. Prima - Non è l’unico immobiliarista che diversifica, intervenendo in editoria: a Roma ci sono Franco Caltagirone e Domenico Bonifaci. D. Coppola - solo un caso. La diversificazione dei propri business fa parte del percorso naturale di un imprenditore. Anche il mio investimento in Mediobanca, di cui possiedo il 2% delle azioni, l’ho deciso perché ritenevo che quello fosse un titolo sotto quotato che poteva crescere in un prossimo futuro. Quindi, la mia partecipazione poteva valorizzarsi. Entrare nell’editoria è un’altra diversificazione. Stiamo parlando di un settore particolare. Certo, l’editrice di un giornale è un’azienda e come tale deve avere degli utili. Ma non ho investito in Editori PerlaFinanza per realizzare dei grossi profitti. L’ho fatto perché ritengo che in Italia ci sia ancora spazio per una testata finanziaria. Con un piano editoriale e un piano industriale idonei penso che EpF possa svilupparsi in tre-quattro anni. Prima - Ma come è inciampato in Editori PerlaFinanza? D. Coppola - O si fa un giornale nuovo o lo si compra. Il Corriere della Sera… lasciamo perdere. Così tutti gli altri maggiori. C’è stata questa opportunità di Editori PerlaFinanza e l’ho presa in considerazione. La proposta mi è arrivata dallo studio Segre che si è messo in contatto con l’azionista di maggioranza, cioè Osvaldo De Paolini. Quindi, ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a parlare del progetto. Fin dal primo momento ho detto che a me non interessava una partecipazione del 18-20%, ma ne volevo una di maggioranza proprio per poter realizzare quello che avevo in testa. Ho messo anche subito in chiaro le mie aspettative: potenziare il quotidiano, aumentarne la diffusione fino ad arrivare in tre, quattro anni a quotare l’azienda e a creare un flottante tale da costituire quasi la maggioranza. E così rendere la testata ancora più libera. Ci ho creduto e sono andato avanti. Prima - E a luglio ha sborsato 12 milioni di euro per il 17,7% delle quote di EpF. D. Coppola - Mi scusi, non è andata esattamente così. Ho fatto un accordo con De Paolini nel quale era stabilito che entro tre anni sarei arrivato a essere il maggior azionista con una quota del 65%. Come? Comprando una partecipazione importante da lui e attraverso degli aumenti di capitale da realizzare secondo step precisi. Questo è stato l’accordo. Prima - Che, a quanto risulta, ha valorizzato piuttosto bene la società editrice. D. Coppola - vero, ho valorizzato molto i giornali, però anche in questo caso bisogna fare alcune precisazioni. Abbiamo valutato il 65% della casa editrice circa 58 milioni di euro, nonostante le cifre dell’azienda non fossero così esaltanti. Infatti, stiamo parlando di una realtà in cui c’è molto da fare e da ristrutturare. Però, come ho spiegato ai miei interlocutori, una parte la pagavo all’azionista De Paolini, un’altra la mettevo come aumento di capitale. Le cifre non sono precise all’euro, ma una trentina di milioni erano destinati all’aumento di capitale. Gli altri 28 milioni venivano pagati in tre step, entro e non oltre alcune date, all’azionista di maggioranza che, di conseguenza, riduceva la sua partecipazione. Anche quando ho comprato l’Ipi qualcuno ha detto, come fosse un’esagerazione: ”Eh Coppola l’ha pagata 200 milioni”. La verità è che l’Ipi l’ho pagata 220 milioni e nelle sue casse ho trovato 150 milioni. Risultato: alla fine ho sborsato 70 milioni. Io i conti li faccio così. Magari gli analisti li fanno diversamente. Per fortuna, non tutti hanno ancora capito. Prima - Nel caso di Editori PerlaFinanza lei i 58 milioni li ha sborsati tutti personalmente. D. Coppola - Ma 30 milioni li spendo per valorizzare l’azienda. Gli altri 28 sono serviti per assicurarmi la maggioranza. Prima - L’alta valutazione serviva proprio a questo scopo. D. Coppola - In una trattativa in cui non si vuole perdere tempo per raggiungere l’obiettivo, bisogna sempre mettere l’interlocutore di fronte a una strada percorribile. Questa è un’opportunità importante. Spero di non sbagliarmi. Ma avendo a disposizione 30 milioni si possono mettere in cantiere dei buoni progetti. Dal punto di vista dei profitti, non penso che in un’azienda editoriale si possa straguadagnare. Ma in un biennio, al massimo in tre anni, si può tornare all’utile. Il traguardo che voglio perseguire insieme ad altri è realizzare una testata finanziaria indipendente. Ritengo che oggi in Italia ci sia solo una testata economico finanziaria autorevole: Il Sole 24 Ore. Sì, anche il gruppo Class ha testate qualificate. Prima - Da ”Orsi&Tori’ di Milano Finanza le è arrivata qualche stilettata, a cui lei ha risposto con un fendente. D. Coppola - Io non voglio entrare in polemica con l’editore del gruppo Class. Ritengo giustificato che lui possa essere un po’ preoccupato per un progetto che può togliere spazi di mercato ai suoi giornali. Anche in passato sono stato più volte attaccato personalmente da lui, anche per i miei capelli. Che debbo pensare? Probabilmente c’è chi ha i capelli e chi no. E c’è gente che ogni mattina si fa la doccia ma non lo shampoo. A ogni modo, questi scontri si vivono un po’ dappertutto. Anche in campo immobiliare, quando c’è di mezzo un affare. Per questo, ci tengo a dirlo, non ho nulla contro l’editore di Class. Prima - Mi sembra che lei si muova molto velocemente nei suoi business. D. Coppola - Nel mondo immobiliare quando si devono fare degli affari è essenziale concluderli con rapidità. Ho conosciuto il cavalier Zunino un venerdì sera, ci siamo parlati e sabato mattina abbiamo concluso una transazione di quasi 8-900 milioni di euro. stato quando abbiamo acquisito gli immobili ex Enel e altri asset. Quanto al Grand Hotel di Rimini, alle 11 è arrivata la notizia che era sul mercato e sei ore dopo abbiamo concluso l’affare. Ricordo la volta che sono andato a girare attorno a degli immobili una notte a Roma. Ho fatto anche il preliminare anticipando cinque milioni di euro e alla fine ne ho guadagnati una trentina. Nel settore immobiliare la velocità non ha prezzo. Un’opportunità di mercato deve essere immediatamente presa se uno ci crede. Ormai il mercato è a livello internazionale. Oggi un immobile di prestigio a Roma può far comodo a un fondo inglese o americano, a un competitor tedesco. Ho letto molto negli ultimi anni sul mercato immobiliare. In genere si tratta di articoli pazzeschi. Se compro un palazzo e lo rivendo al dettaglio… Insomma, lo ristrutturo riportandolo agli antichi splendori e, poi, lo vendo frazionatamente, avrò un valore aggiunto notevole. Che aumenta se io intuisco che quello stesso palazzo è ubicato in una certa zona che si inserirà in un mercato ancora più prestigioso. Se investo 100 milioni in un immobile ne devo ricavare almeno 120 o 130. Altrimenti ho preso un abbaglio. Ho pagato 67 milioni per lo splendido palazzo di 15mila metri quadrati ai Parioli, dove ha sede l’Antitrust. Dopo mesi ho avuto richieste per 85-90 milioni. Insomma, i cespiti nelle zone centrali delle principali città sono aumentati di prezzo. Bisogna prevenire quanto succede sul mercato. Devi studiare… Meglio, devi stare attento a come gira. Negli ultimi tempi il mercato si è fermato, ma questo riguarda le abitazioni periferiche. Se l’immobile è bello e centrale, i prezzi salgono sempre. Tanto più che la richiesta è mondiale. Non è un caso che Bill Gates vuole acquisire alberghi. Prima - quindi essenziale anche un’informazione veloce. D. Coppola - Dieci anni fa le notizie mi arrivavano di seconda o terza mano. Più cresci e più sei informato prima degli altri. Prima - La stessa velocità che lei reputa essenziale nel settore immobiliare l’ha portata ad anticipare l’acquisizione della maggioranza in EpF. D. Coppola - Le assicuro che non avevo alcuna intenzione di avere ora la maggioranza, anche se in base al contratto l’avrei potuto fare anche il secondo giorno. Ma non mi interessava. Poi, mi sono reso conto… Le assicuro che non voglio entrare nelle linee editoriali dei giornali, ma per quanto riguarda la gestione aziendale, mi sono reso conto che la società aveva bisogno di una governance precisa. Infatti, al di là delle perdite di bilancio, c’era bisogno che qualcuno prendesse le redini in mano. Mi sono ritrovato nella stessa situazione che ho vissuto quando ho acquisito il Lingotto: c’erano figure che ricoprivano più cariche, che facevano i responsabili ad interim di alcuni settori, senza averne le competenze. Insomma, tutto volevo tranne sborsare altri 20-25 milioni di euro. Avrei potuto farlo per gradi. L’ho deciso perché era importante dare all’azienda un indirizzo preciso. Lo ribadisco, non parlo di linea editoriale, ma di gestione aziendale. Prima - Però, il caso è scoppiato quando l’amministratore delegato si è assunto la responsabilità di prendere una decisione – la conferma o no di un contratto di un redattore – che, secondo il contratto giornalistico, spetta solo al direttore responsabile. D. Coppola - Questa azienda ha tantissime risorse umane. Certo, devono essere tutte difese, ma senza mettere a repentaglio l’organico che effettivamente serve. Bisogna verificare, ottimizzare. Con il quotidiano uscivano una serie di pubblicazioni periodiche, che in alcuni casi hanno prodotto perdite molto alte, e bisognerà vedere se e quante effettivamente sono utili. Il progetto editoriale e quello industriale devono basarsi innanzitutto sul quotidiano Finanza&Mercati e sul settimanale Borsa&Finanza. Quando le copie aumenteranno e il quotidiano arriverà a vendere 30mila copie, e le testate saranno conosciute ancora di più, allora si potrà pensare a lanciare qualche altro prodotto. Insomma, l’ho fatto per il bene dell’azienda. Del resto nessuno investe cifre del genere se non vuole che l’azienda vada meglio e sia credibile. Prima - Anche perché fare un grosso investimento e poi trovarsi in mano un giornale che non rappresenta alcuna leva di potere… D. Coppola - Io sono un idealista. E l’ho dimostrato varie volte. I soldi sono fondamentali, ma ancora di più i progetti. E in questa iniziativa il mio obiettivo è di fare un giornale autorevole e istituzionale. Perderebbe autorevolezza nel momento che l’usassi come leva di potere. Dimostrerò nei fatti che questo è il vero scopo per cui ho investito in EpF. Ricordo quando andavo a scuola dai frati al Pio XII. Il preside, anche lui un frate, ci faceva leggere almeno tre giornali ogni mattina. Alle medie non capivo perché lo si dovesse fare. Pensavo ne bastasse uno, perché le notizie erano sempre le stesse. Incominciai a capire al liceo che era un esercizio che ti apriva la testa. Confrontavi gli articoli e ti facevi opinioni differenti sulla stessa notizia. da allora che mi è venuta l’idea di fare un giornale il più possibile libero. Se davvero avessi voluto fare qualche cosa di diverso, pensi quanta pubblicità avrei potuto comprare con 25 milioni di euro. Prima - Lei si trova in mano un quotidiano fatto da quattro giornalisti che erano quattro amici. Poi, i giornalisti sono diventati tre, perché Gaffino è uscito dalla partita, e questi ora lavorano da separati in casa: non è un po’ rischioso per la sua impresa? D. Coppola - Da quando sono arrivato al giornale, prima come azionista, ora come azionista di maggioranza, non ho mai interferito con la linea editoriale. Non ho mai neppure telefonato per sapere che cosa si pubblicasse il giorno dopo. Per rispondere alla sua domanda, so che la situazione è un po’ tesa, ma spero che per quando uscirà questa intervista gli animi si siano rasserenati e si lavori per un progetto comune. Personalmente con De Paolini non ho avuto nessuno scontro. Tanto che ci sentiamo spesso e ci scambiamo sms. Certo, c’è stato il momento in cui ho preso la maggioranza e De Paolini non ha più gestito alcune cose dell’azienda che lui, insieme ad altri, ha fondato. Poi ci siamo parlati. E rimane saldo alla direzione del quotidiano. Prima - Mentre Ugo Bertone sarà alla guida delle attività su Internet e Guido Rivolta dirigerà il settimanale Borsa&Finanza. D. Coppola - Esatto. Prima - vero che lei vuole fare un settimanale, un newsmagazine? D. Coppola - Sì, ma prima voglio rafforzare e consolidare Finanza&Mercati e Borsa&Finanza. Poi, penseremo a quel progetto. Potrebbe passare qualche anno, o anche uno solo. Tuttavia, per il momento è prematuro. Per il momento è importante lavorare sul quotidiano, rafforzare le pagine ed, eventualmente, cambiare il formato. Prima - Il formato ”slim’ di Finanza&Mercati ha una sua originalità. D. Coppola - Mi dicono che questo formato presenta problemi di produzione. Non è una mia decisione. un aspetto che rientra nel piano editoriale che verrà formulato da chi di dovere, dai direttori delle testate. Ora stiamo creando una struttura manageriale. Arriveranno dei nuovi manager che dovranno portare avanti un piano industriale. Prima - Che cosa prova ora come editore quando apre il giornale al mattino? D. Coppola - Lo leggo attentamente, visto che non so anticipatamente che cosa c’è scritto. Penso che forse in futuro dovremo prendere qualche firma che bilanci qualcuno che è all’interno della redazione. Prima - A chi si riferisce? A Giannino, un po’ troppo antigovernativo? D. Coppola - Niente nomi. Comunque Giannino è bravissimo. Carlo Riva