Paola Sorge, la Repubblica 6/12/2006, pagina 61., 6 dicembre 2006
Io, poeta e misantropo. Intervista ad Hans Magnus Enzesberger. la Repubblica, mercoledì 6 dicembre Com´è difficile intervistare un poeta, specie se raffinato e circonfuso di gloria come Hans Magnus Enzensberger; pare quasi una violenza riportarlo all´attualità, alle infinite quérelles sugli scrittori, ai mali che affliggono il mondo, sottraendolo all´atmosfera rarefatta che regnava nello splendido Auditorium del campus universitario di Chieti dove lo scrittore tedesco nei giorni scorsi ha ricevuto il Premio Gabriele D´Annunzio organizzato dal Centro di studi dannunziani e dalla facoltà di lettere dell´Università intitolata al poeta-vate
Io, poeta e misantropo. Intervista ad Hans Magnus Enzesberger. la Repubblica, mercoledì 6 dicembre Com´è difficile intervistare un poeta, specie se raffinato e circonfuso di gloria come Hans Magnus Enzensberger; pare quasi una violenza riportarlo all´attualità, alle infinite quérelles sugli scrittori, ai mali che affliggono il mondo, sottraendolo all´atmosfera rarefatta che regnava nello splendido Auditorium del campus universitario di Chieti dove lo scrittore tedesco nei giorni scorsi ha ricevuto il Premio Gabriele D´Annunzio organizzato dal Centro di studi dannunziani e dalla facoltà di lettere dell´Università intitolata al poeta-vate. Con quanta trepidazione Enzensberger ha parlato della poesia e della sua straordinaria capacità di sopravvivere, di non farsi tappare la bocca dalla politica, di propagarsi in modi occulti sfuggendo alle leggi di mercato! A ben vedere la poesia fa la parte del leone nella vastissima produzione del più celebre maitre à penser del nostro tempo, di certo è il suo primo amore - sono cinquant´anni dalla sua ormai mitica Difesa dei lupi. Oggi ci appare radioso, più leggero dell´aria; cammina a due palmi da terra incurante delle critiche che hanno investito il suo nuovo romanzo, Josefine e io, delle fantasiose illazioni che si sono diffuse in Germania sui suoi pseudonimi femminili e delle polemiche suscitate dal suo ultimo saggio sui terroristi islamici (Versuch uber den radikalen Verlierer, ed. Suhrkamp) che uscirà in traduzione italiana a gennaio per Einaudi. Herr Enzensberger, la sua tesi che l´integralista suicida sia un «perdente radicale», disperato e senza scampo, appartenente a una civiltà che da secoli ormai è in continuo e irreversibile regresso, ha fatto nascere aspre discussioni. Come lo spiega? « scomodo pensare che esistano nel mondo conflitti così gravi: c´è la banalità dei benpensanti che non vogliono vedere i conflitti reali e sono convinti che con il dialogo e un po´ di tolleranza si può risolvere tutto. Si gioca troppo con la tolleranza. Chi tollera tutto, sbaglia. un pacifismo a buon mercato. Il mio libro contiene idee scomode, fatti scomodi. molto più comodo pensare che tutto vada in ordine». Pensa che il Papa potrebbe far qualcosa per risolvere un conflitto che sembra insanabile tra mondo occidentale e mondo arabo? Benedetto XVI ha chiesto scusa agli islamici per la sua citazione di Ratisbona, ha fatto persino gli auguri per la fine del Ramadam, poi è stato in Turchia. «Io faccio tanti auguri a papa Benedetto! Ma questa domanda meglio farla a un cattolico o a un ateo, a loro interessa, non a me. Io osservo soltanto, e il Papa non mi appassiona. Non sono coinvolto da questa questione» Ma allora Lei, se non è ateo né cattolico, che cos´è? «Sono un agnostico. Agnostico cattolico (aggiunge ridendo, n.d.r.) per tradizione di famiglia e per ambiente. Sa che ci sono agnostici cattolici e agnostici protestanti?» Parliamo del caso di Günter Grass. Quando finiremo di fare i conti con il passato? «Tutti, senza eccezione, parlano di Grass. In questo momento mi sembra inutile aggiungere altro. Quando scoppia uno scandalo, vero o finto, i giornali ci si buttano. Il Nobel si dà anche a scrittori che nessuno ha letto: da un giorno all´altro tutti ne parlano - è la logica del giornalismo. Ci sono modi e modi di fare i conti con il passato. Se il nonno si è suicidato, i discendenti parlano di questo nonno pazzo e creano una mitologia su di lui, delle leggende. Ciò vale anche per i popoli. Qui in Italia si continua a parlare di Mussolini. Mussolini qui, Mussolini là: ma che si può dire di nuovo su di lui? anche un poco noioso...» Herr Enzensberger, lei si aspettava che il Suo tanto atteso ritorno alla narrativa con Josefine e io avrebbe deluso le aspettative dei critici? Forse si aspettavano qualcosa di "esplosivo". «Secondo lei che cosa è più importante per me, qualche critico o il pubblico dei lettori? Il libro si vende bene. No, non sono autore di best sellers e non ho fretta. Il mio editore rende disponibili tutti i miei libri, anche quelli di trenta o quarant´anni fa. Dunque non c´è fretta. I miei sono successi a lungo termine. Tutta la Germania parla ora delle memorie dell´ex cancelliere Schroeder; fra un paio d´anni tutti avranno dimenticato che sia esistito il suo libro». Che cosa ha attualmente in cantiere, Herr Enzensberger? «Sto scrivendo un piccolo saggio sul labirinto dell´intelligenza. Il concetto di intelligenza è ancora poco chiaro. La conclusione alla quale sto arrivando è che non siamo abbastanza intelligenti per capire cos´è l´intelligenza». Scrive ancora poesie? «Non parlo mai delle opere non terminate». Cosa le dicono nomi come Linda Quint e Elisabeth Ambras. Le ricordano qualcosa? In Germania c´è chi ha scritto che sono pseudonimi con cui lei ha firmato una serie di racconti. «Non conosco queste signore, né ho letto nulla di loro; un giornale deve aver pubblicato questa fantasia! Ci sono giornali che inevitabilmente scrivono fantasie ed è inutile perdere tempo a smentirli. Ora è diventato una specie di sport scoprire chi si cela sotto gli pseudonimi. Ma senta, come farei a farmi donna? Non sono abbastanza transessuale !» Nel suo libro Che noia la poesia lei mette sotto accusa la scuola che il più delle volte non fa nulla per farsi amare, anzi si rende noiosa, si fa detestare. Lei dove ha imparato ad amare le poesie e a crearle, a scuola o fuori? «La pedagogia sottovaluta l´intelligenza dei bambini. La scuola, invece di sedurre, dà ricette già confezionate, costringe gli studenti a interpretazioni faticose e inutili. Io ho imparato ad amare la poesia fuori della scuola grazie al mio vizio di leggere». Herr Enzensberger, Lei è considerato per molti versi una persona perfetta, un genio: conosce sette lingue, traduce i classici, osserva e fa la diagnosi dei mali della nostra società in maniera assolutamente originale, limpida, a volte profetica. Ha mai commesso errori? E qual è il suo più grande errore ? (Enzensberger riflette per qualche attimo, poi nega di essere considerato una persona perfetta, un genio) «Ho una certa tendenza alla misantropia, quello che viene definito un cattivo carattere. Ma questo non è un errore, piuttosto un difetto. Per la verità ho fatto tanti piccoli errori di valutazione specie in politica. Vuole un esempio? Ho male interpretato i fatti d´Albania, pensavo che la Uck, la Resistenza armata degli albanesi del Kosovo contro Milosevic, fosse nel giusto, pensavo fosse composta da gente decente. Invece era una formazione molto dubbia». A lei piace correggersi? «A me piace correggermi. La rivoluzione cubana mi piaceva molto, però dopo un intero anno passato a Cuba, mi sono ricreduto, ho capito che la cosa non poteva funzionare. E poi: io sarei un profeta? No, non lo sono. A volte ho intuito. Per esempio ho previsto la Caduta del Muro già nell´82 e ne ho previsto anche tutte le conseguenze, come ho scritto in un testo. Non sempre mi piace aver ragione, quando intuisco un male, vorrei essermi sbagliato». Per finire: posso chiederle che cosa pensa dell´Italia Herr Enzensberger ? Da lei non mi aspetto i soliti commenti sul sole, il mare e il buon cibo. Dica qualcosa di male. «Di male posso dire che l´Italia è come sempre. Che qui non cambia nulla». Paola Sorge