Varie, 6 dicembre 2006
RONCONI
Susanna Venezia 26 settembre 1951. Ex brigatista, condannata a 12 anni per l’omicidio di due esponenti dell’Msi padovano. Padre ufficiale d’aviazione, madre casalinga, è stata sposata con Sergio Segio, uno dei fondatori di Prima Linea • Da molti anni collaboratrice del Gruppo Abele, nel 2006 il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero l’ha nominata nella Consulta nazionale sulle dipendenze (70 membri di associazioni e comunità che vanno da San Patrignano a Saman, dalla Comunità Incontro di don Gelmini a Massimo Barra) scatenando numerose proteste. Italo Bocchino: «Susanna Ronconi? Più che nella consulta nazionale per le tossicodipendenze dovrebbe essere nominata nella consulta per l’eutanasia, visto che nel suo curriculum c’è la partecipazione all´assalto in cui furono uccisi Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola» • «Per la Ronconi è la seconda volta che scatta una polemica del genere. Già sei anni fa infatti, nel primo governo dell’Ulivo, l’allora ministro Livia Turco cercò di inserirla in un ruolo di consulente ministeriale nell’ambito della lotta alla tossicodipendenza. Il clamore fu tale che la Turco ritirò l’incarico dato all’ex brigatista. [...]» (Maria Novella De Luca, ”la Repubblica” 6/12/2006) • «[...] era nel gruppo che trentadue anni fa fece irruzione nella sede Msi di via Zabarella, a Padova e uccise un militante di trent’anni e un carabiniere in pensione di sessant’anni. La Ronconi aveva compiti ”di retroguardia”, i brigatisti dissero poi che si trattò di un ”incidente di percorso”, loro cercavano solo documenti. Susanna Ronconi è quella ragazza dal viso pulito, i capelli lunghi e lisci, che nelle foto sui giornali si vede sempre dietro le sbarre. Con lei, nelle foto, di solito c’è Sergio Segio, il suo amore, suo marito, poi solo un uomo con cui ha diviso parte della vita. [...] ha militato nelle Brigate rosse e in Prima Linea, l’unica donna che ha avuto ruoli rilevanti, sotto entrambe le sigle. [...] in un’intervista a Gaia Cesare per il Giornale, ha detto che la sua storia ”conteneva ragioni politiche e sociali oneste, poi annegate nella scelta delle armi”. Ma ha mai chiesto perdono ai parenti delle vittime?, le ha chiesto l’intervistatrice. ”Credo di averlo fatto, come dire, mille volte, a cominciare proprio dal periodo della dissociazione, quindi da un’assunzione di responsabilità personale, non solo collettiva”. Tutto era partito dal Veneto. Nascita a Venezia, trasferimento a Padova con i genitori, liceo durante il ”68, Scienze politiche all’università. La diffidenza, all’inizio, fra i compagni dell’estrema sinistra, a causa della famiglia troppo agiata, il padre ufficiale, poi funzionario di una compagnia petrolifera americana. La villa a Cortina. Ma a ventitré anni Susanna, che i giornali chiamano ”Susanna la timida”, è in clandestinità, nelle Br. Comincia con una rapina in banca, assieme a Roberto Ognibene. A Padova, 17 giugno 1974, fa parte del commando che nella sede del Msi uccide due militanti di quel partito, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Guidano Ognibene e Pelli, non era stato previsto di fare fuoco, ma non c’è indulgenza per i due uomini presenti per caso sul luogo dell’irruzione. Susanna fa un lungo periodo di latitanza, anche all;estero. Viene arrestata a Firenze nel 1980, ha già compiuto il passaggio a Prima Linea. Due anni più tardi, Segio organizza l’evasione di Susanna e di altre tre donne di Prima Linea: Biancamano, Premoli, Meroni. Fa esplodere un’auto bomba lungo la cinta del carcere di Rovigo e un pensionato di 64 anni, Angelo Furlan, resta sul marciapiede senza vita. Susanna viene ricatturata pochi mesi dopo e in carcere sposa Segio. Pesanti condanne sulle spalle, comincia assieme a lui la strada verso la dissociazione. Dichiara: ”La lotta armata come pratica totalizzante non ha più senso di essere. Prendiamo atto che esistono gli organismi sociali: partiti, sindacati, governo. Occorre continuare ad essere critici ed oppositori, ma in termini di confronto e di dialettica”. Arrivano gli sconti di pena, intanto inizia il lavoro con don Ciotti, l’attenzione ai tossicodipendenti, agli ”sconfitti”, come si sente anche lei: ”politicamente sconfitta”. Quattordici anni fa Susanna Ronconi esce dal carcere e va avanti con il lavoro, a Torino, con il Gruppo Abele, con la Asl, il Sert, fino a diventare presidente del ”Forum droghe”. Ha scritto: ”Voglio il diritto di tenere insieme il mio passato e il mio presente”. Ma nel 1999 c’è il primo scontro con il suo passato. Il ministro per gli Affari sociali, Livia Turco, vuole inserirla come esperta nell’Osservatorio permanente sulle droghe. Gasparri (An) e Giovanardi (Udc) insorgono, Turco soprassiede. Ieri, il bis. Nell’intervista al Giornale, Susanna Ronconi mandava a dire ai parenti delle vittime: ”Considerate che la vita che oggi conduco è la vittoria della democrazia sulla lotta armata”» (A. Gar., ”Corriere della Sera” 6/12/2006).