Mattia Feltri, La Stampa 5/12/2006, pagina 12., 5 dicembre 2006
Rutellopoli o Veltronia? La Stampa, martedì 5 dicembre Ne resterà soltanto uno, e troverà la nuova urbe
Rutellopoli o Veltronia? La Stampa, martedì 5 dicembre Ne resterà soltanto uno, e troverà la nuova urbe. Sarà Veltronia o Rutellopoli? I contendenti se la giocano scavando in profondità, e mercoledì scorso il titolare della Cultura - successore di Walter Veltroni al ministero e suo predecessore al Comune di Roma - ha presentato a New York la scoperta sensazionale. Lo scettro dell’imperatore Massenzio è stato trovato a quaranta metri dal Colosseo, e a duecento dal balconcino del Campidoglio, dove il sindaco s’affaccia a sospirare sui Fori. «Volevo che l’evento avesse più risonanza internazionale possibile», ha detto Francesco Rutelli dall’America. Pubblicamente, Veltroni non ha detto nulla. E’ possibile che ci sia rimasto male, perché Massenzio venne sconfitto da Costantino nella battaglia di Ponte Milvio il 12 ottobre del 312, e fu in quella data che l’Europa mise le sue radici cristiane. Costantino, a differenza di Massenzio, non era pagano. La notte prima della battaglia gli apparve in sogno Gesù. Costantino vinse e fu il primo imperatore romano cristiano. L’anno successivo fece promulgare l’editto di Milano, che stabilì libertà di culto e pose fine alle persecuzioni dei cristiani. E nel 330 trasformò l’antica Bisanzio in Costantinopoli, la «Seconda Roma», la moderna Istanbul, la città di Sant’Andrea fratello di San Pietro, dove Benedetto XVI è andato anche per dire basta all’ultimo martirio. Giovedì, Veltroni si è limitato a inaugurare la mostra «Piazza Augusto Imperatore e Mausoleo di Augusto», con tutti i progetti, compreso quello vincente, di ristrutturazione della piazza a beneficio dell’Ara pacis. Veltroni ci tiene molto all’Ara pacis. Quando può, consiglia a chiunque di andare a visitarla. E a chi obietta che è stata seppellita dall’architetto Richard Meier sotto una specie di stazione della metropolitana, replica che della cosa si è occupato il governo. Prima di Rutelli, ma comunque Veltronia non c’entra. A Veltronia, semmai, si devono altri meriti. Per esempio pochi sanno che il sindaco non è solamente fra i promotori della Festa del cinema, ma anche del Festival internazionale del cinema archeologico. Roma l’ha ospitato all’Auditorium a primavera. Sono stati proiettati documentari su Pompei, sulla valle del Nilo, su Troia e Cartagine, sugli etruschi. Anche questa è Veltronia, pietra su pietra. E Rutellopoli? Rutellopoli venne fondata da Rutelli sindaco, ma è adesso che vive nuovi giorni di splendore. Da ministro della Cultura, Rutelli ha organizzato il primo incontro con la stampa estera il 20 giugno. Era elettrizzato. Veio aveva restituito la tomba etrusca più antica, vecchia di quasi ventisette secoli. La «Tomba dei leoni ruggenti». L’esclusiva che Veltroni si era genialmente attribuito, rischiava di non essere più tale. Nella prima metà del 2006, Veltroni aveva annunciato il ritrovamento di una necropoli sotto al Foro di Cesare e la fine dei restauri delle Mura Aureliane, oggi usate dai tassisti come confine tariffario da e per Fiumicino. E qualcuno notò con malizia che il 22 giugno, a quarantotto ore dal vernissage di Veio, il sindaco era lieto di ufficializzare che dal Palatino erano riemerse quattro lance, due picche, due alabarde e tre scettri di età imperiale. Erano «usciti dalla terra mandando bagliori lucenti come oro», scrisse il Corriere della Sera. E Alessandro Giuli, che colse la coincidenza, sul «Foglio» chiamò Rutelli e Veltroni «i tombaroli». Nonostante i «tombaroli» trovino frequenti occasioni per ribadire la reciproca stima e collaborazione, è inevitabile che li si continui a considerare duellanti, almeno da quando Carlo De Benedetti li indicò come naturali successori di Romano Prodi. Seguendo l’indole e l’intuizione, i due ingaggiano cordiale battaglia politica sul terreno (apparentemente) laterale della cultura. E più ancora su quello (apparentemente) periferico dell’archeologia. Rutelli accorre alla sede della Provincia, presieduta dal mergheritino Enrico Gasbarra, perché in profondità si è trovata traccia di alcune ville romane, e il ministro garantisce che si impegnerà per recuperarle. Veltroni squaderna il programma della Notte bianca, in cui sottolinea la straordinaria esposizione al museo etrusco di Valle Giulia dei «Cavalli alati», simbolo di Tarquinia. Rutelli si infiamma per l’apertura di «Villa capo Bove», sull’Appia antica, acquistata dal ministero e riconvertita alla custodio dell’archivio di Antonio Cederna, grande archeologo cui la villa è dedicata. Veltroni rilancia «Imperatori alla sbarra», e proprio alla basilica di Massenzio, lì dove c’era lo scettro; Corrado Augias e Vladimiro Polchi devono processare Giulio Cesare e Nerone davanti a mille e duecento spettatori, sebbene il maltempo farà poi saltare la serata. I due, che sono furbi, hanno capito che la storia non è mai stata tanto di moda. Del fascismo si parla sempre più in prima serata. Rutelli e Veltroni non possono permettersi tanta disinvoltura e infatti, quando era sindaco, Rutelli trovò in qualche cantina la celebre quinta mappa di Roma. I romani e i turisti sanno che sulla basilica di Massenzio, e precisamente sul lato di via dei Fori Imperiali, ci sono quattro mappe che mostrano l’Europa dalla nascita di Roma alla sua massima espansione. Le fece affiggere Benito Mussolini. Ce n’era una quinta, un po’ delirante, sull’Impero che il Duce avrebbe voluto per sé. Poi fu tolta e dimenticata, e infine ritrovata nel silenzio. Forse perché, scava scava, il brivido del passato si sposa con quello del consenso futuro. A Rutellopoli si pensa a riaprire la Domus Aurea. A Veltronia si organizzano lezioni di successo (con file alle sette di mattina, all’Auditorium) sull’incendio di Nerone. E semmai il cruccio di Walter è che lui, causa terza linea delle metropolitana, è anche costretto a scavare per non trovare, sennò si bloccano i lavori. E allora annuncia la metropolitana archeologica: viaggiando si vedrà dai finestrini la Salaria delle origini. Ché la retta via non è mai smarrita. Mattia Feltri