Fabio Pozzo, La Stampa 5/12/2006, pagina 21., 5 dicembre 2006
Il regno più piccolo del mondo, Sealand. La Stampa, martedì 5 dicembre L’isola d’acciaio resiste
Il regno più piccolo del mondo, Sealand. La Stampa, martedì 5 dicembre L’isola d’acciaio resiste. Alle motovedette inglesi, agli assalti di moderni pirati, ad inchieste come quella sull’omicidio di Gianni Versace e, più di recente, ad un furioso incendio, con danni per un milione di dollari. «La ricostruiremo», assicura Roy Bates, che l’ha fondata e di cui si è autoproclamato sovrano. Siamo a Sealand, una piattaforma militare ancorata al fondale del Mare del Nord, a circa 10 chilometri di distanza dalle coste inglesi dell’Essex. Un Principato, secondo i suoi cittadini, i «sealander», ma non per le Nazioni Unite, che non l’hanno mai riconosciuto. Se così fosse, sarebbe il più piccolo stato del mondo: poco più di 500 metri quadrati, sospesi sulle onde ed esposte ai venti, che da queste parti non sono gentili. Il motto di Sealand è «E mare libertas», dal mare la libertà. Le sue, di libertà, Paddy Roy Bates, che oggi dovrebbe avere 85 anni, un ex maggiore dell’esercito di Sua Maestà la regina Elisabetta, ha cominciato a prendersele intorno alla metà degli Anni Sessanta. Imprenditore di successo nel settore ittico, miliardario, inizia con le radio pirata, Radio Essex in primis, sfidando le autorità britanniche da una piattaforma militare (Forth Roughs), costruita nel 1943 dalla Royal Navy per vigiliare sugli attacchi aerei tedeschi e poi abbandonata. L’etere non gli porta bene, l’emittente finisce in tribunale e sarà zittita, ma Bates e la moglie Joan non abbandonano l’isola, la eleggono come loro residenza. Fanno di più: il 2 settembre 1967 Bates si autoproclama Principe di Sealand e dichiara quel lembo di metallo e ruggine stato indipendente. E sarà pronto a difenderlo, come avverrà giusto un anno dopo, a colpi di fucile contro una motovedetta inglese. Per questa azione di forza, sarà citato a giudizio, davanti all’autorità inglese, quella di Chelmsford, nell’Essex: sarà la sua vittoria. La corte solleva una eccezione di competenza, perché Sealand è ancorata a oltre 3 miglia dalla costa, oltre il limite delle acque territoriali britanniche e Roy Bates si aggrappa al verdetto come riconoscimento dell’indipendenza, e dunque della stessa esistenza di Sealand. In seguito, nell’87, gli inglesi estenderanno tale confine alle 12 miglia, ponendo fine alla questione. Non per Roy I, però, che farà altrettanto. «Se io non avanzo diritti sulle coste inglesi, la Regina non può fare diversamente con la mia isola d’acciaio» è il suo ragionamento. Il Principato del mare, così, prosegue nella sua storia. Piuttosto movimentata. Nell’agosto del 1978, circa tre anno dopo la proclamazione della Costituzione, Sealand subisce un’occupazione da parte di un manipolo di «incursori» olandesi, ingaggiati pare da un businessman tedesco, che prendono anche in ostaggio il secondogenito di Roy e Joan, Michael (la coppia ha anche una figlia, che si chiama Penny). Il principe di Sealand, che non era presente sulla piattaforma, vi torna con un elicottero d’assalto e un pugno di mercenari: libera l’erede, imprigiona i nemici, tra i quali il primo ministro di Sealand, di nazionalità tedesca e poi tratta la loro liberazione con i diplomatici d’Olanda e Germania. E’ un’altra vittoria per l’ex maggiore, che legge nell’interessamento dei governi un altro riconoscimento per il suo piccolo Stato. L’invasione avrà uno strascico: oggi esiste un governo in esilio di Sealand, con tanto di sito Internet, in contrapposizione a quello della «famiglie reale», vale a dire dei Bates. Gli attacchi all’isola d’acciaio, però, non sono finiti. Negli Anni Novanta scoppia lo scandalo dei passaporti con lo stemma di Sealand (i cui colori sono il rosso, bianco e nero): si dice 150 mila, venduti a peso d’oro in giro per il mondo, soprattutto a Hong Kong. Uno sarà trovato anche ad Andrew Cunanan, l’assassino dello stilista Gianni Versace; altri spunteranno in altre inchieste di riciclaggio e frodi, reati orchestrati secondo l’accusa tra la Slovenia e la Spagna, che vedranno incriminate 60 persone (italiani, russi, francesi, austriaci), tra le quali l’ex agente spagnolo Francisco Trujillo, che sosteneva di essere il reggente di Sealand e che sarà subito rilasciato dietro il pagamento di una cauzione. E Bates? Ha sempre professato la sua estraneità. «Si tratta di falsi. Tutte le nazioni hanno questo tipo di problemi» dirà. Oggi, dopo questi quarant’anni «ruggenti», Roy e Joan non vivono più a Sealand, preferendo più tranquille residenze nell’Essex e in Spagna. Il sovrano ha abdicato in favore di Michael, capo di stato, principe reggente, che sulla Forth Rounghs Tower - così si chiama anche la piattaforma - ha un appartamento e parte dei suoi affari. Il Principato, 27 residenti secondo un file della Cia, che applica la common law, conia moneta (il dollaro di Sealand, in argento, pari a quello Usa), emette francobolli (un paio di serie l’anno, per lo più preda di collezionisti), vanta un reddito pro capite di oltre 22 mila dollari statunitensi, ha persino sponsorizzato una squadra di calcio del campionato danese (Vestbjerg) e che si avvale di un Senato di sei membri che sarà rinnovato nel 2007, vive soprattutto di servizi. Il business si chiama HavenCo ed è, di fatto, un porto franco, un paradiso fiscale e legale per società che operano su Internet. In pratica, chiunque, per un tot di dollari al mese, può affittare un server Linux e utilizzarlo come database e per lanciare qualsiasi operazione - Sealand è in Rete attraverso una connessione satellitare - tranne distribuire immagini pedo-pornografiche, inviare spam pubblicitario e muovere azioni di hacking. Forte dell’inesistenza di leggi, sull’isola, in materia di telematica. Tanto che i Bates avevano anche offerto una sorta di asilo politico a Napster. E’ facile comprendere l’interesse: Sealand potrà custodire segreti che nessuna azienda o agenzia governativa potrà carpire. Dal 2000, data di costituzione della HavenCo, però, le cose pare non siano andate proprio lisce, anche perché dopo l’11 settembre la vigilanza sul Web è diventata molto più serrata, per esigenze di anti-terrorismo. Due degli uomini chiave hanno mollato il colpo, ma la «famiglia reale» non sembra minimamente preoccupata. Fabio Pozzo