Il Sole 24 Ore 05/12/2006, pag.17 Roberto Galullo, 5 dicembre 2006
Quella sabbia rubata al Po. Il Sole 24 Ore 5 dicembre 2006. Reggio Emilia. A Boretto, Brescello, Felonica, Rivarolo o Guarda Veneta la ricchezza che scivola sul Fiume Po, si costruisce sulla sabbia e corre sui camion è enorme
Quella sabbia rubata al Po. Il Sole 24 Ore 5 dicembre 2006. Reggio Emilia. A Boretto, Brescello, Felonica, Rivarolo o Guarda Veneta la ricchezza che scivola sul Fiume Po, si costruisce sulla sabbia e corre sui camion è enorme. Come Pollicino, i ricchi del settore estrattivo solcano scie che neppure la nebbia fitta che avvolge la pianura Padana in questi giorni riesce a nascondere. sufficiente percorrere 200 metri dal porticciolo di Boretto (Re) per seguire una corrente che tiene a galla patrimoni enormi. Come quello della famiglia Bacchi. Partiti con il capostipite Aladino da zero, oggi hanno accumulato un impero fatto di 128 dipendenti, sei società che spaziano dalle costruzioni allo sport, centinaia di mezzi e strumenti. Il fatturato 2005 sfiora i 37 milioni: erano circa 8 solo 19 anni fa. Non sono mancati e non mancano i guai giudiziari anche se il gruppo Bacchi si è sempre detto estraneo e si è sempre difeso dalle accuse di furti di sabbia e ghiaia. Storie analoghe - di ricchezza e grane - anche per le imprese Merit e Cave Nieri nel Mantovano e nel Ferrarese. Ma lungo tutta l’asta del Po - 400 km in tutto - quasi mai le imprese che scavano nel fiume restano fuori dalle polemiche. Scendendo da Boretto verso Reggio Emilia o risalendo verso Piacenza fino al Delta, le sponde sono piene di tonnellate di sabbia distese tra una sessantina di cantieri che arricchiscono un pugno di imprese - 24 secondo una recente rilevazione - oltre a un numero imprecisato di commercianti e dettaglianti disposti anche a comprare e vendere in nero. Quelle stesse tonnellate di sabbia e ghiaia estratte affossano il Po: negli ultimi 50 anni l’alveo si è abbassato di quasi cinque metri e la navigazione è ormai un ricordo. Per riportare il fiume in condizioni accettabili bisognerebbe fermare tutte le attività economiche estrattive - autorizzate, simulate e illecite - per almeno 30 anni. impensabile. Sulle tracce dei Tir. Ovunque ci sono nastri trasportatori che scaricano senza soluzione di continuità una sabbia finissima, la più pregiata per l’edilizia. Dalla strada il ciclo del nastro è impressionante: montagne di sabbia si accumulano sulle golene. Decine di camion fanno la fila per entrare e uscire dai cantieri e intasare le strade tutte intorno. Seguire un Tir sarebbe anche inutile: basterebbe tener d’occhio le scie sulla strada - perennemente impolverata - per risalire il ciclo del calcestruzzo. Le scie di sabbia da Boretto vanno verso Reggio ma anche verso Parma e - nei tempi d’oro del boom economico - persino verso Firenze. Un paradosso visto che la sabbia è un prodotto a bassissimo valore aggiunto e per essere remunerativo il commercio deve coprire al massimo 30 chilometri. Ma il prezzo della sabbia nella provincia di Reggio - come a Mantova, Piacenza o Rovigo - lo hanno sempre fatto i "birocciai", i vecchi commercianti che, carriola alla mano, caricavano i "birocci", antichi carretti, che venivano poi scaricati persino in montagna. Ora i prezzi li fanno i figli e i nipoti diventati imprenditori disposti anche a non guardare in faccia a niente e nessuno. Scavi senza limiti. Lungo il Po è ammessa l’esportazione di circa 500mila metri cubi all’anno di materiale inerte che il Monviso "regala" alle regioni che il fiume attraversa per 652 chilometri. Il prelievo stimabile - secondo un dossier di Legambiente Reggio Emilia - tato di 10 milioni di metri cubi fino al ’90 e 4 milioni di metri cubi dopo. Ogni anno, dunque, 3,5 milioni di metri cubi verosimilmente corrono sui nastri, intasano le statali e finiscono nel calcestruzzo di case e opere pubbliche. Un commercio spesso invisibile all’Erario che pure è sotto gli occhi di tutti: amministratori locali, Forze dell’Ordine e cittadini. I politici che non ce la fanno o non vogliono resistere chiudono un occhio visto che le imprese oltre al versamento delle royalties (in media 50 centesimi a tonnellata) spesso donano strutture, edifici o sponsorizzano eventi e manifestazioni. Briciole per quegli imprenditori che non guardano in faccia a nessuno perché si arricchiscono, vendono e comprano quel che vogliono. Le "staffette" che controllano gli argini percepiscono "assegni" mensili da 1.500 a 2.500 euro e regali: pc, videocamere, pieni di gasolio, ricariche dei cellulari e cosi via. Il fatturato fantasma. Elemosine allo stato puro di fronte alle "camionate" di soldi contabilizzati nei bilanci. Fare due conti ossibile. Una draga può compiere in una giornata fino a 5 viaggi e può caricare in media 400 metri cubi. Il carico complessivo raggiunge anche 2mila metri cubi. La sabbia costa dai 10 ai 15 euro al metro cubo. Il guadagno lordo di una giornata può andare dunque fino a 30mila euro a draga, ma bisogna sottrarre il costo per gasolio, personale, ammortamenti e usure. "Tra il tratto Delta-Ficarolo-Boretto-Cremona se solo si calcolassero 200 giorni di attività - dichiara Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio Emilia - il guadagno di una draga giungerebbe fino a 5-6 milioni: 15 draghe possono fruttare anche tra 84 e 90 milioni lordi all’anno. Sono stime prudenziali e teniamo conto del guadagno in nero visto che molta sabbia cavata abusivamente". "Il costo del personale - aggiunge Luigi Rambelli presidente di Legambiente Emilia-Romagna - è basso anche perché spesso vengono utilizzati lavoratori dell’Europa dell’Est che dopo pochi mesi spariscono e che le Forze dell’Ordine e le Autorità non possono dunque perseguire". Per il solo tratto dell’asta del Po si possono stimare tra 100 e 150 milioni di fatturato annuo. Almeno altri 100 derivano dalle escavazioni negli alvei degli altri fiumi italiani: compresi i torrenti che da Nord a Sud sono spesso oggetto di scempi a cielo aperto. La presenza della criminalità. Il "nero" di tanto in tanto obbliga a fatturazioni fiscali, magari con la complicità della ’ndrangheta (solo in provincia di Reggio ci sono circa 10mila cutresi, alcuni dei quali legati alle cosche). La Guardia di finanza e le Procure più di una volta hanno denunciato triangolazioni di fatture false. Anche gli altri anelli della filiera si arricchiscono: il dettagliante, a esempio, vende un sacchetto da 33 chili di sabbia fina del Po a 2 euro. Il dettagliante, quella stessa sabbia (secondo Legambiente) a Reggio Emilia la paga 1,93 euro più Iva al quintale se è sabbia fine; 3,22 euro al quintale se è sabbia grossa. Sconti a go-gò se i camion invece che andare in negozio vanno direttamente nei cantieri edili. La scia di sabbia che lasciano i novelli Pollicino e che imbianca le strade della pianura padana è più forte anche della legalità, che sul Fiume Po non riesce ancora a risalire del tutto la corrente. Roberto Galullo