Agostino Paravicini Bagliani, la Repubblica 4/12/2006, pagina 1., 4 dicembre 2006
Come nacque la legge del celibato nella Chiesa. la Repubblica, lunedì 4 dicembre Il celibato ecclesiastico è un ideale che risale ai primordi del Cristianesimo
Come nacque la legge del celibato nella Chiesa. la Repubblica, lunedì 4 dicembre Il celibato ecclesiastico è un ideale che risale ai primordi del Cristianesimo. Fino al IV secolo, esisteva una sola regola, che vietava ai chierici vedovi di risposarsi. Lo affermava un passo della prima lettera di s. Paolo a Timoteo (3,2), in cui si leggeva che «il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta». Va però subito aggiunto che San Paolo vedeva nel celibato un ideale fondamentale. Nella prima lettera ai Corinzi (7, 32-35) egli afferma: "Chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore". Già nel IV secolo, un autore cristiano, Epifanio, parla del celibato come della «legge ecclesiastica del sacerdozio», un ideale che fa persino risalire agli Apostoli. Ma sono affermazioni che incontrarono forti resistenze. Il concilio di Nicea (325) sostenne che il celibato non si doveva imporre ai vescovi, preti e diaconi, sposati prima della loro ordinazione, ma solo «in virtù di un´antica tradizione della Chiesa». Le due Chiese, orientale e occidentale, seguirono strade diverse. In Oriente, il concilio di Costantinopoli del 692 emanò la disciplina valida ancor oggi: i vescovi erano tenuti al celibato, e se sposati dovevano separarsi dalla moglie (che doveva entrare in un monastero). I preti, diaconi e suddiaconi non potevano contrarre matrimonio dopo la loro ordinazione, ma se sposati non dovevano abbandonare la propria moglie. In Occidente, il celibato fu affermato come ideale già nel concilio di Granada (Elvira), verso l´anno 300, poi a Roma, nel sinodo del 386 presieduto da papa Siricio. Era l´epoca in cui, sempre in Occidente, si affermavano concezioni circa l´impurità risultante dalle relazioni sessuali. Lo stesso papa Siricio giustificò la sua decisione dichiarando che «coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio». Anche in Occidente non mancarono resistenze. Epigrafi di vescovi in varie regioni, dalla Gallia all´Asia minore, contengono larvate o esplicite proteste contro il celibato. Intorno all´anno 600, Gregorio di Tours cita numerosi vescovi sposati nella Gallia merovingia. Fino all´XI secolo, uomini sposati furono ordinati sacerdoti. Intorno al 1010, il vescovo tedesco Burcardo di Worms condannò i fedeli che disprezzavano i preti sposati e rifiutavano di versare loro le elemosine dovute alla Chiesa. Dal pontificato di Leone IX (1049-1054) in poi è però un susseguirsi di decisioni radicali. Nel 1050, un sinodo romano ordina ai preti di abbandonare la moglie e di vivere nella continenza. Nel 1059, papa Nicola II vieta ai fedeli di assistere alle messe celebrate dai preti che rifiutano di separarsi dalla loro moglie. Nel 1074, Gregorio VII decide che i chierici che non avrebbero abbandonato la loro moglie sarebbero stati deposti ipso facto. Il programma riformatore dell´XI secolo giunge al suo apice al II concilio del Laterano (1123, canoni 6-7): i preti che coabitano con donne (tranne che con la madre, la sorella o una domestica dall´età "canonica") devono essere privati del loro beneficio ecclesiastico; il matrimonio di un chierico secolare o regolare, dal suddiaconato in su, è non soltanto illecito ma invalido. L´imposizione del celibato fu allora influenzato da concezioni monastiche, che si fondavano idealmente, da secoli, sull´esaltazione della virginità. Non a caso, il clero vicino alle cattedrali fu allora riformato e adottò la vita regolare, ossia la vita in comune prendendo come modello la regola di Sant´Agostino. Sono ideali di vita comune del clero che fecero nascere ordini religiosi importanti, come quello dei Premonstratensi, fondato da San Norberto nel 1121. Ma le motivazioni più importanti erano di ordine patrimoniale e sociale. La disciplina del celibato permetteva alla Chiesa, che lottava per la sua "libertà" dal potere laico, di evitare che i beni delle chiese continuassero a essere privatizzati e appropriati dalle famiglie di preti. Inoltre, in un´Europa che si stava feodalizzando rapidamente, la disciplina del celibato serviva a sostenere il primato dello spirituale sul temporale, e la superiorità dello stato clericale su quello laicale. Ma contò anche il desiderio di laici di disporre di un clero degno della sua alta funzione. A Milano e in Toscana, dagli anni 1050-1060 in poi, movimenti religiosi - che saranno poi chiamati patarini - lottarono contro preti sposati e concubinari. Gli ideali della riforma gregoriana si diffusero lentamente, incontrando forti resistenze sociali per molti secoli. Stando alle visite pastorali della fine del Medio Evo, almeno il 20 per cento dei preti erano concubinari, peraltro accettati dalla popolazione. Verso il 1380, Gerson, il celebre cancelliere dell´Università di Parigi, ammetteva che il celibato si sarebbe imposto soltanto grazie ad un migliore livello culturale e spirituale del clero. Un ideale che diventò realtà legislativa con l´istituzione dei seminari da parte del concilio di Trento, il quale ribadì l´obbligo del celibato dopo lunghe discussioni. Ma per venire incontro alle resistenze del mondo germanico, diviso dalla Riforma luterana, Pio IV pensò seriamente di concedere la soppressione del celibato per il clero secolare tedesco, su richiesta di Ferdinando e del suo successore Massimiliano II. Il Papa aggiornò però la decisione di fronte all´opposizione di Filippo II. Con il concilio di Trento, la legge del celibato ecclesiastico si imporrà universalmente nel mondo cattolico, non subendo mutazioni legislative fino ai giorni nostri. Agostino Paravicini Bagliani