Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  dicembre 05 Martedì calendario

Welby Piergiorgio

• Roma 26 dicembre 1945, Roma 21 dicembre 2006. Malato di distrofia muscolare progressiva, divenne noto al grande pubblico nel settembre 2006 mandando un messaggio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in cui chiedeva di poter morire per eutanasia. «’Morire mi fa orrore, ma quello che mi è rimasto non è più vita. solo un testardo accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche [...] Scrivo a lei, ma mi rivolgo anche ai cittadini che avranno la possibilità di ascoltare questo mio grido, che non è di disperazione ma carico di speranza umana e civile”. Welby, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica, ha accompagnato il suo messaggio con un video in cui appare immobile, a letto, con un respiratore artificiale che gli insuffla aria attraverso la trachea, la sua voce sintetizzata al computer che legge l’appello a Napolitano. ”Io amo la vita. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia”. Ma ora, prosegue Welby, ”Il mio corpo non è più il mio. lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio, ma sono italiano e qui non c’è pietà”. Welby è malato da diversi anni, ma le sue condizioni sono peggiorate negli ultimi mesi, immobilizzandolo a letto, impedendogli di usare il computer e lasciandogli la radio come unico passatempo. […]» (Elena Dusi, ”la Repubblica” 23/9/2006).