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 2006  novembre 29 Mercoledì calendario

L’ appello degli afroamericani Basta con la parola "nigger": "Non usiamola più neanche noi". Corriere della Sera 29 novembre 2006

L’ appello degli afroamericani Basta con la parola "nigger": "Non usiamola più neanche noi". Corriere della Sera 29 novembre 2006. La parola nigger al centro del dibattito che appassiona l’America dal 17 novembre scorso, quando il comico Michael Richards (il Kramer della sitcom di culto Seinfeld), nel corso dello show di cabaret tenuto nel locale Laugh Factory di West Hollywood, ha dato dei "fottuti nigger, nigger, nigger, nigger, nigger" a due giovani afroamericani (che avevano interrotto il suo numero definendolo "per nulla divertente"), precisando: "Cinquanta anni fa vi avremmo appeso a testa in giù ad un albero con un forcone nel sedere". Ripresa da un videotelefonino la scena è stata trasmessa sul sito Internet www.tmz.com e poi rilanciata da blog e canali tv e da tutti i quotidiani e settimanali del Paese. Immediata la reazione della deputata afroamericana Maxine Waters e del Reverendo Jesse Jackson, che senza pronunciarla, hanno fatto un appello a bandire la parola: "Invitiamo studi cinematografici, network tv e industria discografica a mettere per sempre al bando la parola che inizia per N, laido residuo di un’ altra era. Vogliamo fare un regalo di Natale ai nostri antenati, scegliamo la dignità al posto della degradazione. Che siate bianchi o neri, giovani o vecchi, non usate la parola che inizia con N". Destinatari principali, proprio i giovani afroamericani: "Il termine all’ origine era una semplice variante di negro ma adesso è accettabile solo nel black-English, l’inglese parlato dai neri. Altrimenti è generalmente tabù a causa del suo retaggio di odio razziale" (dall’ultima edizione del Dizionario Webster). Non tutta l’intellighenzia afroamericana approva l’iniziativa. Secondo Randall Kennedy (docente ad Harvard e nero, autore del libro "Nigger: la strana carriera di una parola problematica"), la parola è usata correntemente nella cultura rap e hip-hop, "come simbolo di solidarietà, appartenenza e potere, non di insulto". Più caustico Joe Hicks (afroamericano, vicepresidente della organizzazione per i diritti civili Community Advocates Inc.): "Questa iniziativa è stupida e scandalosa, i nostri leader peccano d’ opportunismo razziale: cercano di alterare il corso della cultura urbana contemporanea, mettendo al bando una parola usata solo dalla nostra comunità". La maggior parte degli artisti neri rap e hip-hop non si sono ancora pronunciati, e il Los Angeles Times parla di censura "politically correct". L’ unico afroamericano intervenuto a difesa del bando è il comico Paul Mooney: "Ho usato e abusato di questa parola. Ma il razzista Richards mi ha del tutto curato" (fino a ieri apriva il suo show vantandosi di "pronunciare la parola-N cento volte ogni mattina, perché rende più bianchi i miei denti"). Jaime Masada, proprietario ispanico del Laugh Factory ha annunciato che il suo "sarà il primo club al mondo a bandire la parola-N e ogni altro epiteto razzista".