Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  gennaio 30 Venerdì calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 4 DICEMBRE 2006

Londra, intorno alle 15 di mercoledì 1° novembre. L’ex-colonnello del Kgb Aleksandr Litvinenko, 43 anni, in disgrazia ed esule in Gran Bretagna da dieci anni, incontra a Piccadilly Circus il ”professor” Mario Scaramella, 36enne ex-consulente della Commissione Mitrokhin che l’ha chiamato da Napoli dicendogli che ha carte importanti per lui. I due camminano per circa 600 metri su un marciapiede sempre affollato, diretti al sushi bar Itsu, numero 167 di Piccadilly, un posto anonimo che sulla vetrata pubblicizza pasti «low fat» per chi ha paura di ingrassare e «lunch box» per chi ha troppa fretta per sedersi. Litvinenko, che in quel posto ha già pranzato con giornalisti e ricercatori impegnati a scrivere un libro sulla sporca guerra in Cecenia, prende il sushi e ordina una zuppa. Scaramella, che ha già pranzato in pizzeria, non prende niente, paga il conto (17 sterline) e gli passa dei fogli con le stampate di alcune e-mail. Racconterà poi Litvinenko: «Mi sono detto che me le avrebbe potute girare col computer quelle e-mail. E se invece voleva venire a darmele di persona, perché è stato così frettoloso? Era molto nervoso e dopo tre quarti d’ora ci siamo salutati». [1]

La sera del 1° novembre Litvinenko incontra Akhmed Zakayev, «ministro degli Esteri del governo in esilio della Cecenia»: «Io guidavo, lui era accanto a me e dietro un mio assistente. Aleksandr aveva quei fogli passatigli dal contatto italiano, uno del quale sapevo il nome ma che non conoscevo di persona. Era molto eccitato. Io ero sospettoso: gli chiesi chi aveva passato quelle informazioni all’italiano. Lui mi disse: ”Akhmed, questa roba è seria, molto seria”. Ma non rispose alla mia domanda. Arrivati sotto casa, Aleksandr scese dicendomi che sarebbe tornato poco dopo per spiegarmi. Ma ha cominciato a star male, da casa è uscito solo per andare in ospedale». [2]

Maxim Litvinenko, 24 anni, fratello di Aleksandr, vive da cinque anni a Senigallia, dove fa il cuoco in un ristorante per pagarsi gli studi: «Il 1° novembre gli avevo telefonato perché dovevo mandargli la traduzione di un articolo di Paolo Guzzanti apparso su Panorama. Mi ha detto che aveva il vomito, che stava andando all’ospedale. Dopo un paio di giorni mi ero tranquillizzato: i medici avevano fatto gli esami del sangue e delle urine, dicevano che tutto era a posto. Pensavano a un virus intestinale». [3] Si trattava invece di un avvelenamento da polonio 210 che il 23 novembre, al termine di tre settimane di agonia, l’ha portato alla morte. [4]

L’esame dei tabulati telefonici del suo cellulare, delle immagini delle telecamere a circuito chiuso sparse nel centro, danno un quadro chiaro: vie, parcheggi, semafori, vetrine, sono stati analizzati per accertare la presenza di eventuali radiazioni. Nessun sito risulta positivo. L’avvelenamento di Litvinenko è avvenuto al Sushi Bar. [5] Primo sospettato della vittima, Scaramella, che però venerdì è finito in ospedale a Londra in quanto contaminato a sua volta dal polonio, sebbene in una dose «considerevolmente più bassa». Enrico Franceschini: «Si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, cioè nel sushi-bar, quando sul piatto dell’ex-agente del Kgb era stato appena nascosto un granello della letale sostanza radioattiva. L’italiano sarebbe dunque un ”danno collaterale” dell’assassinio di Litvinenko? Sembra l’ipotesi più logica». [6]

Non sappiamo che cosa ha fatto e dove è stato, Scaramella, nelle prime due settimane di novembre. Francesco Grignetti: «La sede della compagnia per cui dice di lavorare come consulente, la misteriosa Ecpp-Environmental Crime Prevention Programme, di fatto è casa sua. E c’è da dire che negli ultimi tempi Scaramella era assai spaventato. C’è da credere che non sia uscito molto. Ma tra il 15 e il 18 novembre è ormai chiaro che Litvinenko è stato contaminato con una sostanza radioattiva. Inizialmente si pensa al tallio. E Scaramella inizia a preoccuparsi per la sua salute». [7]

A leggere i quotidiani degli ultimi giorni uno si fa questa idea: Scaramella è un millantatore, il classico 007 all’amatriciana. [8] Valter Bielli, capogruppo dell’allora minoranza di centrosinistra nella commissione Mitrokhin: «Ci aveva insospettito il suo curriculum nel quale s’era dato incredibili qualifiche, come ”responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche per la distruzione di massa”. O ”coordinatore delle operazioni di lancio di missili balistici R29R da sottomarini nucleari della marina russa per il posizionamento in orbita di sensori per la sicurezza ambientale”. O, anche, ”consulente di San Marino per la sicurezza dello stato”». [9] Michele Serra: «Rimanda a Totò piuttosto che a James Bond, a Leporello e ai servi intriganti della commedia dell’arte». [10]

Scaramella è un pasticcione legato a personaggi dalla credibilità dubbia. Gianluca Paolucci: «Però nel suo agitarsi pescava anche contatti reali». [8] Guido Olimpio: «Negli anni ”90 è protagonista di un blitz nella piazzetta di Capri. Vi arriva su una finta auto-civetta, con lampeggiante e paletta, si spaccia per ”commissario” e sequestra generi alimentari. un crescendo di mosse spericolate: due sue guardie del corpo sono coinvolte in una sparatoria con un camorrista, denuncia la presenza di ordigni atomici nel Golfo di Napoli, coltiva rapporti con strani ambienti. Passa con disinvoltura dalla lotta agli abusi edilizi alla testa del ”Nucleo Ambiente società civile” alle indagini sulle talpe del Kgb. Trova sponde in qualche giudice mentre altri diffidano. Bussa anche alle porte della nostra intelligence: il Sisde non gli apre, il Sismi invece lo tiene a portata di mano. Fregiandosi di una lunga serie di titoli, comportandosi come uomo che sa, Scaramella si afferma come l’investigatore di punta della Commissione Mitrokhin». [11]

Vassilij Mitrokhin (1922-2004) è l’uomo che nel pieno della guerra fredda decise di spiare le spie, dichiarando una guerra personale all’Unione sovietica di Leonid Brezhnev. Giampaolo Visetti: «Aveva concepito un progetto folle: copiare i 300 mila faldoni con la storia dello spionaggio di Mosca, dalla rivoluzione bolscevica al 1985, anno del suo anonimo pensionamento. Dodici anni nei sotterranei del Kgb, tra il 1972 e il 1984, a trascrivere documenti su microscopiche strisce di carta: nomi e trame, sabotaggi e tradimenti, fiancheggiatori stranieri e cospirazioni per rovesciare le democrazie capitaliste. Fuggito da Mosca in Inghilterra nel 1992, Mitrokhin divenne famoso nell’autunno di sette anni dopo, quando il ”materiale Impedian” si trasformò nell’’Archivio Mitrokhin” scritto con lo storico degli 007 britannici, Cristopher Andrew. Nel 1999 le sue rivelazioni sui finanziamenti al Pci e sulle ”spie” italiane (giornalisti, politici e ambasciatori) portarono il governo D’Alema sull’orlo della crisi». [12]

Per approfondire la questione, nel 2002 fu istituita una commissione bicamerale (20 deputati e 20 senatori). Paolo Guzzanti (Forza Italia) ne è stato il presidente: «La commissione non l’ho voluta io, ma D’Alema che era premier quando arrivò il dossier Mitrokhin. Noi abbiamo ripresentato la sua legge così com’era». Scaramella fu ingaggiato un anno dopo l’inizio dei lavori: «Mi è stato presentato da un consulente che è un magistrato. E non l’ho voluto io, ma tutto l’ufficio di presidenza». [13] La pubblicazione di alcune intercettazioni fa pensare che Guzzanti e Scaramella fossero perlomeno «vittima della voglia di far emergere il torbido a tutti i costi» (Lino Jannuzzi). [14] Francesco Cossiga: «Se cercavano prove contro Prodi hanno fatto male, perché non era nel rapporto Mitrokhin». [15] Guzzanti: «Se Scaramella mi avesse riferito notizie su chiunque altro, dicendomi chessò che Berlusconi da giovane aveva collaborato con il Kgb, io sarei stato interessato. Perché facevo esattamente il lavoro che mi ordinava la legge istitutiva della commissione». [13]

Secondo Scaramella, Prodi era un agente del Kgb? Guzzanti: «Alexander Litvinenko gli riferiva ciò che gli aveva detto il suo capo a Mosca, Anatoly Trophimov, generale vicecapo dell’Fsb, l’ex Kgb. Ovvero che Prodi era il suo uomo di riferimento in Italia». [13] Bielli: «L’ex spia sovietica, dopo aver detto di volere come interprete solo suo fratello (’l’unico di cui mi fido”, spiegò), diceva che ”l’uomo del Kgb in Italia era stato presidente dell’Unione Europea”. In quel modo hanno insinuato il dubbio che il referente dei servizi segreti sovietici in Italia fosse Romano Prodi». [16]

Prodi ha fatto sapere di aver dato «incarico ai propri legali di procedere contro gli autori di dichiarazioni e atti lesivi della sua dignità di cittadino e di rappresentante delle istituzioni, in relazione al cosiddetto ”caso Mitrokhin”». [17] Guzzanti: «Io sono convinto che Prodi abbia molte cose da spiegare. Conosceva, durante il sequestro Moro, l’indirizzo di via Gradoli e ancora oggi si nasconde dietro la storia della seduta spiritica. Nomisma era in società con un certo Istituto Plechanov, che era una branca del Kgb. Mi si potrà dire che sono diventato pazzo. Ma parliamone. Invece è scattato il linciaggio». [18] la Repubblica: «Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo ”coltivato” dal Kgb». [19]

«Non arriviamo a dire che Prodi è un agente del Kgb in questi termini. Quello che è certo è che i russi consideravano Prodi amico dell’Unione Sovietica». quello che dice in una delle telefonate intercettate Scaramella a Guzzanti, che si infuria: «Scusa Mario, abbi pazienza! Per me, agente o ”coltivato” va bene. ”Amico dell’Unione Sovietica” non significa un cazzo! Che mi frega a me? Che ti pare una notizia, ”Prodi amico dell’Unione Sovietica”? Ci aveva pure [rapporti] con l’Istituto Plecanov. Mi stai a prendere per il culo, scusa?». [19] Massimo Gramellini: «Chiunque di noi si mettesse in testa di incastrare Prodi, escogiterebbe qualche stratagemma un po’ meno somigliante a un monologo di Zelig» (Massimo Gramellini). [20]

Secondo la Repubblica, nella lingua inglese, c’è un’efficace formula per definire il piano preparato nei segreti della ”Commissione Mitrokhin” contro Romano Prodi: «La formula è character assassination, la distruzione della reputazione, l’annientamento della sua credibilità, l’assassinio di una persona non nel suo corpo, ma nella sua identità morale, professionale, sociale». [19] Cossiga: «Io da quando ho rifiutato l’offerta di Massimo D’Alema, che mi voleva presidente della commissione Mitrokhin, non me ne sono interessato. Me lo sono vietato. Sa, noi non siamo un Paese serio: siamo gli unici a non aver preso sul serio il rapporto dell’agente sovietico». [15] Guzzanti: «Se dovessi morire per un raffredore improvviso o un incidente non ci credete». [21]