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 2006  dicembre 01 Venerdì calendario

No global americani Corriere della Sera, venerdì 1 dicembre N ew York rischia di perdere (a favore di Londra) il primato di piazza finanziaria più attiva, ma rimane il luogo dove si coagulano enormi flussi di ricchezza

No global americani Corriere della Sera, venerdì 1 dicembre N ew York rischia di perdere (a favore di Londra) il primato di piazza finanziaria più attiva, ma rimane il luogo dove si coagulano enormi flussi di ricchezza. Le aste di opere d’arte sono uno dei termometri più appariscenti dell’impiego di queste fortune. L’economia americana rallenta, ma le celebri case Christie’s e Sotheby’s hanno appena polverizzato tutti i record: il produttore cinematografico David Geffen ha venduto un quadro di Jackson Pollock per 140 milioni di dollari (circa 110 milioni di euro), il prezzo più alto mai spuntato per un’opera d’arte. Christie’s, che in tutto il 2005 aveva venduto opere per 2,7 miliardi di dollari, nel solo pomeriggio dell’8 novembre ha «battuto» quadri per quasi mezzo miliardo. Gli acquirenti che spendono per un’opera d’arte anche il doppio di quello che era considerato fino a ieri un «ragionevole» valore di mercato sono tycoon americani, ma soprattutto nuovi (e spesso misteriosi) miliardari di Paesi come la Russia e la Cina. Eccessi del capitalismo che sono musica per il megafono populista di Lou Dobbs, l’anchorman della Cnn la cui campagna contro la globalizzazione che «arricchisce pochi, ci ruba i posti di lavoro e uccide le classi medie» rimbomba tutte le sere nelle case di milioni di americani. Fino a qualche tempo fa i sostenitori del liberismo economico hanno considerato il dobbismo poco più di un fenomeno folcloristico, ma ora il cambiamento di umori del Paese e l’andamento dell’economia cominciano a suscitare preoccupazioni profonde. Più degli eccessi delle aste miliardarie – fenomeno appariscente ma di significato limitato – allarma, ad esempio, il calo delle vendite registrato all’ inizio della stagione natalizia dei supermercatiWal- Mart. La gigantesca catena commerciale (prezzi all’osso, ma anche 1,3 milioni di dipendenti che ricevono salari bassissimi e un’assistenza sanitaria molto limitata) è da anni la bestia nera dei sindacati e della sinistra. Ma molti, anche tra i progressisti, hanno sempre riconosciuto a Wal-Mart almeno due grandi meriti: quello di aver tenuto, grazie ai prezzi bassi e a un enorme volume di vendite, l’inflazione a livelli molto contenuti e, soprattutto, quello di aver aumentato il potere d’acquisto dei ceti meno abbienti, messi in condizione di acquistare un volume più elevato di beni anche in assenza di una crescita dei loro salari. Oggi anche questo ultimo meccanismo redistributivo «di mercato» sembra essersi inceppato. E a questo punto a preoccupare non è più solo l’attivismo dei «teleprotezionisti» o la pattuglia di nuovi deputati democratici eletti al Congresso dopo una campagna condotta all’insegna del populismo economico: di populisti, a ben vedere, ce ne sono sempre stati nel partito democratico e anche in quello repubblicano, ma non sono mai stati decisivi. Stavolta, però, è in fermento anche la sinistra «mercatista»: quella che fa riferimento a Robert Rubin, ministro del Tesoro negli anni della presidenza di Bill Clinton e attuale animatore dell’«Hamilton Project», nuovo manifesto dei democratici. Rubin negli anni ’90 scelse con decisione la politica del libero scambio, ora si dice molto preoccupato per il futuro della globalizzazione: è sempre la via maestra della crescita sul piano economico, ma la sua crescente impopolarità la sta rendendo una strada politicamente assai impervia. L’unico modo per evitare un’involuzione protezionista, secondo Rubin, è quello di ridare fiducia all’«America di mezzo», arrestando i meccanismi che hanno determinato negli ultimi anni una forte polarizzazione nella distribuzione del reddito. Riuscirci con misure efficaci che non abbiano un impatto dirigista e che non incorrano nel veto del presidente Bush è la missione – assai difficile – che è davanti al nuovo Congresso a maggioranza democratica che si insedierà a gennaio. Massimo Gaggi