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 2006  dicembre 01 Venerdì calendario

La moglie del leader divide il centrosinistra. la Repubblica, venerdì 1 dicembre Dovrebbero arrossire tutti e due, Piero e Anna, perché ribadiscono un disvalore dell´identità nazionale: la famiglia innanzitutto, il tengo famiglia, l´italianissmo "lo faccio per la mia signora"

La moglie del leader divide il centrosinistra. la Repubblica, venerdì 1 dicembre Dovrebbero arrossire tutti e due, Piero e Anna, perché ribadiscono un disvalore dell´identità nazionale: la famiglia innanzitutto, il tengo famiglia, l´italianissmo "lo faccio per la mia signora". Può un partito, per giunta al governo, nelle sue massime istanze dipendere dagli umori coniugali, o anche solo risentire della psicologia del talamo? Ma diciamolo ancora più chiaro: se l´Anna Serafini, che in Senato ha fatto approvare, con i voti dell´opposizione, un ordine del giorno contro il decreto sulla droga del ministro Livia Turco, non fosse stata sua moglie, Fassino l´avrebbe punita, sospesa, censurata per grave intelligenza con il nemico. E se, malgrado tutto, non l´avesse fatto, nessuno avrebbe pensato al familismo e dunque nessuno l´avrebbe perdonato. In Italia infatti si perdona solo a un generoso, lungimirante, equilibrato, povero e minacciato marito. Se insomma Piero Fassino fosse stato clemente con una qualsiasi altra dirigente scoperta a trescare con la destra, l´intero partito avrebbe chiesto un congresso straordinario, una riunione della direzione, un´autocritica pubblica, una sconfessione solenne. Qui invece nessuno gli dice niente perché il familismo è il valore italiano per eccellenza, anche tra i ds; è il nucleo forte dell´italianità. A destra come a sinistra, nella Banca d´Italia come nel governo, questo è il paese delle mogli e delle mamme, il paese dove "la mia signora non permette". Intendiamoci: sullo spinello, come su molte altre cose, Anna Serafini ha ovviamente il diritto di pensarla come la destra. C´è una sinistra, diciamo così hegeliana, che è statalista e dunque punisce, bacchetta, insegna, fa catechismo e proibisce. E c´è una sinistra, diciamo così liberale, che reputa i diritti dell´individuo superiori a quelli dello Stato e dunque libera il consumatore per disgregare la criminalità. Per quanto ci riguarda, noi stiamo con questa seconda sinistra e dunque con Livia Turco che ci sembra la più moderata, un´adulta che capisce i giovani senza indulgere e senza bacchettare, preferisce un ragazzo fumato a un carcerato: meglio il fumo che la galera. E, tuttavia, questa, che è la questione veramente importante, nel caso di cui stiamo discorrendo diventa secondaria. Si può, malgrado tutto, essere di sinistra e sull´hashish pensarla come la destra. Ma qui l´anomalia è l´intelligenza con il nemico, l´avere votato contro il decreto di un ministro, e su un argomento così caratterizzante, uno dei pochi caratterizzanti. Perciò ha ragione chi dice che il segretario non dovrebbe tollerare che l´indisciplina di una donna di partito, sia pur configurata come caso di coscienza, si sia spinta al punto da trascinare nei guai il ministro, da organizzare alle spalle della maggioranza una congiura di palazzo, da mettere in atto una classica imboscata da crisi di governo, che ha ovviamente acceso la rissa. Ora infatti da un lato c´è la Turco che, non potendo arrivare a dimettersi, si è rifugiata in una di quelle formule un po´ comiche con le quali da sempre si esprime e si reprime l´ira: ha chiesto - pensate - «la verifica politica». E dall´altro c´è la Serafini che accusa la Turco di non essersi «confrontata» e, grottescamente, si è vantata sul Corriere della Sera di avere «ricompattato l´Ulivo». Ricompattato? La verità è che non è riuscito all´oltranza tassaiola di Padoa-Schioppa quel che sta riuscendo al familismo coniugale, al "coniugalismo". E bisogna adesso ricordare che il Fassino-Serafini, che ha almeno tre puntate precedenti, non è il solo caso di familismo della sinistra nelle istituzioni italiane. Ci sono, tanto per citare i più noti, i casi dei Cossutta padre e figlia, dei fratelli Pecoraro Scanio, dei coniugi Bassolino, della coppia Mastella. E davvero non è tutto, e non solo perché non stiamo citando gli assessori regionali e provinciali e comunali. Una volta a sinistra il familismo era oggetto di dileggio, di satira, di lucida e spietata disamina della sociologia, di denunzia di un costume arretrato. Ora invece è spavaldamente praticato. Volteggia indecoroso negli atenei, dove professori mariti e padri, a volte quegli stessi che sui giornali invocano riforme radicali dell´università, spudoratamente portano in cattedra mogli e figli. E´ entrato nelle istituzioni e nessuno ne ha vergogna. Eppure l´idea che le istituzioni siano trasmissibili organicamente è un´idea sciita. Il grande scisma islamico nacque perché la quasi divinità del profeta non poteva essere rintracciata fuori dalle carni e dal sangue dello stesso profeta e quindi bisognava trovare il califfo tra i familiari. Ebbene, questa che è una concezione organico-magico-ancestrale, neppure nella sua versione da commedia all´italiana fa onore alla sinistra. E davvero qui non c´entra il caso francese della socialista Ségolène Royal e del suo compagno segretario dei socialisti. Anzi, citare questo esempio d´eccezione serve solo a trasunstanziare, ancora più comicamente, il nostro tradizionale familismo in eccellenza organica, nell´idea cioè che siamo tutti eccellenti; e che gli eccellenti si somigliano e dunque si pigliano; e che l´eccellenza in coppia produce nuova eccellenza. Via, non scherziamo. Il salomonico e - immaginiamo - dolente ìntervento di Fassino, in ossimorica e impossibile difesa sia del voto-imboscata della moglie e sia della reazione del ministro, potrebbe facilmente spingere la gente a pensare che i problemi dei ds e che la politica del partito, sulla droga come su tutto il resto, siano tranci di vita familiare, di una famiglia particolare le cui vicende non interessano a nessuno. Del resto anche a volere sdrammatizzare e dunque a giudicare l´intervento di Fassino con i criteri del gentiluomo, ebbene, tra la Turco e la moglie, Fassino avrebbe dovuto difendere la Turco, e non solo perché è la parte offesa, e non solo per eleganza, ma soprattutto per non rendere lo scontro tra due donne ancora più pesante come sempre capita agli uomini che a sproposito si mettono in mezzo alle donne. E va bene che a casa poi la Serafini potrebbe negare a Fassino la camicia stirata col ferro a vapore, ma insomma non si era mai visto un segretario così stirato a vapore.