Corriere della Sera Magazine 30/11/2006, Luisa Pronzato, 30 novembre 2006
Così sono diventata top mondiale. Corriere della Sera Magazine 30 novembre 2006. I puristi della moda dicono che le sue collezioni sono troppo marketing oriented
Così sono diventata top mondiale. Corriere della Sera Magazine 30 novembre 2006. I puristi della moda dicono che le sue collezioni sono troppo marketing oriented. Le nuove fashion victim, al contrario, adorano qualsiasi cosa rimandi alla doppia G. Risultato: oltre 1.8 miliardi di euro. Il Wall Street Journal avverte: quella signora è da tenere d’occhio. E inserisce Frida Giannini tra le cinquanta donne nel mondo che hanno raggiunto obiettivi al top ma soprattutto pronte per essere il fulcro di significativi cambiamenti. A spiegare chi è la stratega di tutta la moda griffata Gucci, sono appunto i numeri: una corsa al vertice bruciata in due anni, dodici collezioni da governare e un fatturato che con lei cresce al ritmo del 18% l’anno. Performance, per dirla con il linguaggio dell’economia, battezzate come «effetto Frida». E tutto questo a soli 34 anni. Quando il «mostro» Tom Ford se ne andò, lei (che era quella più in ombra) faceva già l’80% del fatturato GG solo con gli accessori. Poi la roulette della vita ha favorito un’altra trentenne, anche lei in azienda (abbigliamento femminile), Alessandra Facchinetti, figlia di Roby dei Pooh e sorella di Dj Francesco. Ma nell’arco di un paio d’anni la ruota ha girato di nuovo, ed è toccato a Frida il ponte del comando. Quanto pelo sullo stomaco ci vuole? «Io? Neanche un po’. stata l’azienda a fare la scelta». Ci vuole comunque pelo per essere capaci a 34 anni di intercettare la voglia di lusso di un pubblico mondiale e soddisfare i desideri dei neoricchi. «Se siamo ancora qui dopo 85 anni è perché il marchio con la sua storia continua a gridare lusso nel mondo. E non c’è nulla di strano che i nuovi ricchi siano attratti da tutto quello che la famosa doppia G rappresenta». Attenti però: non si tratta solo di modestia e undestatement. Al momento giusto la signora Giannini sa tirar fuori le unghie: «Un designer che fa i numeri non è un peccatore», ribatte per esempio a chi l’accusa di disegnare solo quello che piace ai compratori e alle celebrities. «Creatività e business devono andare di pari passo, soprattutto per un marchio come Gucci». Torniamo al potere. Quel potere che adesso considera «strumento di libertà » e che invece quand’era «sottoposta » la obbligava a mordere il freno. «Il progetto della collezione Flora, ogni volta che lo portavo in riunione me la buttavano fuori. Non corrispondeva al gusto del mio capo». Ha impiegato qualche anno ma appena Ford ha fatto le valigie, Frida lo ha realizzato. E ha funzionato. «E pensare che l’ho recuperato dall’archivio, partendo da un foulard disegnato per Grace Kelly da Gucci nel 1966. E l’ho riattualizzato». Mondanità poca, dosata professionalmente. Certo, a pochi mesi dal debutto nel nuovo incarico, era a Los Angeles a una charity a favore di Children’s action, fotografata con Tom Hanks, Steven Spielberg e Jessica Simpson. Una presenza discreta. Come agli inizi di novembre a Tokio, per l’inagurazione a Ginza, il quartiere di tendenza, del lussuoso flaghship, otto piani di metallo e luce. Nel quartier generale della maison, tornata a Firenze proprio dall’inizio della sua guida, Frida è in jeans, maglione collo alto nero, su cui spicca l’oro dei cavalli della cintura, stivali bassi da equitazione e capelli raccolti a coda. Tenuta «relax» per i momenti di studio delle nuove collezioni. Ragazza spiccia e informale, persino per il suo matrimonio ha disegnato un unico abito, bianco in seta e satin, con qualche pizzo in modo che andasse bene sia per la chiesa sia per la serata.Tra le sue icone donne dalla personalità forte, Marisa Berenson, Audrey Hepburn, Jackie Kennedy. Riferimento nel mondo del business: Steve Jobs. «Che Apple lanci un I-pod o un computer, li identifichi con lui, con quella sua figura buffa che sembra stia facendo uno spettacolo e non business. Ha il forte potere di una comunicazione rilassata». Understatement con educato accento tosco-romano, chiacchierata da ragazza globale, con valigia sempre pronta, un punto fermo a casa (il suo è in un palazzo del Cinquecento, si chiama Gian Battista Guidi, è il marito, creativo ma nel mondo del web) e uno in ufficio: il suo team, quaranta persone. «Alla fine diventano i veri amici», dice. Così era con Alessandra Facchinetti, astro nascente per sole due sfilate. Si telefonavano ogni notte quando una dirigeva le collezioni abbigliamento donna e l’altra gli accessori. Poi Frida ha aggiunto alla sua carica quella dell’amica. E non si sono più sentite. Certo che a salire sulle tavole di comando si bistrattano i sentimenti. «Però non sono stati bistrattati da me. tutto successo in modo così repentino che non ci si è potuti permettere tristezze, anche se ho poi scritto una lettera ad Alessandra». Frida deve continuare. I numeri spingono. Occorre seguire le crescite: 20% nel Nord America, 22 in Giappone, 32 in Europa, dove sono comprese pure le impennate consumistiche della Russia, mentre si viaggia a un tasso di oltre il 28% nel Far East, che sta crescendo con una velocità stratosferica. Conquistata puntando sulla memoria, appunto la doppia G reiterata in tutte le salse. A una tale tabella di marcia così spinta corrispondo le aspettative: 3 miliardi di fatturato nei prossimi sei anni. Una bella sfida visto che il lusso, secondo l’Osservatorio di Altagamma, viaggia tra il 7% in più del 2005 e il 9 del 2006 e dovrebbe attestarsi nei prossimi dieci anni su una media del 6/7%. Fatti i conti da Frida ci si aspetta qualcosa come il 14%, il doppio. Panico? «La pressione crea ansia, ma anche adrenalina. Ho i piedi per terra, Se non raggiungerò i risultati non mi ucciderò. Non è più il tempo delle dermatiti e gastriti che mi hanno seguito a ogni cambio di ruolo». Teme di più i giudizi degli analisti economici o di Anna Wintour? «Per ora ancora quelli della Wintour». Luisa Pronzato