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 2006  novembre 30 Giovedì calendario

«Natascha, incontri al bar tra i genitori e il rapitore». Corriere della Sera 30 novembre 2006. Londra

«Natascha, incontri al bar tra i genitori e il rapitore». Corriere della Sera 30 novembre 2006. Londra. «Chiamami Gebieter», padrone. La prima frase rivolta a Natascha Kampusch dal suo aguzzino, l’inizio di una prigionia- tortura durata 3.096 giorni e conclusasi con una fuga inaspettata e insperata. Incolume, dopo otto anni e cinque mesi, scomparsa bambina, tornata donna. Eppure sulla storia rimangono tanti interrogativi: è possibile che la famiglia della bimba rapita sulla via della scuola nel marzo 1998 a soli 10 anni conoscesse il sequestratore? possibile che Natascha fosse tanto infelice a casa da considerare la cella di sei metri quadrati un rifugio? possibile che abbia scelto di non scappare prima dello scorso agosto perché, a somme fatte, preferiva rimanere con Wolfgang Priklopil? Sono queste le domande alle quali due giornalisti britannici, Allan Hall e Michael Leidig, quest’ultimo il corrispondente da Vienna del quotidiano Daily Telegraph, sperano di dare una risposta, almeno parziale, nel libro Girl in the cellar: The Natascha Kampusch story («La ragazza in cantina, la storia di Natascha Kampusch»), da oggi in vendita in Inghilterra. Il primo sulla vicenda: una specie di instant book firmato da due segugi di prim’ordine, forti di contatti privilegiati con gli inquirenti e la famiglia. Dietro l’esito quasi miracoloso di quella che sembrava una tragedia, dietro il coraggio impressionante e la maturità della sua protagonista, per Hall e Leidig si celano trame oscure legate soprattutto al rapporto tra Natascha, sua madre e uno dei suoi – apparentemente tanti – boyfriend. Un conoscente della famiglia, che ha parlato ai due autori solo a condizione che gli fosse assicurato l’anonimato, ha raccontato di aver trovato, tra le fotografie di casa, due immagini sconcertanti. In una, Natascha indossava stivali alti sino alle cosce, una maglietta che a stento le copriva la pancia e poco altro. Nell’altra era stesa sul letto, nuda, avvolta nella pelliccia della madre. «Brigitta (Sirny, la madre di Natascha, ndr) mi sembrò imbarazzata quando le chiesi di cosa si trattasse. Mi disse che erano fotografie scattate per scherzo da Claudia, sua figlia, vent’anni in più di Natascha», ha raccontato la fonte. «Le chiesi se le potevo prendere, lei inizialmente mi disse di no. Allora, le risposi, si vede che innocenti non sono. Così cambiò idea e io le portai immediatamente alla polizia, ma mi dissero che non rappresentavano un reato e non condussero alcuna inchiesta». Un errore, secondo Max Edelbacher, oggi 62enne, allora uno dei detective incaricati di ritrovare Natascha. Per lui la ragazza era vittima di abusi domestici. «Sapevamo che il nuovo compagno della madre la sgridava, era violento, strillava. Natascha lo aveva raccontato al padre. In più mia moglie, che insegnava nella sua scuola, era convinta che Natascha fosse una ragazzina strana, molto intelligente che però rendeva poco. Aveva problemi». Hall e Leidig, che per via del contratto con la casa editrice Hodder Stoughton non possono rilasciare interviste, ricordano che Priklopil, suicidatosi la sera stessa della fuga di Natascha, era stato identificato come un attivo membro del giro sado- masochista di Vienna. Era inoltre un cliente abituale di un bar, il Christine Schnell-Imbiss, frequentato anche dal padre di Natascha, Ludwig Koch, che ogni tanto ci portava anche la figlia, nonostante la sua giovanissima età. E c’è di più. Secondo il libro Priklopil era amico di Ronnie Husek, compagno di Brigitta: stando a una sua conoscente ha sicuramente incontrato anche lei. «Mi ricordo perfettamente – ha detto Annaliese Glaser – che Husek lo portò nel negozio che per un tempo gestì Brigitta per aggiustare il contatore elettrico. I tre parlarono a lungo. Lo ricordo come se fosse ieri». Natascha, dopo nove anni, si appresta ora a passare il Natale in famiglia. Nella sua seconda apparizione in pubblico ha visitato una scuola per bambini handicappati di Vienna: per loro ha contribuito a promuovere un telethon sul canale austriaco Orf.