ཿLa Stampa, 29/11/06, 29 novembre 2006
Abbandono. Studenti italiani che non portano a termine gli studi: 32 su cento (percentuale doppia rispetto alla media europea), per un costo annuale di 2,5 miliardi all’anno a carico dello Stato, tra quelli che abbandonano e i ripetenti
Abbandono. Studenti italiani che non portano a termine gli studi: 32 su cento (percentuale doppia rispetto alla media europea), per un costo annuale di 2,5 miliardi all’anno a carico dello Stato, tra quelli che abbandonano e i ripetenti. In particolare, su 1000 bambini iscritti alla prima elementare, 36 abbandonano prima degli otto anni, 93 si fermano alla scuola media, 666 arrivano al diploma, 214 vanno subito a lavorare e 452 si iscrivono all’università (ma si laureano in 171) (da una ricerca di Daniele Checchi, Università di Milano). Il maggior indice di abbandono si registra nel primo biennio delle superiori: due abbandoni su tre si verificano in questi anni. Il dato cambia in funzione della scuola (al liceo abbandona nel biennio l’11 per cento degli studenti, negli istituti tecnici il 17, nei professionali il 28) e della città (a Napoli il 43 per cento, a Palermo e Catania il 42, a Caserta il 36). Il fenomeno non è diminuito con l’innalzamento dell’obbligo a 15 anni, varato dal ministro Luigi Berlinguer nel ”99: ad un aumento di 25-30 mila unità all’anno di iscritti alle superiori, è corrisposto un aumento della percentuale di abbandoni più che proporzionale (attualmente la dispersione scolastica è del 18 per cento durante il biennio, pari a quella di 10 anni fa e superiore a quella del ”99) (dal sito tuttoscuola.com). Le misure di recupero programmate nel 2003 dal ministro Letizia Moratti (per riportare il fenomeno al di sotto del 20% entro il 2010), non sono mai state attuate. Secondo il pedagogista Benedetto Vertecchi (Terza Università di Roma) la scuola è la principale responsabile dell’abbandono ("attraverso la scuola avviene la prima preselezione sociale: il liceo è il primo gradino, i professionali l’ultimo. Gli insegnanti stessi hanno aspettative differenti a seconda che insegnino in un tipo di scuola o in un altro. Ai professionali si resta più facilmente indietro e, se si è bocciati una volta, specie all’inizio, questo trascinamento degli studi più facilmente evolve in espulsione dal sistema"). Concorrono a causare l’abbandono una famiglia con basso livello di istruzione, e una realtà territoriale di illegalità (come in Campania), o al contrario, con molte possibilità di lavoro alternative alla scuola (come nel Triveneto). Raffaelo Masci