Marcella Miriello, La Stampa, 29 Novembre 2006., 29 novembre 2006
«La mente degli animali non è migliore né peggiore della nostra. Semplicemente è adatta per altri stili di vita»
«La mente degli animali non è migliore né peggiore della nostra. Semplicemente è adatta per altri stili di vita». Lo dice Danilo Mainardi, etologo dell’Università Cà Foscari di Venezia e autore del saggio ”Nella mente degli animali”. «Alcuni etologi dell’Università di Friburgo hanno testato le capacità aritmetiche di Harry, un grosso micio rosso. Risultato: Harry è in grado di contare fino a quattro. O meglio, quando sente dei suoni netti e ben definiti, li collega a ciò che vede. E non sbaglia mai». L’esperimento consiste nel preparare quattro ciotole con coperchio apribile, sulle quali vengono disegnati, rispettivamente, uno, due, tre o quattro pallini neri. Solo una, però, viene riempita di cibo: «A questo punto i ricercatori gli segnalano la pappa suonando tanti ”din” quanti sono i pallini sulla ciotola. E lui rapidamente apprende. A tre ”din” corrispondono tre pallini. E il gatto si fionda sulla ciotola esatta». Se il cibo si trova in una sola ciotola, però, il gatto potrebbe essere guidato dall’odore, piuttosto che dai pallini. «Per fugare questo dubbio, gli etologi hanno messo un’uguale quantità e qualità di cibo in ogni ciotola. Anche in questo caso Harry non ha deluso le aspettative: tre ”din” uguale tre pallini, quindi ciotola numero tre, e così via». Altri esperimenti hanno messo in luce la capacità del gatto di creare ”mappe cognitive”: «Quando non riesce a raggiungere l’oggetto del desiderio a causa di un ostacolo, si costruisce con la mente dei percorsi alternativi. Il cane, in questa attività, è meno bravo. Ma questo non significa che sia meno intelligente del gatto. Lo è in modo diverso. Il cane è più comunicativo del felino e riesce con più facilità a comprendere il significato delle parole. Un Border Collie dell’Università di Lipsia è arrivato a riconoscere più di 200 vocaboli. Inoltre i cani, capaci di leggere lo sguardo del padrone, percepiscono gli ordini attraverso il movimento degli occhi. E sono in grado di fare il seguente ragionamento: ”Se il mio padrone ha gli occhi chiusi, non può vedermi. Quindi posso disubbidire”». Se il cane capisce solo il significato delle singole parole, altri animali sono in grado di imparare la grammatica e la sintassi: «Gli scimpanzé, ad esempio. Ma non soltanto. Di recente sono stati condotti esperimenti sulla comunicazione vocale degli storni. Risultato: questi uccelli possono apprendere regole grammaticali piuttosto raffinate. Un tipo di abilità che contraddistingue anche le orche, animali in grado di rispondere e capire i gesti di un addestratore proposti in un certo ordine». Difficile, per gli etologi, stabilire quale sia l’animale più intelligente: «Ogni specie ha una mente diversa. I pipistrelli per esempio sono animali dall’attività mentale piuttosto complessa. Però il loro è un mondo tutto fatto di ultrasuoni. Motivo per cui è difficile analizzarli». Ma alcune bestiole si distinguono per l’abilità nel risolvere problemi complessi. «Lo scimpanzé che deve raggiungere una banana appesa su una parete mette una sull’altra tante cassette, dimostrando la sua capacità di organizzare mentalmente le relazioni spaziali. Oppure, posto davanti a uno specchio nel quale riconosce la propria immagine, dimostra che nei primati, come negli elefanti e nei delfini, si può parlare di ”autocoscienza”. Le stenelle, piccoli delfini che vivono alle Hawaii, fanno un gioco di squadra che sembra essere un allenamento per combattere predatori come gli squali». Una cosa è certa: un animale dotato di intelligenza di certo soffre di più. «Perché ricorda, perché può provare una paura più profonda. Ma attenzione: la capacità di sofferenza è solo in parte legata all’intelletto. Tutti soffrono, anche gli ”stupidi”».