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 2006  novembre 29 Mercoledì calendario

Roberto Gervaso descrive la moglie: «Quando la conobbi, Vittoria faceva l’indossatrice ed era di una bellezza strepitosa, di un fascino malioso: un mix di Ava Gardner e Jennifer Jones, con lo sguardo di Lauren Bacall

Roberto Gervaso descrive la moglie: «Quando la conobbi, Vittoria faceva l’indossatrice ed era di una bellezza strepitosa, di un fascino malioso: un mix di Ava Gardner e Jennifer Jones, con lo sguardo di Lauren Bacall. Non mi chieda come abbia potuto innamorarsi di me. Ma si è innamorata. Io non ero un Adone, ma nemmeno un Tersite. Però ero simpatico, intraprendente, elegante e galante. Avevo scritto la "Storia d’Italia" e fortunate biografie e, se ogni tanto la facevo arrabbiare, non credo di averla mai annoiata. Quando, di lì a poco, ci sposammo, il tiranno, secondo lei, ero io. un particolare che non ricordo. Ma ricordo che certe scelte le volevo fare io, certe decisioni le rivendicavo. Lei non mi contraddiceva mai, e io per anni m’illusi di essere il padrone di casa. In realtà, fin dall’inizio, chi comandava, senza averne l’aria, era lei. Comandava con dolcezza, qualche volta con una docilità che, lungi dall’insospettirmi, mi lusingava. Non simulava, né dissimulava, arte in cui le donne, mogli comprese, ma non la mia, sono maestre. Non simulava né dissimulava perché Vittoria non sapeva e non sa fingere. Mi assecondava senza assecondarmi, mi faceva fare cose che, in fodno, non volevo fare, ma, dopo averle fatte, ero soddisfatto. Non potevo accusarla di sopraffazione perché otteneva sempre quello che voleva senza ricorrere alle perfide armi dell’inganno o dell’arbitrio. L’ascendente che esercitava su di me era più sottile e risolutivo di quello che io esercitavo su di lei. Con il tempo la padrona di casa diventò lei, e non solo nella sostanza, ma anche nella forma. E quel che è peggio, o meglio, con il mio consenso. Lei, sempre più oggetto dei miei desideri, mi mise sempre più sul piedistallo. Ma su un piedistallo da cui non potevo, e non posso, scendere. E quando un uomo è su un piedistallo e non può scenderne, finisce ostaggio di chi ve lo ha issato [...]. A lei delego tutto, e di tutto lei si occupa e si preoccupa. Io devo pensare solo a scrivere che è, in fondo, la sola cosa che mi piace e che so fare. Il resto è compito suo. Sue le incombenze domestiche, e non solo domestiche. Se sto male, mi cura e mi rassicura. Se sto bene e temo di ammalarmi, mi dice che sto benissimo, e io mi sento meglio. Non posso lamentarmi, anche se ogni tanto vorrei scendere dal piedistallo e farci salire lei. Un desiderio che non realizzerò mai perché, se lo realizzassi, me ne pentirei. Con i piedi per terra non so più stare.