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 2006  novembre 29 Mercoledì calendario

Autobiografia di Valentina Vezzali Natali. Nasce a Jesi il 14 febbraio 1974, e per questo è chiamata Valentina dalla mamma Enrica, cassiera, e dal papà Lauro, direttore di un maglificio (che invece, dopo due femmine, desideravano un maschio e l’avevano già chiamato Guido)

Autobiografia di Valentina Vezzali Natali. Nasce a Jesi il 14 febbraio 1974, e per questo è chiamata Valentina dalla mamma Enrica, cassiera, e dal papà Lauro, direttore di un maglificio (che invece, dopo due femmine, desideravano un maschio e l’avevano già chiamato Guido). Impugna il fioretto a sei anni per emulare la sorella maggiore Nathalie, e a dieci comincia a gareggiare (vincendo il Campionato italiano nella categoria prime lame). A quindici anni perde il padre, morto di tumore ai polmoni. Secondi. "Il secondo è il primo degli sconfitti" (la frase che le ripeteva sempre il padre). Scuse. La madre non assiste mai alle sue gare, tranne ai Mondiali di Città del Capo del 1997 (in cui la Vezzali si qualifica nona), quando si presentò a fondo pedana quasi a fine assalto, e poi si scusò: "Non riuscivo a rimanere fuori, stavolta sentivo che avresti perso e ho avuto l’impulso di starti vicina". Privilegi. "Sono stata privilegiata rispetto ai miei coetanei: a dieci anni ho cominciato a girare l’Italia e a quattordici ero già all’estero. Non mi è mancata l’adolescenza perché sono sempre riuscita a vivere tutto, con la fortuna di non cadere nell’abitudine" (Valentina Vezzali). Ezio Triccoli. Fondatore del primo gruppo schermistico di Jesi, è il primo maestro di Valentina Vezzali. Sergente maggiore nella Seconda guerra mondiale, caduto prigioniero dell’esercito inglese, impara la scherma da un maresciallo inglese, e tornato a Jesi nel 1945 apre una palestra nella cantina di Plinio. Bocciato più volte agli esami prima di ottenere il diploma di maestro di scherma, con la scusa di un soffio al cuore non è mai stato convocato in Nazionale dalla FIS (Federazione Italiana Scherma). "In realtà lui non era ben accetto perché era un rivoluzionario che non esitava a sovvertire i canoni classici della scherma e a inventare nuove mosse se si rendeva conto che potevano far esprimere meglio la forza di un atleta sublimandone lo stile". Conto. Valentina Vezzali non ha mai smesso di contare (ad alta voce in allenamento, mentalmente in gara), come le ha insegnato Triccoli: "Voleva che contassi ad alta voce e, in allenamento, me lo faceva fare in continuazione per assimilare il senso del ritmo". Salti. "Valentina ha un pregio: se le manca qualcosa fa un salto per conquistarlo. grintosa" (Ezio Triccoli). Passi. "Vincere non è tutto nella vita. Si può anche trionfare, ma se quella gioia non l’hai conquistata passo dopo passo non vale niente" (Ezio Triccoli). Giulio Tomassini. Nipote del Maestro Giuseppe De Santis (che allenò lo sciabolatore Michele Maffei), è il maestro di Valentina Vezzali da quando lei aveva sedici anni. "Ha il pregio di saper cambiare negli anni la mia scherma, mantenendo intatti il talento e la naturalezza, e regalandomi il segreto dell’’imbattibilità”. Ogni tattica viene studiata dalle avversarie, e se non avessi saputo evolvermi e cambiare sarei già stata, da tempo, sconfitta. ”Non ti preoccupare, Vale, ancora non c’è un’atleta più forte di te, ma ti prometto che quando arriverà ti avviserò!”, mi dice sempre e io so che, da bravo maestro lo farà". L’affiatamento tra maestro e allieva è totale: "Ogni volta che lui mi insegna una mossa, sento che mi cambia dentro. Diventa mia. Diventa vincente. A volte mi capita di andare in assalto e toccare senza accorgermi". Sogni. Il suoi sogni d’infanzia, diventare ballerina classica o poliziotta: "due mestieri diametralmente opposti, eppure accomunati dal rigore della disciplina". Il primo sfuma (ma la madre le dice sempre che quando tira di scherma è così leggera che sembra danzare), il secondo si realizza nel 1990, quando supera l’esame di ammissione al primo concorso aperto alle donne, ed entra a far parte del corpo sportivo, le Fiamme oro. Badea. "Quando perdo non vedo l’ora di incontrare di nuovo la mia avversaria, finché non riesco ad avere la meglio su di lei". accaduto con Laura Bodea, romena, incontrata ai Mondiali dell’Aja (che le valgono solo il bronzo), alle prime Olimpiadi (Atlanta 1996, argento individuale), a Sidney 2000, dove si tinge i capelli rosso fuoco ("Contro la sfortuna e l’invidia. Avevo bisogno, psicologicamente, di cominciare l’Olimpiade con una novità assoluta per spazzare una catena che mi legava da anni alle avversarie di sempre"), e vince il primo oro individuale. Mimmo. Alle Universiadi di palma di Maiorca, nel 1999, conosce Mimmo, calciatore, con cui si sposa il 22 giugno 2002: "L’incontro con lui fu determinante. Aveva solo un anno più di me ma un carattere e una maturità molto diversi. Io, cresciuta praticamente sulle pedane di tutto il mondo, avevo uno spiccato spirito agonistico ed ero molto egocentrica. Io volevo vincere. Io volevo arrivare… Mimmo, molto diverso da me, mi prese per mano e mi aiutò a capire che esistevano anche le altre persone e che, anzi, proprio dal confronto e dall’ascolto avrei potuto imparare a evolvere". Sconfitte. La Vezzali subisce la sconfitta più bruciante della sua carriera sportiva ai Mondiali di Lisbona 2002, dove è eliminata dalla russa Ekaterina Youcheva: "La peggiore perché metteva a nudo la mia fragilità agli occhi di tutto il mondo" (era rientrata da poco dal viaggio di nozze a Ibiza e a gennaio era morto il suo migliore amico, Vincenzo). Pietro. Il giorno del matrimonio aveva ricevuto un telegramma dal papa, con l’augurio di prosperità e letizia. Il 18 agosto 2004, ad Atene, nel corso delle Olimpiadi, dopo aver vinto l’oro individuale, annuncia ai giornalisti: "Il bambino lo desidero tanto e proveremo ad averlo. Subito, però, perché il prossimo Mondiale è a Lipsia, nell’ottobre 2005, e non intendo perderlo". Pietro nasce il giugno seguente, e ad ottobre la Vezzali, disputa e vince i Mondiali. Lipsia. Ai mondiali di Lipsia 2005, la Vezzali arriva in finale e affronta la tedesca Anja Muller. A tempo scaduto il punteggio è 10 a 10 e scatta la regola della priorità (parte un minuto di tempo supplementare, e se nel frattempo nessuno ”tocca”, vince chi, per sorteggio, ha la priorità). sorteggiata la Muller, ma la Vezzali capisce il contrario e si limita a una tattica difensiva fino a trenta secondi dalla fine, quando, alzando lo sguardo sul cartellone di gara, si rende conto dell’errore, e nella stessa frazione di secondo fa un controtempo: "Mossa difficilissima nella scherma. E urlai per dare sfogo all’eccessivo sforzo… Ebbi l’impressione di perdere i sensi mentre mi libravo nell’aria, sorretta dalle braccia dello staff azzurro. Con i piedi finalmente a terra, in posizione eretta, recuperando la giusta visuale e dimensione dello spazio, mi resi conto che avevo toccato!". Vinta la medaglia, la Vezzali la manda in pezzi subito dopo, per averla sbadatamente appoggiata sulle gambe mentre parla al telefono col marito in attesa del dottore per il controllo antidoping: "Quando la porta del dottore si spalancò mi alzai di botto e quell’oggetto prezioso, che in realtà è solo placcato d’oro, cadde sul pavimento e si frantumò in mille pezzi". Zona. Per perdere i venti chili acquistati in gravidanza, e prepararsi per i Mondiali di Lipsia 2005, la Vezzali ha seguito la dieta Zona, messa a punto dal biochimico Barry Sears, basata sul principio che il peso aumenta per gli squilibri ormonali dovuti all’insulina che si innalza per l’assunzione di troppi carboidrati, mentre il benessere fisico è raggiunto con l’equilibrio ormonale tra insulina e glucagone. Prevede la divisione di pasti in blocchi (unità di misura costituita dai macronutrienti: carboidrati, proteine e grassi): a ogni pasto bisogna assumere il 40 per cento di carboidrati, il 30 di grassi, il 30 di proteine (il numero delle calorie dipende dall’attività svolta). Per integrare il fabbisogno di pesce si assumono gli Omega 3 (olio di pesce, in pillole o gocce), che aumentano energia e concentrazione. Killer. La sua tattica attendista (aspettare l’ultima stoccata per far fuori l’avversario) le è valsa i soprannomi ”Killer”, ”Cobra”, ”Nikita”, ”Mangusta”: "Valentina aspetta fino alla stoccata finale, quella che non perdona… come un killer" (Stefano Cerioni, campione olimpico, maestro e amico della Vezzali del Club Scherma Jesi). Mangusta. Di tutti i soprannomi ”Mangusta” è quello che preferisce: "Non è un animale particolarmente grande e anch’io, strutturalmente minuta, mi sono sempre confrontata con avversarie più imponenti di me. La mangusta, seppur piccola, è però in grado di avere la meglio anche sui serpenti velenosi, perfino il cobra, senza lasciare scampo alla preda: si muove molto velocemente e attacca solo per uccidere. Sembra un ragionamento spietato, ma è lo spirito della competizione a richiederlo, sempre nell’assoluta lealtà e nel rispetto reciproci". Come la mangusta anche la Vezzali resta a lungo sulla difensiva: "Lascio sfogare l’avversaria e cerco di capire la sua scherma. Prima o poi subentra sempre un momento di debolezza, e io riesco a coglierlo. quello il momento della stoccata che non lascia scampo. La stoccata giusta. La stoccata vincente". Maschera. "Nella vita quotidiana sono impulsiva e non riesco a trattenere le emozioni, esattamente l’opposto di quello che mi accade in pedana. Quando indosso la maschera mi trasformo, so aspettare senza stancarmi e agisco al momento opportuno con la mossa giusta riuscendo a piazzare, grazie a una controllata lucidità, la stoccata finale. Nella vita sono un libro aperto, esprimo sinceramente pensieri e emozioni nella convinzione che siano tutti pronti ad accoglierli, senza rendermi conto che, a volte, sarebbe meglio tacere. E la freddezza poi? Non so nemmeno che cosa sia" (Valentina Vezzali). Equilibrio. "La scherma è uno sport che, a differenza di altre discipline che giocano più su forza fisica e istinto, punta sulla concentrazione e sulla razionalità in perfetto equilibrio con il corpo, inteso anche come vettore di emotività. E in questo senso è un peccato che non abbia la notorietà che merita perché potrebbe aiutare a plasmare tanti caratteri, rafforzando le capacità e aiutando a superare i limiti individuali". Paura. Per la Vezzali è la spinta emotiva, che controllata con la concentrazione, si trasforma in massima determinazione: "L’apice quasi insopportabile di questa emozione dura pochissimo, proprio come un dolore acuto, anestetizzato dalle endorfine del corpo. Nel momento della sua massima espressione il fisico viene scosso dal desiderio di combattere e di mettersi alla prova, costi quel che costi". Il suo maestro Tomassini glielo dice sempre: "Il giorno che non proverai più paura sarà il giorno che dovrai smettere". Medagliere. Olimpiadi: 1 oro individuale Sydney 2000; 1 oro individuale Atene 2004; 1 argento individuale Atlanta 1996; 2 ori a squadre Atlanta 1996 e Sidney 2000. Mondiali: 4 ori individuali Seul 1999, Nîmes 2001, Havana 2003, Lipsia 2005; 1 argento Atene 1994; 1 argento a squadre Atene 1994; 2 bronzi individuali L’Aia 1995, La Chaux-De-Fond 1998; 4 ori a squadre L’Aia 1995, Città del Capo 1997, La Chaux-De Fond 1998, Nîmes 2001, New York 2004. Europei: 3 ori individuali Plovid 1998, Bolzano 1999, Coblenza 2001; 1 argento Bourges 2003; 1 bronzo Linz 1993; 2 ori a squadre 1999 Bolzano e 2001 Coblenza; 1 argento 2003 Bourge; 1 bronzo nel 1998 Linz. Coppe del mondo: 8 vittorie 1996, 1997, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004. II classificata 1995, 1998. Universiadi: 4 ori individuali Fukuoka 1995, Catania 1997, Palma di Maiorca 1999, Pechino 2001. 1 oro a squadre nel 1999 Palma di Maiorca. 3 argenti nel 1995 Fukuoka, 1997 Catania, 2001 Pechino. Campionati italiani. 12 medaglie d’oro nel 1992, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2003, 2004, 2006. Un bronzo nel 2002. Record. "Ho sempre detto che vincere è difficile, ma ripetersi lo è ancora di più. Ho frantumato il record di Antonella Ragno (vincitrice di nove Campionati italiani), conquistando il titolo di campionessa italiana per ben dodici volte, l’ultima a Torino nel maggio 2006. Ho conquistato il quarto oro ai Mondiali, entrando nella leggenda, ma non ho ancora eguagliato il record del bielorusso Aleksander Romankov, salito sul tetto del mondo ben cinque volte fra il 1974 e il 1983. Due ori olimpici mi hanno fatto raggiungere il record dell’ungherese Helek, che conto di superare alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, dove tra l’altro è stata ammessa di nuovo la gara a squadre" (Valentina Vezzali). Sfide. "Noi schermidori non gareggiamo certo per diventare ricchi né tanto meno celebri. Si va avanti per traguardi sportivi e non per guadagni stratosferici. La sfida, soprattutto con me stessa, è la molla che mi fa affrontare un lavoro costante, metodico e faticoso, tra allenamenti e competizioni" (Valentina Vezzali). Crucci. L’unico cruccio di Valentina Vezzali: non essersi ancora laureata (in Giurisprudenza).