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 2006  novembre 28 Martedì calendario

Lo sperma danese spaventa Londra. La Stampa 28 novembre 2006. Londra. A mille anni, più o meno, dall’invasione vikinga in Europa, l’allarme per una fin troppo penetrante diffusione della razza danese in Inghilterra è stato lanciato dal London Bridge Centre, una delle più moderne cliniche specializzate nelle malattie della procreazione e negli interventi di inseminazione artificiale

Lo sperma danese spaventa Londra. La Stampa 28 novembre 2006. Londra. A mille anni, più o meno, dall’invasione vikinga in Europa, l’allarme per una fin troppo penetrante diffusione della razza danese in Inghilterra è stato lanciato dal London Bridge Centre, una delle più moderne cliniche specializzate nelle malattie della procreazione e negli interventi di inseminazione artificiale. Per la direzione del Centre, nel Regno Unito si assiste da anni a un pesante calo del numero dei donatori di sperma e a una conseguente crescita delle difficoltà per le coppie non in grado di procreare di affrontare i loro problemi. ”Fino a qualche tempo fa riuscivamo a venire incontro anche alle esigenze di molte delle cliniche inglesi del nostro settore – spiega Gedis Grudzinkas, direttore sanitario - . Adesso invece abbiamo a malapena risorse sufficienti per i nostri pazienti”. Il calo delle donazioni in Inghilterra, paese che ha ancora una legislazione liberale in materia di procreazione assistita - e consente, ciò che ad esempio in Italia è vietato, la fecondazione eterologa, cioè con il seme di una persona estranea alla coppia - è solo in parte attribuibile a una recente riforma che ha cancellato la possibilità, per i donatori, di restare anonimi. Piuttosto, qui come altrove, s’è fatta più incalzante la concorrenza danese, e in particolare quella dell’International sperm bank di Arhus, ”dove ormai – ammette sconfortato Grudzinkas – molti dei nostri pazienti si dirigono per evitare lunghe attese”. La banca danese dello sperma è situata nella penisola dello Jutland, davanti al cui mare, nel maggio del 1916, si combattè una grande battaglia navale tra la flotta inglese e quella tedesca, e dove adesso un intraprendente signore manager di sé stesso di nome Ole Schou ha fondato il Cryos hospital, organizzando al suo interno una task force di 250 superdonatori, giovani, tra i 25 e i 29 anni, studenti o lavoratori al primo impiego, selezionati in base al bell’aspetto e alla buona salute, e soprattutto in grado di produrre, per ciascuno, ad ogni eiaculazione, da 1,5 a 10,3 millilitri del prezioso seme, che viene fotografato, catalogato, surgelato in contenitori chimici a meno 196 gradi, ed esportato nelle cliniche di tutto il mondo, per essere impiantato. Secondo la qualità del seme, lo sperma danese può contenere da 5 a 50 milioni di spermatozoi a millilitro. Una goccia, pari a un po’ più di un terzo di millilitro, è sufficiente per un intervento. Il suo valore sul mercato internazionale può variare da 26,4 euro a goccia a dieci volte tanto: quotazioni superiori a quelle dell’oro. Si calcola che almeno dodicimila bimbi di ascendenza vikinga siano nati così nel mondo, e si prevede che in futuro ne nasceranno almeno 1400 all’anno. Ole Schou, l’imprenditore di questo mercato in crescita, non è neppure uno scienziato. Racconta che l’idea di un’organizzazione industriale della raccolta e della commercializzazione del seme gli è venuta dopo un sogno premonitore, appunto di uno spermatozoo vivo imprigionato in un cubetto di ghiaccio. Da allora, ragazzo, e tra lo sconcerto dei suoi, cominciò ad osservare al microscopio il proprio sperma, provando anche a conservarlo artigianalmente nel freezer di casa. Schou va molto orgoglioso della sua task-force di inseminatori, definita scherzosamente ”l’imbottitura danese”, sostiene che la produzione potrebbe anche essere più abbondante, ma si vuole evitare il rischio di incesto, sia pure involontario, tra nati in famiglie diverse dallo stesso padre, ed anche un numero eccessivo di figli, anche se non riconosciuti, per donatore: il campione ne ha già avuti centouno. La cripta in cui sono custoditi gli spermatozoi surgelati, per dare un’idea di abbondanza, è chiamata ”il lago di Cryos”. Nei questionari a cui devono rispondere, da mostrare poi agli aspiranti acquirenti di spermatozoi, oltre a fornire informazioni dettagliate sulla propria storia personale e familiare, i donatori dicono che la paternità multipla non gli provoca particolari sensazioni, come l’idea che, superati i 18 anni, i figli, chiamiamoli così, possano o vogliano conoscerli. Alla fine, spiegano, lo fanno per soldi: da 15 euro in su alla volta, per due o tre volte alla settimana, almeno due volte al giorno e per tre o quattro mesi di seguito. La clinica è accogliente, le stanze in cui procedono alla ”fornitura” comode e dotate di una porno library per ispirarsi. Il tempo necessario, a quell’età e con quell’allenamento, pochi minuti. ”In Inghilterra i ragazzi vanno al pub – sfotte Schou – in Danimarca vengono da noi!”. Ma la selezione dei donatori è severa. I medici che li intervistano, per valutarli, devono chiedersi tra l’altro se li accetterebbero come compagni delle loro figlie. E il Cryos è solo uno dei centri specializzati danesi in cui le coppie inglesi stanno affluendo, tra la preoccupazione degli operatori del Regno Unito, che ha nel sistema sanitario un fiore all’occhiello secondo solo a quello scolastico, e la pigrizia dei possibili donatori, teoricamente tutti gli uomini dell’Inghilterra dai 18 ai 45 anni di età. Ad esempio il dottor Peterson, del Cicoria Private Hospital, altro ospedale danese, ha in cura una ventina di coppie inglesi e valuta molto elevata la probabilità che diventino genitori di bambini ”alti, biondi e con gli occhi azzurri”. Questa, anche negli interventi più preoccupati, è la cosa che più colpisce nel dibattito anglo-danese sugli sviluppi imprevisti della procreazione assistita: si discute di tutto, anche degli aspetti controversi, pacatamente, senza grande attenzione a problemi etici o sociali. Nessuno insomma si chiede se sia giusto o no, e a quali condizioni, scegliersi un figlio con certe caratteristiche. Per tutti, al momento, l’unico problema è capire perché i ragazzi danesi donino volentieri il loro seme e quelli inglesi molto meno. Marcello Sorgi