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 2006  novembre 28 Martedì calendario

Bullismo rosso. La Stampa 28 novembre 2006. Nella speranza di aprire un nuovo filone, quello degli adolescenti che non picchiano nessuno, ci siamo imbattuti in un vecchio mostro: l’ideologismo di certi insegnanti

Bullismo rosso. La Stampa 28 novembre 2006. Nella speranza di aprire un nuovo filone, quello degli adolescenti che non picchiano nessuno, ci siamo imbattuti in un vecchio mostro: l’ideologismo di certi insegnanti. C’è una scuola a Roma, l’istituto Giorgi, che sorge su un piazzale frequentato dalle lucciole. All’uscita i ragazzi si ritrovano a fare lo slalom fra i profilattici usati e le auto dei clienti, i quali avvicinano le studentesse alla fermata dell’autobus equivocando, o fingendo di farlo, sul loro mestiere. I giovani chiedono aiuto e dalla circoscrizione rispondono: «E’ un problema grave, che va anzitutto studiato. Istituiremo un forum». Studia oggi, istituisci forum domani, i profilattici usati si accumulano e le auto dei clienti pure. Esasperati, i ragazzi convocano un’assemblea. Per organizzare ronde bulliste immortalabili dal videofonino? Macché. Quei pericolosi reazionari si limitano a indire una manifestazione di protesta. E poiché sanno di vivere nella patria del perbenismo retorico, precisano che l’iniziativa non avrà carattere razzista. A questo punto v’aspettereste di veder irrompere i professori al fianco degli studenti. Non vivono anche loro circondati dalle stesse brutture? Infatti gli insegnanti irrompono. Ma per prendere le distanze. Due di essi scrivono una lettera aperta ai ragazzi in cui li invitano «a non cadere in strumentalizzazioni politiche tipiche dell’intolleranza xenofoba». Certo, il disagio esiste. Ma «va analizzato complessivamente, incidendo sulle cause che lo determinano come lo sfruttamento della prostituzione e lo schiavismo». In attesa di rifare il mondo, magari resuscitando Lenin e Mao tse Tung, il consiglio illuminato dei prof è di rassegnarsi a subire qualsiasi angheria. Su una cosa hanno sicuramente ragione: il problema principale di quella scuola non sono le prostitute. Massimo Gramellini