Varie, 28 novembre 2006
GALASSO
GALASSO Giuseppe Napoli 19 novembre 1929. Storico. Ha insegnato nelle Università di Salerno, Cagliari e Napoli. Dal 1966 è ordinario di Storia Medievale e Moderna nell’Università di Napoli. Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa Unversità dal 1972 al 1979. Consigliere comunale di Napoli dal 1970 al 1993. stato assessore alla Pubblica Istruzione dello stesso Comune dal ”70 al ”73. Nel ”75 fu eletto sindaco con l’incarico di esplorare la possibilità di costituire una giunta che non si potè formare, per cui rinunziò all’incarico. Dal Dicembre 1978 al Marzo 1983 è stato Presidente della Biennale di Venezia e dal 1982 al 1988 presidente della Società Europea di Cultura. Dal 1983 al 1994 è stato deputato. Tra il 1983 e il 1987 è stato sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. In tale qualità è stato il promotore della legge 431 per la protezione del paesaggio (’legge Galasso”). Dal 1988 al 1991 è stato sottosegretario al Ministero per l’Intervento Straordinario nel Mezzogiorno • «[...] una delle intelligenze più brillanti della storiografia italiana. Autore di libri fondamentali sulla costruzione europea e nazionale, ha ricoperto incarichi di prestigio sulla scena accademica e politica, legando il suo nome a una importante legge sulla tutela del paesaggio. Classe 1929, è nato in un quartiere popolare di Napoli, nella zona tra Montesanto e Tarsia. Il padre era artigiano (vetraio), un fratello ha lavorato come operaio all’Italsider di Bagnoli e vi morì in un incidente sul lavoro, un altro ha continuato il mestiere del padre (e del nonno), come oggi fanno i suoi due figli, nipoti di Giuseppe. ”Sono stato l’unico in famiglia a laurearmi”, racconta. ”Per tutta la mia generazione la scuola pubblica ha contato moltissimo, uno dei pochi canali di promozione sociale. Sono cresciuto tra i figli degli artigiani, bottegai e operai, e dei piccoli impiegati che facevano fatica ad arrivare al 27 del mese. Poveri della povertà di allora, non di oggi. Tra quei miei compagni sono ora numerosi gli ingegneri, avvocati, medici anche di fama”. Cosa ricorda della scuola elementare? ”Era la ”Giosue Carducci’, vicina alla mia casa di Salita Tarsia. La mattina a scuola, il pomeriggio giù in bottega da mio padre. Ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti straordinari, come la signorina Conte e il maestro Sala. Quest’ultimo, in particolare, mi trasmise la passione per la lettura. Salgari, Verne, molta letteratura dell’Ottocento. Quando avevo nove anni mio zio, il fratello di mio padre, mi abbonò alla Biblioteca circolante di Via Latilla. Prendevo in prestito romanzi di avventura e gialli, ma ben presto cambiai genere [...] Il maestro Sala convinse mio padre a farmi saltare la quinta elementare, la cosa un po’ m’inorgoglì. Ma in seguito, per una sorta di automatismo sociale, fui iscritto a un istituto magistrale, che era la scuola più popolare. Però, alla fine del corso studiai ancora per prendere la licenza liceale: furono gli stessi professori a spingermi a sostenere l’esame al classico. Compresi allora di poter fare qualcosa [...] Quando dissi che volevo studiare Lettere, si pensò solo a facilitarmi la cosa. Il nostro medico di famiglia, dottor Rodolico, diceva: tu vuoi morire di fame. Naturalmente mi davo da fare, con lezioni private. Nei primi due anni vinsi la borsa di studio dell’Università, e ben presto divenni anche insegnante nelle scuole elementari. Molti dei professori mi fecero grande impressione: da Giuseppe Toffanin a Francesco Arnaldi, da Vittorio Bertoldi a Ernesto Pontieri e a Nino Cortese, da Silvio Accame a Salvatore Battaglia. Alcuni di loro mi guardavano con particolare benevolenza. Poi ebbi la borsa di studio all’Istituto Croce. Da lì cominciò la mia avventura accademica, che è durata oltre mezzo secolo. Come me, sono andati avanti, chi più chi meno, tanti altri della mia età: li ricordo ancora pieni di speranza nei vicoli poveri della mia città”» (S. Fio., ”la Repubblica” 28/11/2006).