Il Sole 24 Ore 19/11/2006, pag.XXIII Alessandro Melazzini, 19 novembre 2006
Il paese dei nanetti. Il Sole 24 Ore 19 novembre 2006. Pisolo e Bhumibol stanno bene insieme. C’era da aspettarselo
Il paese dei nanetti. Il Sole 24 Ore 19 novembre 2006. Pisolo e Bhumibol stanno bene insieme. C’era da aspettarselo. Dopotutto, se la figlia del re di Thailandia visitando l’Europa alla ricerca di un regalino per sua Altezza Reale il babbo ha fatto shopping nella ex Ddr, probabilmente lo si deve a un’imbeccata dello stesso augusto genitore. Perché tutti sanno dove finiscono Pisolo e compagni - solitamente nel giardino kitsch del vicino - ma solo appassionati come Re Bhumibol Adulyadej il Grande conoscono la terra da cui provengono i nanetti. Si tratta di Gräfenroda, un villaggio al limitare della foresta Turingia, il "cuore verde" della Germania. Per un turista ignaro il paesino situato nella valle del "selvaggio fiume Gera" è solo una lunga fila di linde casette dai tetti aguzzi e le strade vuote percorse da un vento intento a raccogliere foglie in mulinelli. Uno di quei borghi di silenzio in cui ti aspetteresti, al calar della sera, di incontrare Dylan Dog impegnato a cacciare spettri. Ma qui di oscure presenze "l’indagatore dell’incubo" non scorgerebbe nemmeno l’ombra, eccetto quella di Arthur Dinter (1876-1948), scrittore antisemita dimorante nel luogo e con la fissa di riscrivere la Bibbia eliminando l’Antico Testamento. Non gli andava a genio che avesse origine ebraica. Neanche i nazisti lo presero troppo sul serio. Il viaggiatore consapevole accorre invece a Gräfenroda perché sa bene di trovarsi nella culla natale del nanetto da giardino. Un merito tanto grande da aver indotto il piccolo comune, un tempo recluso dietro la cortina di ferro e ora noto anche in Thailandia, a presentarsi su internet affiancando al proprio stemma uno gnomo (www.graefenroda.de). Nella metà del XIX secolo le rigogliose manifatture locali sfornavano per i cacciatori più vanitosi - e incuranti del macabro - teste di cervo in terracotta su cui apporre le corna originali della selvaggina abbattuta. Visto il successo della trovata ampliarono la produzione sfornando statuette di Cappuccetto Rosso, Biancaneve e degli altri personaggi tratti dalle fiabe dei fratelli Grimm. Tra il 1880 e il 1890 - l’esatta data di nascita è tuttora avvolta da mistero - i nanetti da giardino fecero infine la loro comparsa. Il successo fu strepitoso. "Ma lungi dal rappresentare personaggi di fantasia - ci racconta Reinhard, pronipote di Philipp Griebel, uno degli artigiani creatori degli gnomi - la particolarità dei nanetti era di imitare persone reali. I primi gnomi avevano infatti le sembianze dei lavoratori nelle cave della foresta". La ditta Griebel, fondata nel 1874, cominciò a produrre nanetti venendo incontro alle richieste dei minatori più abbienti, desiderosi di celebrare il proprio successo facendosi ritrarre in miniatura. E siccome quello della miniera era un mestiere duro, i primi omini ben si guardavano dal sorridere in technicolor come ai tempi nostri, mostrando invece volti affaticati e barbe fuligginose. Più tardi fu la volta di pescatori nani, giocatori di carte e suonatori di armonica. Nani anche quelli. La Prima guerra mondiale interruppe la produzione, e così l’avvento del regime comunista. Poi la Repubblica Democratica Tedesca si convinse a riaprire la manifattura statalizzando la produzione dei nanetti. Con la caduta della Ddr Reinhard Griebel ha ripreso in mano le redini dell’azienda, aperto un museo dei nanetti (www.zwergen-griebel.de) e regalato loro una eva formato mignon. Forse per l’entusiasmo di trovarsi in compagnia di una donna dopo un’astinenza durata più di cent’anni, alcuni amici di Pisolo hanno cominciato ad assumere pose indecenti. Roba da far venire un infarto ai nonni minatori. A dire il vero anche l’Associazione Internazionale per la difesa dei nanetti da giardino (www.zipfelauf.com) con sede a Basilea inizialmente non l’ha presa bene, ma tant’è. "In Europa si accettano così tante cose! Bisogna concedere un po’ più di libertà anche ai nanetti", sostiene Herr Griebel. Secondo Raul Pantaleo invece agli gnomi e ai loro proprietari non è la libertà a mancare, piuttosto il buon gusto (U n Pisolo in Giardino, vedi qui sotto la recensione di Antonio Armano). Dopo aver battuto le periferie del Triveneto alla caccia di villette da psicanalizzare, Pantaleo è giunto alla conclusione che il nanetto rappresenta un rassicurante "sonno della coscienza". Pisolo come elemento ornamentale apotropaico? Per Giuseppe Collovati, entusiasta acquirente della manifattura Griebel e "ossessionato dai nanetti da giardino" dopo aver visto al cinema Il favoloso mondo di Amelie, lo gnomo col berretto a punta ricorda soprattutto "un pezzettino di storia e di tradizione della Germania". "A dire il vero io non ho il giardino - confessa Collovati - ma anche se l’avessi, venendo a conoscenza di tutte quelle brutte storie sui rapimenti dei nani non so se li lascerei fuori da soli". Da anni imperversa infatti l’agguerrito Movimento autonomo per la liberazione delle anime da giardino (www.malagt.it), feroce nemico di tutti i possessori di nani. Ma forse il Malag è solo invidioso della fortuna di chi si piazza un Pisolo in casa. "Una volta ho regalato un nanetto a una coppia di amici - racconta Collovati -. E sa che è successo? Dopo anni di attesa sono riusciti finalmente ad avere un bambino!". Non c’è dubbio. Tutto merito del nano. Alessandro Melazzini