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 2006  novembre 27 Lunedì calendario

”Non voleva i pugni? Allora doveva darmi subito i soldi”. La Stampa 27 novembre 2006. Asti. Si può sapere perché ce l’avete con me? Io non avrei fatto niente

”Non voleva i pugni? Allora doveva darmi subito i soldi”. La Stampa 27 novembre 2006. Asti. Si può sapere perché ce l’avete con me? Io non avrei fatto niente. Lui non doveva reagire. Nemmeno lo toccavo». Gli eri entrato in casa, volevi soldi, minacciavi. «Me li dava e me ne andavo. Non finiva all’ospedale. Dovevo finirci io?». E’ grottesco, è disgustoso, al di là di una logica, però è vero, è dialogo in un giardino pubblico vicino all’area industriale di Asti, con un rumeno uscito di galera. E’ questa la logica di un rapinatore in ville e cascine dell’Astigiano. Quasi a sottolineare il diritto alla ruberia, imputando alla vittima il voler difendere pensione e risparmi o gioielli. E il dirigente della Squadra Mobile, Gianfranco Vaccaneo, che davanti alla scrivania ne ha portati più d’uno, conferma: «Mai ripensamento, riflessione. I soldi». In meno di un mese tre colpi, tutti finiti con violenze. Nei bar di città, nei paesi intorno si parla molto più di questi episodi che della Finanziaria. Anzi soltanto di questo si parla. E di cani, rivoltelle, «quattordici colpi più uno in canna». Si scuote la testa quando da «Pina», a Rocca d’Arazzo, pochi chilometri dal capoluogo, qualcuno annuncia di aver comprato casa qui «perché puoi dormire con la porta aperta». Sono serrate le porte, ma «loro» entrano. Secondo il questore Antonio Nanni c’è davvero un problema di rapporto psicologico tra l’immigrato e le nostre leggi: «Per loro c’è davvero lo stupore che racconta lei di fronte alle reazione della vittima». Vaccaneo ricorda una banda che grida: «Dove hai i soldi grossi?». «Grossi» è la sintesi. Siamo andati in giro tra vittime e colpevoli già arrestati. E’ vero che il più viene dall’Est, Albania, Romania, ex Jugoslavia, ma ci sono gruppi italiani. E ci sono tre preoccupanti tipologie di queste rapine, che qui si notano più che altrove, perché Alessandria non è Tortona, non è Novi Ligure, la provincia ha più epicentri. L’Astigiano è raccolto intorno ad Asti, è tutt’uno. Il primo scenario è quello più organizzato. C’è davvero la cassaforte. E c’è pure il basista: può essere chi ti ha fatto lavori in casa, consegne. Arrivano a colpo sicuro, pronti a tutto perchè pieni di certezze. Per un certo verso i meno pericolosi: professionisti. Ma anche, in quanto sicuri, determinati a ogni ferocia. Poi ci sono quelli - bande stabili, disposte a tutto - che scelgono dopo sopralluoghi sommari irrompono e spesso passano alla violenza prima di qualunque richiesta. Di psicologia non sanno nulla, però sanno che se si parte dal terrore le vittime non vorrano risubire la stessa «lezione». E poi gli improvvisati: a loro interessa colpire e sparire, sono gli imitatori dei più organizzati, però perdono subito il controllo, manifestano odio al di là della ricerca di bottino («non devi essere ricco solo tu»), forse quelli più a rischio di omicidio per errore, arraffano, picchiano, devastano, fatti di cocaina. Racconta il rumeno ai giardini, guardando in modo curioso il passaggio a livello: «Ho viaggiato per venire qui dove si sta bene, dove state tutti bene». Non fare Robin Hood. Non sai chi è. Continua: «L’ho capito al processo. Per me i soldi stavano sotto il letto, e tanti, come a casa mia». Le banche ci sono anche a casa tua. «Sì, ma ne prendi e li porti a casa, per le spese. Qui ho imparato carte di credito e bancomat. Per me era assurdo che uno a casa avesse soltanto cinquanta euro. Mi prendeva in giro. Doveva per forza avere di più». Quelli grossi? «Quelli grossi». E li massacravi di botte? «Avevo bisogno dei soldi e mi ingannavano». Ma quello che inganna di più è il senso di impunità, come per chi entra per rubare e invece di fuggire quando ci si sveglia afferra un coltello. E’ quello che pensate quando andate a caricarvi con la birra e scegliete la casa? Si alza dalla panchina: «Non pensi anche tu così?». E se trovi chi ti spara? «Non mi hanno mai sentito arrivare». Sei pentito? «Dovevano stare fermi e darmi tutto». Marco Neirotti