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 2006  novembre 27 Lunedì calendario

Strazza Guido

• Santa Fiora (Grosseto) 21 dicembre 1922. Pittore • «[...] Quando pone mano a dipinti suoi cruciali come Il lungo viaggio di Ulisse o Progetto di un viaggio, entrambi del 1963 [...] ha compiuto i quarant’anni, e ha già alcune ben individuate e felicissime stagioni alle spalle: quella trascorsa in Sud America, dove ha dipinto la serie intitolata al Machu Picchu, tanto misteriosamente affine alle coeve sintassi cromatiche di De Staël; e quelle, al ritorno in Italia, nate prima a Venezia - ove è prossimo a Tancredi - e poi, a cavallo fra anni ”50 e primi ”60, a Milano, dove un’altra serie, dedicata alla memoria dei Balzi Rossi di Ventimiglia l’ha visto stringersi alla ricerca informale di Wols, assai vulgata nella capitale lombarda. Erano, allora, grumi, intrichi, piccole esplosioni di segni a prender figura sulla materia magra del fondo, in guizzi e fughe, soste e concrezioni; virgole, brevi appunti, nervose serpentine che dettano e assieme macerano spazio. Alle spalle, il Wols più febbrile ed emotivamente coinvolto, e la memoria d’una natura drammatica, donde queste ”metamorfosi” - così le chiama - avevano preso l’avvio. A tutto ciò, nel momento del suo definitivo trasferirsi a Roma, appunto nel ”63, Strazza pone freno. Sei mesi ha trascorso in Olanda, ove ha guardato una natura diversa, più spoglia e silenziosa. Il segno s’era allora disteso, allentato; lo spazio che l’accoglieva s’era fatto più rilassato ed espanso. A Roma arriva con quel segno, depurato dall’ansia, sceso quasi ai confini del silenzio. E con esso racconterà le Esperidi e il loro giardino, immaginandolo bianco, ovattato, percorso solo dalle brevi volute di un segno leggero, vagante. L’ottavo decennio è occupato dal pensiero della luce: vengono i cicli di Ricercare e della Trama quadrangolare: gli spazi, geometrizzati, accolgono adesso, insieme all’evidenza di un lavoro che si carica d´una forte attitudine mentale e progettuale, il sogno d’una plenitudine luminosa che tutto invade e, quasi, cancella. Poi, al limite del decennio, l’ombra si affaccia di nuovo a corrompere quella luce abbagliante; con essa il segno riconquista una sua voce piena ed autonoma. La materia cresce in densità e rigoglio: e la mano scende su di essa dando figura, con un segno di nuovo eccitato, alle tracce di un tempo remoto, alle antiche vestigia di una Roma stremata dalla sua storia. il tempo delle ”colonne spezzate”, uno dei termini più alti dell’intera ricerca di Strazza. Da allora, molto è seguito […]» (’la Repubblica” 27/11/2006).