Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  novembre 27 Lunedì calendario

Istruzioni per incastrare Prodi. La Stampa 27 novembre 2006. Roma. Il video è disponibile sul solito Youtube, la bacheca elettronica che raccoglie i filmati più curiosi di Internet

Istruzioni per incastrare Prodi. La Stampa 27 novembre 2006. Roma. Il video è disponibile sul solito Youtube, la bacheca elettronica che raccoglie i filmati più curiosi di Internet. A riguardarlo ora che l’ex spia russa Alexandr Litvinenko è morto tra atroci dolori, però, acquista un sapore diverso. Litvinenko non vi compare, ma è citato ampiamente. A parlare è il deputato inglese Gerard Batten, un euroscettico, che scandisce nell’aula del Parlamento europeo di Strasburgo: «Il generale Trofimov, ex vicecapo dei servizi segreti Fsb, avrebbe detto a Litvinenko: ”Non andare in Italia, ci sono molti agenti del Kgb fra i politici. Romano Prodi è il nostro uomo lì”. Litvinenko ha riferito questa informazione a Mario Scaramella, della commissione Guzzanti». Era il 4 aprile 2006. Soltanto con l’occhio a quell’uscita di Batten si può capire quanto scrive in questi giorni Paolo Guzzanti: «Romano Prodi è da trent’anni il ”darling” di Mosca». Insomma, al solito, si parte da cose terribili, la guerra in Cecenia, Putin, il sangue dell’ex colonnello Litvinenko (e non solo: il generale Trofimov l’hanno ammazzato a fucilate un anno fa), e si finisce immancabilmente al Transatlantico. La commissione Mitrokhin, come si ricorderà, presieduta dal senatore Paolo Guzzanti di Forza Italia, doveva indagare sulle infiltrazioni del Kgb in Italia dal dopoguerra fino alla caduta dell’Urss. Si scopre ora che il plenipotenziario di Guzzanti, il misterioso Mario Scaramella, un napoletano furbo che è stato magistrato onorario e si muove come uno 007, interrogò a Napoli diversi ex agenti russi chiedendo informazioni sui politici di casa nostra. Quelli di oggi, non di ieri. Come ha rivelato «Repubblica», le domande di Scaramella vertevano su Prodi, su Oliviero Diliberto, su Alfonso Pecoraro, su Pino Sgobio (Pdci), Umberto Ranieri (Ds), Alfonso Gianni (Rifondazione), Eugenio Duca (Ds), Antonio Rotundo (Ds). Scaramella avrebbe interrogato segretamente, a questo scopo, tra il gennaio e il febbraio 2006, due che sono passati per il Kgb e che sono scappati in Occidente: Eugenji Limarev e Litvinenko. Forse anche qualcun altro. E guarda la coincidenza. Passano poche settimane e arriva l’exploit dell’onorevole Batten all’Europarlamento. In Italia però si era in piena campagna elettorale e la vicenda passò sotto silenzio. La morte di Litvinenko sta facendo venir fuori ora tutta questa storia. Deflagrante. Da una parte c’è Guzzanti che teme per la sua vita e attacca tutto e tutti, Berlusconi compreso che non lo spalleggia. Nega assolutamente, Guzzanti, di aver mai conosciuto questo Limarev. Assicura: «Non ho mai utilizzato alcuna informazione passata da questo signore ad altri, né per i lavori della commissione Mitrokhin né per altri scopi». Epperò non smentisce lo strano interrogatorio di Napoli a cura di Scaramella. E un contatto tra i due, sia pure indiretto, c’è stato. Lo conferma Guzzanti stesso: «Limarev ha voluto farmi sapere in tempi recenti, tramite un ex consulente della commissione, che sul mio conto sarebbe stato fabbricato in Russia e diffuso in Italia un dossier per screditare sia me che il lavoro del Parlamento». La vittima del dossieraggio, insomma, sarebbe lui. Dall’altra c’è mezza sinistra che scopre l’ennesima vicenda maleodorante. Di nuovo scandali costruiti a tavolino. Di nuovo dossier in preparazione. «Ci chiediamo - sostiene ad esempio Angelo Bonelli (Verdi) - perché consulenti della commissione Mitrokhin si dedicassero alla raccolta di informazioni sulle forze politiche dell’allora opposizione». E Manuela Palermi (Pdci): «Avevamo già avvertito segnali inquietanti attorno al nostro partito e al segretario. Se risultasse vero, sarebbe la conferma che contro i comunisti italiani è in corso un attacco, e non da oggi». Uno dei diretti interessati, poi, è arrabbiatissimo. «L’ex presidente della commissione Mitrokhin - dice Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera - dovrà dare molte spiegazioni». Francesco Grignetti