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 2006  novembre 27 Lunedì calendario

Dalle trincee a Hollywood Il cappotto compie 55 anni. Corriere della Sera 27 novembre 2006. All’inizio fu di cammello

Dalle trincee a Hollywood Il cappotto compie 55 anni. Corriere della Sera 27 novembre 2006. All’inizio fu di cammello. Poi ci pensarono gli artisti a interpretarlo: siliconandolo, gonfiandolo, liofilizzandolo, oliandolo, stropicciandolo, ricoprendolo di spugne spontex! Interpretare il «Centoeuno-ottocentouno» è stata la sfida di tanti: da Mazzucconi a Martegani, da Spoldi a Sassella. E ancora Arcangeli, Airò, Cautelati o Cabiati. Un cappotto che è stato ed è materia. Da 35 anni, sempre lo stesso: il «101801» di Max Mara. Lo hanno amato e lo amano le dive e le regine: Katherine Hepburn, Marlene Dietrich, Carole Lombard, Lauren Bacall, Isabella Rossellini, Glenn Close, Sofia di Spagna. Un capo che sta alla moda come Chanel n. 5 sta ai profumi o l’agente 007 al cinema o i Levi’s 501 ai jeans. Numeri fortunati! Non è dunque «strano» che un museo apra le sue porte per celebrare «quel» cappotto, l’azienda e la famiglia (Luigi, Ignazio e Maria Ludovica, ultima generazione dei Maramotti di Reggio Emilia) che lo hanno nei loro 55 anni di storia. A Berlino, al Kulturforum degli Staatliche Museen, una delle più prestigiosi associazioni culturali della Germania. Da domani i festeggiamenti: presentazioni alla stampa internazionale della mostra «Coats», poi la grande festa e infine l’apertura al pubblico (il 30 novembre e sino a marzo 2007 poi sarà a Milano, Tokio e Toronto). Già ancora una «fuga» del made in Italy su cui riflettere: dopo i 20 celebrati a Londra da Giorgio Armani per Emporio e i 40 di Benetton festeggiati al Centre Pompidou di Parigi. Non è bello, ma è così! A Berlino, dunque. Uno spazio espositivo di 400 metri quadrati e quattro stanze «stracolme» di pezzi unici: dal prototipo del mitico (chiuso da anni in una bacheca di cristallo), alle interpretazioni artistiche di cui sopra, alle campagne scattate dai più grandi fotografi (Avedon, Sarah Moon, Lindberg, Meisel), non senza il passaggio obbligato sugli schizzi originali dei primi capi usciti dall’intuizione geniale di quell’Achille Maramotti, dottore in legge, che nel ’51 si chiese perché le donne dovessero «farsi fare» un cappotto dalla sarta senza piuttosto entrare semplicemente in un negozio e acquistarlo già bello e confezionato! Cominciò con 500 l’avvocato Maramotti, l’anno dopo furono 5.000 e il terzo 15 mila. Era nato il prêt à porter. Oggi sono 15 milioni di capi e oltre un miliardo di euro di fatturato. Con il vanto di «collaborazioni», nello staff creativo, con la «C» maiuscola: Balenciaga, Castelbajac, Lagerfeld, Dolce e Gabbana. Il «101801» arrivò vent’anni dopo quei 500, della stilista francese Anne Marie Berette alla quale un grande come Paul Poiret aveva dato un gran bell’aiuto: volumi e libertà di movimento. Poi le ispirazioni illuminanti: i pastrani dei soldati britannici nelle trincee della Prima Guerra Mondiale e l’unisex del cappotto da viaggio dei pionieri dell’automobilismo! L’inconfondibile linea sciolta, diritta, senza cintura: invariata nel tempo. Ancora oggi con 135 mila esemplari venduti dal 1971. Paola Pollo