Varie, 27 novembre 2006
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Cavina Cristiano
• Casola Valsenio (Ravenna) 29 maggio 1974. Scrittore • «Non c’è due senza il tre, si suol dire. L’importante è che quel ”tre” si sviluppi con naturalezza, senza sforzo e tarocchi creativi. Che è quanto invece trovo in Un’ultima stagione da esordienti di Cristiano Cavina, dopo il sorprendente esordio di Alla grande, confermato da Nel paese di Tolintesàc; ove a colpirti da subito è certa legnosità inventiva ed espressiva, in contrasto col precedente raccontare fluido, proprio d’una memoria che s’impregnava dei personaggi che si portava dentro e che (come nonna Cristina di Tolintesàc) agivano da controcanto, quasi in una storia formativa del modo stesso d’un raccontare che, pescando nel passato, s’intrideva di sentimenti come il dolore, il sorriso, la scoperta e la malinconia. Che è poi ciò che manca quasi del tutto in Un’ultima stagione da esordienti, al cui centro sta un’annata di campionato di calcio (tema purtroppo sempre più stancamente di moda). Un campionato di esordienti, stagione 1985/86, che vede protagonista l’A.C. Casola: 18 giocatori (caratterizzati in gran parte da nomignoli del tipo Il Ragno della Storta, Fattura, Donna Nuda) per sole 16 maglie, più il Mister, il presidente Rockefeller e qualche incallito tifoso. Un campionato giocato sugli infami campetti dell’Appennino, nel quale s’affaccia come cattivo di turno il Borgo Ghibellino, vera ”succursale dell’inferno fatta apposta per massacrarti”, e da affrontarsi col coraggio sparato nelle orecchie dalla musica a tutto volume di AC/DC e Iron Maiden. Ci si muove così tra convocazioni, allenamenti, amichevoli, partite più o meno facili, tecniche, contorni vari, sino alle due ultime partite: allorché il Casola è dapprima terzo a tre punti dalla prima, il famigerato Borgo Ghibellino, e poi a due soli punti, con l’ultima partita da giocare in casa dello stesso Borgo. Un esito segnato se non intervenisse il Dio del Calcio a ribaltare risultato iniziale della partita e classifica finale. Classifica finale del campionato, beninteso; non l’esito di Un’ultima stagione da esordienti, che resta uno sfilacciato romanzo procedente piuttosto per singole scene. Per di più un ”procedere statico”, con capitoli gestiti spesso come singoli racconti; ove se talora uno funziona (’Le amichevoli”), eccone subito dopo un altro (’Scuola Media Statale A.Oriani”) tirato a fare libro, con conseguente generale senso di ripetitività. Sicché a salvarsi sono singole scene o momentanei sprazzi (il permesso strappato alla madre da Piter Cammello; Donna Nuda al contrasto a occhi chiusi; il capitolo a singhiozzo su Matteo Danesi), oltre ai tesi capitoli finali. Anche perché il campo di calcio è gestito da Cavina quale palcoscenico d’un teatrino su cui ad agire sono macchiette più che veri personaggi; che funzionano come tali semmai nel ritratto (l’arbitro Costa), specie se memori dei precedenti romanzi (il tifoso novantenne Enzo Bubani). Tanto più che manca l’aiuto della scrittura, incapace di far decollare da certa piattezza referenziale un tono che vuol essere giocoso, sorridente, persino goliardico. Ma che, in certi ”gridolini di ammirazione che piovevano dalle tribune, come acqua fresca spruzzata da un innaffiatoio, a noi che occupavamo le officine delle retrovie riempivano il cuore”, ti combina un brutto fallo da area di rigore» (Ermanno Paccagnini, ”Corriere della Sera” 26/11/2006).