Varie, 27 novembre 2006
Tags : Niccolò Bozzo
BOZZO Niccolò Genova 10 giugno 1934. Ex carabiniere • «[...] generale in pensione [...] è il tipo d’uomo che si fa il segno della croce quando passa davanti ai cimiteri
BOZZO Niccolò Genova 10 giugno 1934. Ex carabiniere • «[...] generale in pensione [...] è il tipo d’uomo che si fa il segno della croce quando passa davanti ai cimiteri. [...] Alto e curvo, un anziano che tiene molto al decoro. stato questo ritegno che gli ha fatto attraversare 42 anni di storia e storiaccia italiana senza mai fumare una sigaretta, anche se lo avrebbe tanto voluto. Nei momenti di massimo stress – fossero le ore del ”Piano Solo” o dell’arresto di Patrizio Peci, fossero i giorni delle purghe piduistiche all’interno dell’Arma, quelli dell’arresto del presidente della Regione Liguria Teardo, o della consegna dell’avviso di garanzia a Berlusconi durante il vertice di Napoli ”, si chiudeva in una stanza e come un bimbo cominciava a dare calci e pugni ad un tavolo per sfogare la tensione. Sono tempi di storia raccontata dal basso, da quelli che c’erano ma non si vedevano. E nei suoi 42 anni da carabiniere, il generale Nicolò Bozzo c’è stato quasi sempre, parlando sempre poco. ”Poi, due anni fa, sono andato ad una serata nella quale si rievocava il golpe Borghese. E mi sono reso conto che in giro c’è tanta gente che ha le idee molto confuse”. Bozzo allora ha pensato che aveva una storia da raccontare, la sua, che ne conteneva molte altre. Ha affidato il suo bilancio di vita ad una intervista-autobiografia, pragmaticamente intitolata Nei secoli fedele allo Stato (Fratelli Frilli editori) scritta con il giornalista Michele Ruggiero [...] Un libro che si incrocia con la testimonianza che Bozzo ha prestato a Camillo Arcuri per il suo Sragione di Stato (Rizzoli). In fondo, il generale può permetterselo. Dei tanti carabinieri ai quali venne rifilata l’etichetta di ”braccio destro” del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ai tempi dei reparti speciali antiterrorismo, lui in fondo è l’unico ad aver chiuso la sua vicenda nell’Arma – era il 1997 – senza alcuna macchia. ”Svolgendo certe attività è inevitabile sporcarsi le mani. A quelli che sulla dietrologia hanno costruito una fortuna mi limito a dire: dovreste trovarvi voi in certe situazioni”. A lui è successo, tante volte. La prima nell’estate del 1964, quando senza saperlo si trovò in mezzo al piano Solo del generale De Lorenzo, molto simile ad un golpe. ”Prendere possesso delle camere di detenzione dell’aeroporto di Linate, in attesa di averne bisogno” fu l’ordine che si sentì impartire il giovane ufficiale, di stanza a Milano. ”Una cosa alla Ridolini, perché lo stesso direttore dello scalo ne ignorava l’esistenza. Fu un inserviente a dirci che forse si trattava delle stanze adibite a magazzino...”. Gli anni delle bombe e dei morti in piazza li passa in caserma a Milano. Tempi di servizi deviati e infiltrazioni, che Bozzo denuncia, beccandosi un nomignolo, ”compagno Ufficiale”, piuttosto fuorviante. Poi c’è l’incontro con Dalla Chiesa e la lotta al terrorismo. A dirigere la perquisizione nell’appartamento in via Monte Nevoso a Milano c’è lui. Anni dopo in quella casa vennero ritrovate dietro ad un tramezzo le lettere di Moro, facendo fiorire un altro rebus. ” stato un nostro errore. Fummo costretti ad interrompere l’ispezione da un rapporto disciplinare del comando di Milano, che censurava l’operato del gruppo Dalla Chiesa. Il generale ci disse di ritirarci, e i magistrati ci accordarono il permesso di farlo soltanto quando gli assicurammo che la perquisizione era finita. Non era vero, avevamo bisogno di altro tempo”. Ai tempi della P2, quando i vertici dell’Arma si scoprono sempre più opachi, collusi e silenti, Bozzo invece parla, da presidente del Cocer. E paga con l’emarginazione. ”C’era tanta gente che aveva occhi per vedere e preferì tenerli chiusi”. Il generale rifiuta qualunque paragone tra quel passato ed il presente. Ma si capisce che la spinta ad impegnare il suo nome e la sua fama di buon carabiniere è arrivata anche sotto l’effetto dell’attuale revival spionistico. ”Credo che l’Arma abbia da sempre un problema di immagine. Dobbiamo essere più trasparenti. E se un giovane carabiniere mi chiedesse consiglio, gli direi che la prima regola da seguire è quella di tenersi sempre a prudente distanza dai Servizi”. Da raccontare, ci sarebbero ancora tanti capitoli di una vita piuttosto intensa. La stagione dei sequestri in Calabria, l’inizio (Teardo) e la fine (avviso a Berlusconi) di Mani Pulite, le sue ipotesi su Ustica e G8 genovese. Tutti capitoli che faranno piuttosto discutere, adesso che uno dei protagonisti invisibili del nostro passato recente si è deciso a metterli nero su bianco. [...]» (Marco Imarisio, ”Corriere della Sera” 26/11/2006).