La Repubblica 22/11/2006, Sebastiano Messina, 22 novembre 2006
Una appassionante polemica si sta sviluppando sul nome del nuovo partito. La Repubblica, 22 novembre 2006
Una appassionante polemica si sta sviluppando sul nome del nuovo partito. La Repubblica, 22 novembre 2006. Da un pezzo lo chiamiamo tutti Partito Democratico, ma Ermete Realacci ha buttato lì l’idea di aggiungere una «I», battezzandolo dunque Partito Democratico Italiano. A tambur battente gli ha risposto il quotidiano della Margherita Europa: quella di aggiungere la «I», secondo il giornale della Margherita, è solo «l’idea di qualche sfaccendato». In effetti, la «I» è superflua. Siamo in Italia: è ovvio che il Partito Democratico sia italiano (se fosse Neozelandese non lo voterebbe nessuno). Del resto, anche «democratico» è un aggettivo pleonastico: la nostra è una Repubblica democratica e nessuno si sognerebbe di fondare un Partito Antidemocratico o, peggio, un Partito Dittatoriale. A voler spaccare il capello, non è indispensabile neanche chiamarlo Partito. Come la parola «stadio» (che si dà per scontata: «Giochiamo all’Olimpico») anche Partito può essere tranquillamente sottinteso. Ma allora, il nome? Con i tempi che corrono, è meglio non dare nell’occhio, evitare una pubblicità che può rivelarsi controproducente. Forse sarà il caso di tenerlo riservato, come il telefono di casa. Al massimo, si avvertono gli amici: «Suonare Interno 8». Sebastiano Messina